domenica 24 marzo 2013

LETTERE DALL’EREMO : Le religioni del libro


LETTERE DALL’EREMO  : Le religioni del libro


La celebre frase di Galilei “La Bibbia insegna come si vada in  cielo e non come vada il cielo” non vale solo per la Fisica, ma per ogni scienza o per qualsiasi teoria che voglia presentarsi tale. Anche  per la storia, che da sempre cerca di avvalersi del metodo scientifico. È chiaro che la storia è prima di tutto la presentazione esatta dei fatti. E tale esattezza è “un dovere dello storico”, sottolineava Edward Carr. Ma se fino ad oggi la storia non è riuscita a stare al passo col metodo scientifico, a maggior ragione non si può pretenderlo dalle opere di  tremila anni fa. E’ quanto cercano di fare due storici e archeologi ebrei che hanno analizzato i testi biblici con i metodi scientifici di oggi. Si tratta di Israel Finkelstein e Neil Asher Silberman, che espongono i risultati delle loro ricerche nel libro “Le tracce di Mosè, la Bibbia tra mito e storia”.
Il giudizio sulla Bibbia come “capolavoro letterario della civiltà mondiale” è il leit-motiv ricorrente,  che sembra collocarsi come ipotesi e verifica di tutta l’indagine.  Prescindendo dal valore teologico che il libro sacro assume nella religione ebraica e cristiana, che innesca il problema dogmatico della “ispirazione”, per gli autori non si tratta di “rivelazione miracolosa”, ma di “prodotto geniale della immaginazione umana”. Si tratterebbe di una “saga epica, nata come risposta alle pressioni, alle difficoltà, alle sfide e alle speranze sperimentate dall’esiguo popolo del regno di Giuda nei decenni prima della sua distruzione e dalla comunità anche più esigua del Tempio di Gerusalemme in epoca post-esilica”.
Israel Finkelstein e Neil Asher Silberman affermano, con prove archeologiche e interpretazioni testuali, che la Torah (i primi cinque libri della Bibbia) risale al 7° secolo avanti Cristo, durante il regno di Giosia. E questa affermazione è di per sé rivoluzionaria, perché presenta le narrazioni  precedenti, da Abramo a Mosé, all’esodo, alla conquista di Canaan, la Terra promessa, fino a Davide e ai suoi discendenti come preistoria o racconti leggendari.E’ vero, tuttavia, che anche la leggenda può avere un valore storiografico, ma resta tale in attesa di  elementi probatori. Molti episodi biblici, dicono gli autori, non sono verità storica, ma finzione letteraria, in modo da offrire un fondamento all’unità del territorio: il regno di Giuda a sud con Gerusalemme centro religioso e politico, in opposizione al regno del nord (Israele, Samaria).
Quindi una storia per fare del re Giosia un mito, dal momento che alla tenera età di otto anni (639 a.C.) era salito sul trono del padre Amon, assassinato a Gerusalemme. Durante il regno di Giosia si rafforzarono quelli che sostenevano l’unicità di Jawé (YHWH), mentre si diffondeva l’alfabetizzazione, per cui scrittura e preghiera diventavano strumenti delle nuove idee religiose, sociali, politiche. Una scoperta nel tempio di Gerusalemme è l’evento straordinario: la scoperta nel 622 a.C. del “libro della legge”, ritenuto la prima forma del Deuteronomio (dal greco “Seconda legge”). Un libro che “usa la frusta ma sa anche parlare al cuore”, si dice nella Bibbia, edita dalla CEI. Ma i due autori ebrei evidenziano e accentuano gli aspetti positivi: monoteismo, festa della Pasqua e dei Tabernacoli, norme di comportamento, leggi morali per il benessere sociale, tutela dell’individuo, diritti umani, dignità della persona, attenzione ai deboli, libertà per gli schiavi dopo 6 anni di servitù, ecc. Purtroppo, alla morte di Giosia, i figli non proseguiranno sulla linea tracciata dal padre. Con l’arrivo nel 587 di Nabucodonosor, Gerusalemme viene assediata e conquistata dai babilonesi. Il Tempio distrutto e innumerevoli ebrei deportati in esilio a Babilonia.
Solo dopo la fine dell’impero babilonese, sconfitto e conquistato dai Persiani, Ciro emana un decreto per la ricostituzione del regno di Giuda e la ricostruzione del tempio a Gerusalemme. Cinquantamila ebrei tornano in patria. Evidentemente non è per simpatia che i Persiani favoriscono il rientro degli ebrei nella loro terra, ma per ragioni politiche. E’ il momento in cui avviene un ulteriore rimaneggiamento del testo biblico, in modo da porre in rilievo il buon rapporto tra ebrei e persiani, come per le comuni origini di Abramo da Ur dei Caldei, antico legame tra la terra di Canaan e la Mesopotamia.  Rapporto che durerà due secoli, fino alla conquista di Alessandro Magno, il macedone, nel 332 a. C.Con la fine dei sistemi monarchici della comunità ebraica e le vicissitudini della diaspora,  la Bibbia diventa l’unico e più forte legame per l’unità degli ebrei. La principale fonte di identità per tutta la comunità. Un libro scritto dagli uomini per gli uomini, che descrive il meglio e il peggio dell’umanità.
In seguito, anche il cristianesimo inserirà i testi sacri cristiani nel canone biblico, unendo Vecchio e Nuovo Testamento, mentre l’Islam creerà un altro libro, il Corano, con caratteristiche diverse, ma ispirandosi ai testi ebraici e cristiani. Nascono così le cosiddette “religioni del libro”.Se la religione è la prima e la più ancestrale forma di elevazione culturale si può ben capire che le religioni più progredite  abbiano fatto ricorso al libro come strumento privilegiato di comunicazione tra il divino e l’umano. Il libro è la parola di Dio.
Senza entrare nella diversità della relazione tra il credente e il libro (ispirazione, rivelazione, esegesi, ecc.) secondo le tre religioni, appare evidente l’importanza che il Libro (Bibbia degli ebrei e dei cristiani e Corano dei musulmani) ha avuto e continua ad avere. Proseguirà il cammino. E sarà un cammino nuovo, anche se sempre difficile. Mario Setta Corriere Peligno  24 Marzo 2013

Eremo Rocca S. Stefano  domenica 24 marzo 2013

mercoledì 20 marzo 2013

VERSI D'ALTRI E ALTRI VERSI : L'Aquila Giornata mondiale della poesia

VERSI D'ALTRI E ALTRI VERSI  : L'Aquila Giornata mondiale della poesia


In occasione della Giornata Mondiale della Poesia, l'Associazione Culturale 'Itinerari Armonici', con il patrocinio della Commissione Nazionale Italiana per l’UNESCO - confermato anche per questa seconda edizione - e con il sostegno e il patrocinio del Comune dell’Aquila – AQ19, presenta lapoesiamanifesta!
L’iniziativa si terrà il 21 marzo 2013 nell’ambito della consueta celebrazione della Giornata Mondiale della Poesia, istituita dall’UNESCO nel 1999.
L’Associazione culturale ‘Itinerari Armonici’, che vanta anni di attività e manifestazioni d’avanguardia legate alla poesia, intende con questa iniziativa far circolare la poesia contemporanea, come voce viva e impegnata, nelle strade, sui mezzi di trasporto pubblico, nelle scuole, in maniera informale. Ogni mezzo di comunicazione “dal basso” - come striscioni con versi poetici, murales, video-installazioni, locandine poetiche e cartelloni presenti sul servizio di trasporto pubblico in collaborazione con l’AMA, performances nelle piazze e letture libere -, verrà utilizzato per permettere alla voce poetica di uscire dai suoi luoghi “canonici” e circolare liberamente tra la gente.
Una giornata intera quella di quest’anno - con 12 ore di eventi sparsi in tutta la città -, dedicata a Edoardo Sanguineti, scomparso nel maggio del 2010, e alla poesia.
Sanguineti, importantissimo innovatore della poesia italiana contemporanea, era legato alla nostra città da profonda amicizia; è stato, infatti, presente in qualità di ospite d’onore al Premio Letterario “Città dell’Aquila” intitolato a Laudomia Bonanni e, con una performance, a “Poetronics”, altra iniziativa dell’Associazione, ormai alla sua XVI edizione.
Ancora una volta saranno presenti i versi, i suoi, attualissimi e ironici nonostante l’ingombrante assenza.
Alle ore 17, inoltre, verrà presentata presso il Palazzetto dei Nobili in Piazza Dei Gesuiti, la silloge Ballate (Edizioni Tracce, Pescara), un libro-omaggio alla città dell’Aquila (a cura di Anna Maria Giancarli e con una nota critica di Niva Lorenzini), che riconferma la capacità culturale della città a quattro anni dal terremoto.
L’Associazione, comunque, rivolge anche quest’anno un appello alla cittadinanza perché partecipi attivamente alla giornata realizzando cartelloni, striscioni e tutto quanto sia loro possibile, con versi poetici liberamente selezionati, da esporre sui balconi delle proprie case, nei luoghi di lavoro e a scuola… per manifestare la poesia insieme a noi.

Nell’ambito della giornata mondiale della Poesia, il 21 marzo,  si terrà dunque , a l’Aquila, l’evento “La Poesia si manifesta”.

L’iniziativa parte dalla riflessione sulla mancanza degli spazi, sulla difficoltà di reperire finanziamenti, sulla impossibilità di comunicare con un pubblico ora disperso nei “progetti C.A.S.E.”, negli alberghi e nei paesi limitrofi; in una parola, sulle troppe “assenze”, ma con la determinazione, comunque, di mettere in luce la città attraverso la poesia.

Tutto ruota, nel territorio, intorno alla dicotomia “presenza-assenza”. Proprio questa antitesi, perciò, vuole diventare il filo conduttore della manifestazione da realizzare in occasione della Giornata mondiale della poesia, che cade il 21 marzo 2012.
Molto è stato fatto negli anni sul versante della poesia, che in città è stata sempre presente ai massimi livelli. In virtù di questa sensibilità delle cittadine e dei cittadini aquilani gli organizzatori hanno voluto lanciare l’idea che, tramite la “presenza” dei cittadini e dei versi, si possa sopperire alle tante mancanze, alle tante “assenze”, affettive, fisiche, morali e propriamente culturali. «La poesia è primariamente voce; e crediamo che riappropriarsi di questa voce, al di là di tutto, dia senso al nostro agire quotidiano stravolto».

Ricco il programma della manifestazione:

mercoledì 21 marzo 2012
in collaborazione con AMA/Cartel:
- affissione locandine poetiche su autobus urbani dell’Aquila;

in collaborazione con il Conservatorio di Musica “A. Casella” dell’Aquila:
- ore 17,30 – presso il Conservatorio di Musica “A. Casella” (Via Francesco Savini) –
Nella musica la poesia si manifesta
o Felix Mendelssohn ( 1805–1842), Quattro Lieder per due voci e pianoforte op.63
Ich wollt’meine Lieb‘ ergösse sich / Abschiedslied der Zugvögel/ Grüss / Herbstlied
Vittoriana de Amicis e Erica Realino, soprani – Alessandro Sette, pianoforte;
o Matyas Seiber (1905–1960), Due Canzoni popolari francesi
Rèveillez-vous / Le rossignol
o Joaquin Rodrigo (190 –1999), Adela
o Mario Castelnuovo Tedesco ( 1895–1968), Due Songs dal Divano of Moses Ibna- Izra
Fate has blocked the way / The garden dons a coat
Alessia Paolini, soprano, Federico Pendenza, chitarra;
o Goffredo Petrassi ( 1904–2003 ), Dialogo angelico
Claudia Vittorini, Matteo Esposito, flauti;
- lettura di testi poetici;
- diffusione di testi poetici alle/ai presenti;

in collaborazione con l’associazione Bibliobus:
- dalle 16,00 alle 18,00 il Bibliobus sarà presente al Progetto C.A.S.E. di Coppito con diffusione di volantini poetici;
- ore 18,00 – presso Bibliocasa, Piazza d’Arti (Via Ficara) – letture collettive ad alta voce di poesie scelte dalle/dai presenti all’incontro;
- diffusione di testi poetici a fruitrici/fruitori della Biblioteca e alle associazioni di Piazza d’Arti;

in collaborazione con Circolo ARCI Querencia e Associazione Insieme Strumentale “Serafino Aquilano”:
- ore 21,15 – presso il circolo ARCI Querencia, Piazza d’Arti – reading di poesie di autori/autrici vari/e con accompagnamento musicale:
Duetto per Violino e Viola di Wolfgang Amadeus Mozart K.V.423
Lucia Ciambotti, violino – Umberto Giancarli, viola;
- diffusione di testi poetici ai/alle soci/e presenti e alle associazioni di Piazza d’Arti;

centro storico dell’Aquila – intera giornata
- volantinaggio testi poetici per le strade del centro;
- affissione striscioni poetici;
- performances varie;
- carovana poetica;

in collaborazione con le scuole medie superiori dell’Aquila
(Liceo Classico, Liceo Linguistico, Liceo di Scienze Sociali, Liceo Scientifico, ITIS,
ITASS, Istituto per Geometri, Istituto per l’Agricoltura, Istituto d’Arte, Istituto Alberghiero)
produzione e affissione striscioni poetici e volantinaggi

in collaborazione con Caffè Polar e Cinema Olimpia drink&store:
- dalle ore 16,00 – presso Cinema Olimpia drink&store (Corso Vittorio Emanuele)
- proiezione video poetici, ascolti, banchetto libri di poesie, performances poetiche;

in collaborazione con “Bar del Corso” e “La Banda”
dalle ore 16,00 alle 21,00 – presso i Quattro Cantoni (centro storico)
Fiori di Rima-vera, installazione di un campo letterario “aperto” nel quale “raccogliere o seminare” poesie, i fiori dell’animo

in collaborazione con “Dedalus” – teatro-laboratorio e le associazioni e le/gli abitanti di Monticchio
a partire dalle ore 21,00 – Piazza della chiesa – Monticchio
Di-versi in strada - “passeggiata tra lembi di poesia” nei luoghi disabitati di Monticchio
- installazione: “lembi di poesia”
- concorso fotografico: “risvegli per luoghi assenti”
- proiezione del Video “Identità perdute” di Gabriele Nardis
e per concludere un brindisi alla Primavera

periferia – intera giornata
- volantinaggio testi poetici presso:
progetti C.A.S.E.;
Facoltà di Lettere e Filosofia e di Ingegneria dell’Università dell’Aquila;
ospedale regionale;
centri commerciali.
E altro ancora in giro per la città… perché la poesia “manifesta!”

Vai al sito: La Poesia si manifesta

Eremo Rocca S.Stefano  mercoledì 20 marzo  2013

il capoluogo | L'Aquila, la città apparente

il capoluogo | L'Aquila, la città apparente

sabato 16 marzo 2013



PORTFOLIO: Maiori ospita giornata mondiale della marionetta
Dal 21 al 24 marzo con spettacoli e laboratori d'arte


SALERNO - Pulcinella e i pupi napoletanì saranno i protagonisti della Giornata Mondiale della Marionetta che in Italia verrà festeggiata a Maiori dal 21 al 24 marzo. In occasione dell'evento l'Union Internationale de la Marionette, la più antica associazione di spettacolo al mondo, diffonderà negli 81 paesi membri un messaggio del maestro Roberto de Simone dedicato alla maschera partenopea e al teatro della «Guarattella». Il manifesto ufficiale della giornata italiana, che si celebra dal 2000 nel primo giorno di Primavera ed approda per la prima volta in Campania, è firmato da Dario Fo, da sempre legato al mondo dei burattini. Tra le iniziative la Mostra antologica sull'Opera dei Pupi napoletana, meno conosciuta rispetto alla siciliana perchè ormai scomparsa, dal titolo «La Crudele Storia» (fino al 30 marzo); il 22 marzo, il Convegno internazionale «Il Teatro di Figura tra Innovazione e Tradizione Rinnovata» con Anne Francoise Cabanis (Francia - Direttrice Festival Mondiale della Marionetta di Charleville Mezieres) e Jacques Trudeau (Unima Canada); una mostra sull'editoria di settore. Video, laboratori e spettacoli, tutti gratuiti, animeranno la cittadina dal 21 al 24 marzo. In cartellone tra gli altri Bruno Leone in «Storie di Pulcinella», la Compagnia toscana Habanera con «Don Chisciotte e la Luna», la Bottega Teatrale (Torino) con «PinocchiO», performance itineranti come «Sea Parade» della Compagnia degli Sbuffi, mentre la Compagnia Marionettistica Popolare Siciliana Caltavaturo presenterà «La storia di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino». Domenica 24 marzo grande kermesse di tutti i burattinai italiani sul Lungomare di Maiori dalle 10 con decine di spettacoli e laboratori che proseguiranno in vari luoghi storici.


Eremo Rocca S.Stefano abato 16 marzo 2013


LETTERE  DALL’EREMO  :  Nel nome una missione"

Forse è la volta buona. Forse oggi, a distanza di mezzo secolo, il rinnovamento all’insegna del Vangelo che papa Giovanni XXIII e il Vaticano II avevano voluto e intrapreso, può finalmente diventare realtà. Forse i cardinali elettori hanno veramente ascoltato lo Spirito Santo, operazione che non contiene nulla di magico, ma è solo la pura disposizione della mente e del cuore a volere sempre e solo il bene, perché quando un uomo dispone la sua mente e il suo cuore nella ricerca del bene lo Spirito della santità agisce in lui, sia egli credente o non credente. E questo io sento che i cardinali elettori hanno fatto, allontanando ogni calcolo politico o diplomatico, ogni ragionamento all’insegna del potere, e scegliendo un uomo di Dio. Si è trattato di una scelta assolutamente inaspettata, il nome di Jorge Mario Bergoglio non figurava quasi mai tra le liste dei principali papabili. Ma si è trattato soprattutto di una scelta completamente innovativa: da ieri abbiamo il primo papa non europeo, il primo papa latino-americano, il primo papa che ha scelto di presentarsi al mondo come “vescovo di Roma” e soprattutto il primo papa che ha scelto di chiamarsi Francesco.

Nell’unione di queste quattro assolute novità, unite alla preghiera che ha da subito caratterizzato la sua prima apparizione da papa, io intravedo quella speranza di rinnovamento all’insegna del Vaticano II che Francesco I può realizzare e di cui la Chiesa ha un immenso bisogno. Né si può tacere il fatto che Bergoglio nel Conclave del 2005 fu il principale antagonista di Ratzinger: i cardinali elettori quindi non solo non hanno scelto un ratzingeriano di ferro come Scola o come Schönborn, ma hanno scelto colui che a Ratzinger contese la maggioranza dei voti in Conclave. Questa scelta contiene un giudizio non del tutto positivo sugli otto anni di pontificato dell’attuale papa emerito. Ma ciò che maggiormente colpisce è il nome che il nuovo pontefice ha scelto per sé. Che cosa significa aver deciso di chiamarsi Francesco? Bergoglio non è un francescano, è un gesuita e se avesse seguito il suo cuore avrebbe dovuto chiamarsi Ignazio, visto che è sant’Ignazio di Loyola il fondatore dei gesuiti. Ma egli ha scelto di chiamarsi Francesco, sottolineando con questo non la sua storia personale (anche se chi lo conosce racconta che vive da sempre in assoluta semplicità, lontano dal lusso che la qualifica di arcivescovo di Buenos Aires gli permetterebbe) ma l’intento animatore del suo programma di governo all’insegna della testimonianza profetica e della radicalità evangelica. Francesco è il santo che più di ogni altro nel secondo millennio cristiano ha rappresentato l’ideale della purezza evangelica, l’ideale di vivere le beatitudini, lontano dalle seduzioni del potere e della gloria. Penso che tutti abbiano in mente l’affresco di Giotto nella Basilica superiore di Assisi che rappresenta il sogno di Innocenzo III: egli vede un uomo vestito con un semplice saio che sorregge una chiesa che sta per cadere,e ovviamente quell’uomo è Francesco il poverello di Dio, di cui a Innocenzo III in sogno viene anticipata la venuta. Ora a nessuno è dato sapere che cosa abbia sognato in queste notti Jorge Mario Bergoglio quando sentiva approssimarsi la scelta dei cardinali elettori su di lui, ma certamente il fatto che egli abbia scelto di chiamarsi Francesco indica nel modo più esplicito la sua chiara percezione della gravità della situazione che la Chiesa cattolica sta vivendo e soprattutto la sua convinzione riguardo alla via per uscirne: la radicalità evangelica, la povertà, la mitezza, la lontananza dal potere, l’amore per ogni uomo e per gli animali, la cura per tutto il creato. Il primo, indispensabile passo che la Chiesa deve compiere è tornare a credere al Vangelo anzitutto nelle sue strutture di comando: l’evangelizzazione, prima di riguardare il mondo, riguarda la gerarchia della Chiesa, in primo luogo la Curia, e dalla scelta effettuata sembra che i cardinali abbiano capito alla perfezione tutto ciò e abbiano individuato chi, tra di loro, era l’uomo giusto per questa svolta all’insegna della mitezza e insieme del rigore. Ieri, sentendo parlare per la prima volta il nuovo papa, mi ha molto colpito il suo rivolgersi ai fedeli e al mondo chiamandosi più di una volta “vescovo di Roma”. Anzi si può dire che ieri sera Bergoglio non si è presentato al mondo, infatti non ha detto una sola parola in spagnolo per la sua terra, non ha detto una sola parola in inglese rivolgendosi alla mondovisione. Si è presentato solo alla sua diocesi, alla città di Roma, e non a caso ha fatto il nome del suo vicario per la città, il cardinal Vallini, volendolo accanto a sé sul balcone. Questo è molto importante. Mostra infatti che le indicazioni del VaticanoII e soprattutto del Nuovo Testamento sono quanto mai chiare a papa Francesco I. Da papa egli vuole anzitutto essere un vescovo, il vescovo di una città, e anzi sa che può essere veramente papa in fedeltà al Vangelo e al Vaticano II solo nella misura in cui non cesserà mai di essere vescovo, cioè una guida concreta a contatto con i problemi reali della gente reale. Bergoglio è un gesuita, è mite e insieme austero, amante della semplicità, della povertà, di una vita all’insegna dell’essenziale, privo di decorazioni barocche e dal linguaggio semplice e asciutto. Assomiglia molto a Carlo Maria Martini, di cui certamente era amico. E forse quei 200 anni con cui Martini nella sua ultima profetica intervista dell’8 agosto scorso segnò la distanza tra la Chiesa e il mondo («la Chiesa è rimasta indietro di 200 anni») con Francesco I sono destinati a essere colmati.  Vito Mancuso, La Repubblica 14 marzo 2013

Eremo Rocca S.Stefano sabato 16 marzo 2013