Nella cornice dell'aula magna, sovrastata da un imponente soffitto
ligneo, del restaurato palazzo Fibbioni, una delle attuali sedi del
Comune dell'Aquila, nell'ambito degli eventi e delle iniziative del
programma della
721esima Perdonanza è stato presentato il primo volume (di cui è stato pubblicato al momento solo il primo tomo) del
Corpus Coelestinianum: "
Il processo di canonizzazione di Celestino V". Il volume è stato curato dagli studiosi
Alessandra Bartolomei Romagnoli e
Alfonso Marini che, presenti all'incontro insieme a
Walter Capezzali e al sindaco
Massimo Cialente, ne hanno illustrato il contenuto e le fasi di ricerca e di realizzazione.
L'iniziativa di ricerca che ha permesso anche quella editoriale è stata
affidata, come ha riferito il sindaco Cialente, che ne ha sottolineato
non solo il prestigio accademico ma anche il valore scientifico, alla
Società Internazionale per lo studio del Medioevo latino (S.i.s.m.e.l.). Ed è proprio il suo presidente, impossibilitato ad essere presente di persona,
Agostino Paravicini Baglioni,
uno dei più autorevoli studiosi di questo periodo storico e in
particolare della figura e dell'opera del pontefice Bonifacio VIII, che
nella premessa al volume, letta quasi interamente dal coordinatore
dell'incontro Walter Capezzali, ne fa la storia, indicando le linee
guida di un progetto che nasce negli anni ottanta del Novecento.
In sostanza in quegli anni, che hanno visto la realizzazione di otto
convegni sulla figura e sull'opera di Celestino V organizzati dal Centro
di studi celestiniani e dalla Associazione culturale degli Argonauti di
Ferentino (i cui atti sono stati curati, anno dopo anno, dallo stesso
Walter Capezzali), si delineò un programma e un progetto di ricerca che
trova oggi un suo primo traguardo. Il primo convegno celestiniano si
tenne a L'Aquila nel 1984 e fu organizzato dal professor
Raoul Manselli (1917-1984) al quale successe, nella direzione scientifica, la sua allieva
Edith Paszstor
(1925-2015) che con i convegni, ai quali aveva chiamato eminenti
studiosi, aveva voluto affermare che lo studio di Celestino doveva
fondarsi, per una visione moderna e agguerrita storiograficamente, sulle
fonti.
Il corpus delle fonti celestiniane, che appunto vengono pienamente
studiate e iniziate a pubblicare in questo primo volume, consistono
nella documentazione scritta (agiografie, cronache, testimonianze
documentarie e cultuali) e iconografica riguardante
Pietro dal Morrone,
Celestino V dal 5 luglio al 13 dicembre 1294, l'unico papa del
medioevo ad essere salito agli onori degli altari in seguito ad un
processo canonizzazione.
Il progetto nato durante la realizzazione dei convegni risultò
complesso per la quantità e la varietà tipologica dei testi in esame ed
ebbe anche una battuta d'arresto per la scomparsa di
Vincenzo Licitra che aveva avviato l'edizione dell'
Opus metricum del Cardinale Jacopo Caetani Stefaneschi. L'idea fu ripresa dopo il terremoto dell'Aquila da
Alessandra Bartolomei Romagnoli,
che lo presentò all'allora presidente della Società internazionale per
lo studio del medioevo Latino. Ed è stata proprio quest'ultima studiosa
che, nel prendere la parola, ha voluto presentare il suo coautore
Alfonso Marini,
professore di storia medievale alla Sapienza, con il quale da
quarant'anni condivide iniziative di studio e ricerca. Marini che ha poi
affermato l'indispensabilità del lavoro della professoressa Bartolomei
Romagnoli per la realizzazione dei testi contenuti nel volume e
soprattutto per le traduzioni dei testi latini.
Ma che cosa contiene il volume "Il processo di canonizzazione di Celestino V"?
Il volume è diviso in due parti. La prima parte, curata e introdotta da
Alfonso Marini. riporta il Processo apostolico di canonizzazione
contenuto nel
manoscritto 1071 custodito a Parigi nella
Bibliotheque de L'Arsenal
che in verità contiene il compendio degli Atti dell'Inquisitio in
partibus del processo di canonizzazione, la bolla di canonizzazione di
Clementi V, entrambi tradotti da Bartolomei Romagnoli, e la traduzione a
cura del Marini delle testimonianze cultuali e della
Bolla di indizione dell'indulgenza di Collemaggio.
La seconda parte, curata da Bartolomei Romagnoli, contiene con una
introduzione e traduzione della stessa curatrice, il Processo-verbale
dell'ultimo Concistoro segreto preparatorio alla canonizzazione e lo
studio del testo coevo del cardinale
Iacopo Caetani Stefaneschi La cerimonia della canonizzazione.
Questo pregevole lavoro dunque mette all'attenzione del lettore due
mondi completamente diversi che nelle pagine del processo di
canonizzazione si contrappongono.
Quello di un
medioevo popolare che dà voce alla gente comune,
specialmente alle donne, che si carica nel racconto dei fatti che
appunto dovrebbero concorrere alla canonizzazione dell'eremita Pietro
(non è stato mai canonizzato il Papa) di fascinazione, magia e altri
elementi della cultura popolare medievale. Frate Pietro dal Morrone è un
uomo della montagna e il suo Morrone è un monte Carmelo dove, arrivando
fino alla vicina Maiella, egli ricerca solitudini aspre, sentieri di
pastori, altezze che lo avvicinano a Dio. La Valle Peligna con la Valle
dell'Orta è vista come una Tebaide dove appunto la tradizione orale
racconta la
leggenda dei cinque fratelli e sorelle Sant' Onofrio,
San Terenziano, Santa Brigida, San Pietro Celestino e San Venanzio che
nei loro eremitaggi vissero una santa vita.
Quello del
potere della Curia romana che nell'occuparsi dei fatti
che riguardano la vita di fra Pietro tende a giuridizzare, se così si
può dire, la santificazione. Con un comportamento, se vogliamo, che
annuncia la modernità. Celestino V è l'ultimo pontefice del 1200, un
imperatore potentissimo che rinuncia al suo smisurato potere. E, si badi
bene, come è stato anche sottolineato dai relatori, "rinuncia", che è
cosa bene diversa dal "rifiuto" contenuto nella famosa versione dantesca
del gesto. Gesto moderno, se vogliamo, visto che lo stesso pontefice a
noi contemporaneo Benedetto XVI si è avvalso per la prima volta dopo
Celestino di questa opportunità.
Due mondi che dunque si incontrano e si scontrano, anche al loro interno
stesso, si vedano i contrasti manifestati dai cardinali della Curia
nell'accettare o respingere le testimonianze, e che comunque
confluiscono in una ricomposizione che la Santa Chiesa, fatta da uomini e
per gli uomini, opera con un moto travolgente: la canonizzazione. In
questo fulgore tra cielo e terra ogni umana debolezza scompare per
ricomparire nella gloria dei cieli.
La presentazione è stata conclusa da un impegno, quello di presentare
al più presto il secondo volume, che conterrà il manoscritto degli atti
del Processo redatto a Sulmona e contenuto nell'Archivio capitolare
della Diocesi.