venerdì 5 novembre 2010

BIBLIOFOLLIA : Un libraio assassino


BIBLIOFOLLIA :Un libraio assassino


Molto conosciuti sono i casi del famoso libraio assassino di Barcellona, Don Vincenzo, perché essi sono stati diffusamente narrati anche in diversi libri italiani e particolarmente dal Lumache nel volume: Nella repubblica del Libro. Per cui io mi ero proposto di non parlarne qui; ma poiché un dotto bibliofilo catalano, il sig. R. Miquel y Planas ,mi ha fatto gentilmente dono di un suo elegantissimo libretto ,La Legenda del llibreter assassì de Barcelona ( Barcelona ,Miquel-Rius , 1928), nel quale dimostra che si tratta soltanto di una leggenda , non mi pare fuor di luogo di dirne due parole. Si parla, come è noto , di un Fra Vincenzo , del convento di Poblet , poi libraio a Barcellona sotto i Portici degli Incanti , bibliomane feroce , confesso autore di molti omicidi commessi per soddisfare la sua passione fra i quali quello di un altro libraio suo rivale . Patzot , che egli uccise per rapirgli un esemplare unico dei Furs de Valencia ,rarissimo libro stampato a Valenza nel 1482 da Lambert Palmart : condannato a morte , l’unico suo rammarico fu di aver saputo che di quel libro esisteva un altro esemplare. Occorre dire che in questa drammatica narrazione non c’è una parola di vero ? Questo Fra Vincenzo non è mai esistito, nessun fatto di questo genere non è mai accaduto né a

Barcellona , né in altra città della Spagna, non è mai stato fatto un simile processo e insomma il racconto è inventato dalla prima parola all’ultima. La più antica fonte della leggenda è una pseudo corrispondenza anonima pubblicata nel numero 23 ottobre 1836 della Gazette des Tribunaux, dove si narra l’atroce caso come accaduto allora : su di essa Gustave Flaubert componeva, con notevoli varianti , soprattutto nei nomi dei personaggi , una novella intitolata Bibliomanie che però fu pubblicata postuma soltanto nel 1910 ; frattanto nel 1843, la naota rivista bibliografica di Lipsia , Serapeum, riproduceva il racconto della Gazette des Tribunaux, diffondendone la conoscenza nel mondo dei bibliofili ; e dopo aver ricordato che anche Julies Janin nel suo volume Le Livre (Paris, 1870),ripeteva il racconto medesimo ,non insisterò nel seguirne le vicende , dopo che esso era ormai molto diffuso e noto ovunque. Ma chi fu l’inventore della leggenda ? Questo è meno sicuro , tuttavia il sig. Miquel y Planas, suppone ,con molte buone ragioni , che la’utore della falsa corrispondenza aalla Gazette des Tribunaux, sia stato Carlo Nordier che conosceva Barcellona per esserci andato nel luglio 1827.

Eremo Via vado di sole, L’Aquila, venerdì 5 novembre 2010



EDITORIALI : Il sud contro il nord

EDITORIALI : il sud contro il nord

L''altra secessione

Possiamo pensare alla politica come a una torta a due strati: c’è uno strato superficiale e uno sottostante. Lo strato superficiale è quello della politica politicienne su cui si concentra l’attenzione dei media: crisi di governo? Elezioni? Governi tecnici? Nuove sorprese sul piano giudiziario? Nuovi gossip? Poi c’è lo strato sottostante che sta in profondità. Mentre lo strato superficiale è o può essere soggetto a repentini cambiamenti, nello strato profondo i cambiamenti, ammesso che avvengano, richiedono tempi lunghissimi. Tra i due livelli ci sono influenze asimmetriche, di differente intensità (è più forte l’influenza dello strato profondo su quello superficiale che il contrario). Appartiene allo strato profondo la divisione Nord/Sud. Ciò che accade in quello superficiale, di volta in volta, può disvelare aspetti diversi di quella storica divisione, e può anche, in certe fasi, esasperarla, ma non l’ha creata e non può eliminarla.

L’esasperazione della frattura Nord/Sud che sperimentiamo da un ventennio ha la sua causa nella fine della Dc e del sistema di scambi mutualmente soddisfacenti (ampiamente finanziato con l’indebitamente pubblico) che la Dc garantiva fra i diversi territori. Quel sistema aveva assicurato per molti anni una certa tranquillità di superficie ma nella pancia del Paese anche allora si celavano umori cattivi. Qualcuno ricorderà «radio bestemmia », un esperimento di Radio Radicale degli anni Ottanta (non c’era ancora all’orizzonte nessuna Lega a minacciare secessioni). Per tre giorni il microfono fu lasciato, senza controllo, in mano agli ascoltatori: si cominciò con risse e insulti fra tifoserie calcistiche e si finì con una grande esplosione di odio viscerale fra terroni e polentoni.

In questi anni siamo stati soprattutto colpiti dal fenomeno più appariscente: il vento del Nord, il leghismo, con il suo secessionismo culturale e, potenzialmente, politico. Non abbiamo prestato abbastanza attenzione al fenomeno opposto e simmetrico, ma più silenzioso, meno visibile: il secessionismo culturale del Sud. La voglia di bruciare il tricolore non appartiene solo ai più esagitati fra i leghisti: anche dal Sud vengono lanciati cerini accesi.

Che altro è se non voglia repressa di bruciare il tricolore la rappresentazione del Risorgimento come uno stupro di gruppo ai danni del Mezzogiorno da parte di un Nord violento e rapace? La leggenda nera sull’Italia unita nasce subito dopo l’unificazione nutrendosi di fatti veri (l’occupazione piemontese, la spietata guerra al brigantaggio, il peggioramento delle condizioni delle campagne, la grande migrazione verso le Americhe) ma letti piattamente, senza spirito critico, senza inserirli in una visione più ampia, nella quale la partita del dare e dell’avere fra le regioni ricche e quelle povere svelerebbe il proprio carattere autentico: quello di un complesso interscambio che ha portato, nel lungo periodo, più vantaggi che svantaggi all’intera comunità nazionale. A causa dell’esasperazione della divisione Nord/Sud degli ultimi vent’anni, l’antica leggenda nera viene ora riproposta con forza dagli appartenenti alle classi colte meridionali.

Si può leggere di tutto: puntigliose rivalutazioni del Regno delle Due Sicilie, invettive contro Cavour e i piemontesi, criminalizzazione del Nord di ieri e di oggi. Da tante lettere che arrivano quando si scrive di questi argomenti si ricava la sensazione che molti meridionali appartenenti alle classi colte siano sinceramente convinti di due cose. La prima è che, se non ci fosse stata la colonizzazione del Nord, il Sud sarebbe ora qualcosa di simile alla Svizzera o all’Olanda. La seconda è che le classi dirigenti del Sud non abbiano responsabilità dei mali in cui il Sud si dibatte. Nella versione meno spudorata, o meno irrealistica, si parla più prudentemente (come fa il presidente della Regione Sicilia, Raffaele Lombardo) di complicità, di patti perversi fra Roma e le classi dirigenti meridionali.

Perché questa forma di secessionismo culturale danneggia il Sud (polemizzando con me, c’è caduto, sia pure da par suo, anche un finissimo osservatore come Ruggero Guarini su Il Foglio del 28 ottobre)? Perché giustifica e perpetua l’irresponsabilità delle classi dirigenti meridionali e garantisce in questo modo l’impossibilità di una svolta. Sembra che ci sia una sorta di «blocco sociale» composto da classi dirigenti che, spesso, hanno assai male amministrato e di classi colte che tengono loro bordone mal consigliando e mal giustificando.

È vero che ci sono anche segnali che vanno in una diversa direzione. C’è il fatto che il Sud (come il Nord) non è un blocco territoriale omogeneo: esiste anche un Sud produttivo e ben governato. Inoltre, anche in politica non tutto è sempre scontato: ad esempio, Gianfranco Micciché, tenendo a battesimo la sua costituenda Forza del Sud, ne ha parlato come di un movimento politico che deve spingere il Mezzogiorno a ritrovare il suo orgoglio, mettere al bando ogni sterile lamentela, impegnarsi per creare sviluppo e benessere. Si tratterà di vedere se alle intenzioni corrisponderanno i fatti e se le resistenze di quella consistente parte del Sud che non ne vuol sapere potranno essere superate.

Il secessionismo culturale del Sud, nonostante il suo successo e la sua diffusione, ha il fiato corto. A differenza di quello del Nord non può tradursi in secessionismo politico: non dispone dei soldi. Può però avere l’effetto di esasperare ulteriormente il secessionismo nordista. Infatti, anche il movimento leghista è a un bivio, spinto dai suoi stessi impulsi in direzioni diverse: la testa (la ragione) gli detta di cercare soluzioni federali; la pancia lo spinge verso la secessione: un esito che, se si realizzasse, abbasserebbe drasticamente il rango internazionale del Nord (per esempio, in Europa) con molte e pesanti ripercussioni negative.

Berlusconi, costruendo l’unico vero partito nazionale in circolazione (forte al Nord come al Sud) ha precariamente, avventurosamente, e provvisoriamente, surrogato il ruolo storico che era stato della Dc, tenendo di fatto insieme il Paese. Quando il suo partito si disferà (probabilmente ciò accadrà quando egli uscirà di scena), Nord e Sud si troveranno l’uno di fronte all’altro senza mediazioni, l’uno contro l’altro. E per l’unità d’Italia sarà l’ora della verità.

Però, forse, è imminente una crisi di governo, forse andremo presto a elezioni. Parlando di Nord e Sud ho divagato? Non mi pare. Perché, crisi o no, elezioni o no, è dallo strato profondo della torta che partono comunque gli impulsi più potenti. Da essi dipenderà, anche a breve, il futuro del Paese.

Eremo Via vado di sole, L'Aquila, venerdì 5 novembre 2010



DIARIO DI UN TERREMOTO . Diario per certi versi poesia e per certi versi prosa. 25-26 e 27 luglio 200910


DIARIO DI UN TERREMOTO . Diario per certi versi poesie e per certi versi prosa . 25-26 e 27 luglio 2009

L’Aquila, 25 Luglio 2009


Io l’adoro perché dice sempre di sì come me

però

che ci vuole a dire sempre di sì

e a dire no che è difficile e a volte

poi non duri

perché a questo punto quello che

conta

è durare. Ma che cazzo significa

allora ripetere continuamente

vorrei passeggiare per Parigi

piuttosto che passeggiare per L’Aquila

e poi per giunta così come l’ha ridotta

il terremoto

ma non ci sente,questa discussione

la facciamo spesso

a quel bar , il bar dello stadio lungo

il viale della Fontana Luminosa

con i tavoli , i giornali e i clienti

sotto gli ombrelloni in questo mese

di luglio per mangiare un gelato

quelli della coppa del nonno

perché per quelli più buoni devi attraversare

tutta l’Aquila e andare a l’Aquilone

e allora seduti a quel tavolo ci domandiamo

non se dura il sindaco o l’amministrazione

provinciale

ma se durerà a vivere così infelici

che certamente saremo di nuovo felici

e tutte queste menate che non ne posso più

ma non c’è altro da fare

tu continua ad essere te stesso io ti adoro

perché dici come me sempre di sì.

L’Aquila, 26 Luglio 2009

E vedo Fede, per Federico, che pensa

sicuramente ad Elizabeth Taylor

quella piccola bambina di Torna a casa Lassie

che sembrava pure antipatica

e chi l’avrebbe mai detto che sarebbe

diventata la più grande attrice del tempo

che Fede ci pensa ancora ,mi parla di L’Aquila,

uno sguardo a L’Aquila stasera L’Aquila

color terra e mattone color della storia

qualcuno progetta un grattacielo più alto

dell’Empire State

forse di stupidità, arroganza e malaffare

qualcun altro vuole solo risistemare

i muri delle Cancelle

e non sai mai a chi dare ragione

e quello che impari di primo mattino

se attraversi Piazza Duomo

tutta transennata è che ho sempre

voluto restare vicino a tutto questo

ma ho perso la pazienza e non ne posso più

mi tocca riordinare le carte, le idee e

mi recito in silenzio le poesie

come quando andavo a lavorare

e al mattino sentivo l’autoradio lungo

viale della croce rossa

che diceva sempre le stesse cose.

Sempre le stesse cose ascolto tra la gente

di questa città

sono sempre stato qui e ora so

tutte queste

che sono poi queste cose ? E sono quelle

cose per esempio rischia

di non prendere un granchio,di non trovare

più nessuno, che beve e basta, che

non ci si può più mettere in gioco in questa

città

perché altri decidono per te e nessuno

ti ascolta

che l’intreccio tra affari e politica è

all’ennesima potenza

che oddio non ne posso più davvero e se

devo continuare meglio

dire eccetera eccetera

ma lo dice pure Giorgio Bocca che lo leggo

sempre sul venerdì e a proposito

quanto a Daniel Rodan che ha vestito

Tina Turner e i Bee Gees

che ha abbandonato i lustrini e riporta

sui vestiti

i graffiti del muro di Berlino perché

non ci mette i ruderi di L’Aquila

che sono belli e belli resteranno

per un sacco, un sacco di tempo

ma basta, basta per oggi

per oggi abbiamo fatto abbastanza

penitenza.

L’Aquila 27 Luglio 2009

Tutti fatti ad immagine di Dio tranne

questa gente che vive nelle tende

loro no

a immagini di camionisti ,idraulici , muratori,

barbieri , lavapavimenti , fruttivendoli

di chi porta il cappello alle trentatrè

ma decisi e fieri al passo

nudi di ogni cosa come sono diventati

perché non gliene frega più di ogni cosa

ma solo di alcune cose

svagati però come un’attrice di

varietà

dietro i loro occhi si vede un secolo

due secoli, un millennio

di fatica, dolore e lotta per la libertà

di povera gente di campagna

di miseri artigiani di città

loro s’aspettano di far parte di questo secolo

ma no

loro appartengono al caro novecento

quando Duke Ellington suonava

nei palazzi in costruzione di New York

Hitler ossessionava l’Europa

e in Italia lui parlava dal balcone

e gli altri non facevano molto

tranne scopare e pensare ai soldi

che li ossessionavano e c’era chi li

faceva e ne faceva tanti ma tanti

tranne gli americani che sono venuti

con la velocità, i chewing gum , le noccioline

appunto americane

e la libertà

ma pure loro ossessionati dai metrò.

Che meraviglia il ventunesimo secolo

sotto le tende a L’Aquila terremotata

secolo ventunesimo

disceso in mezzo al buio di L’Aquila

che precipita

che ha mutato il mezzogiorno

in una notte.

Ventunesimo secolo a L’Aquila !

Tenda n. 2 del complesso "L. Ferrari" di Via Acquasanta , L'Aquila



mercoledì 3 novembre 2010

SETTIMO GIORNO : Zaccheo scendi subito perchè oggi

SETTIMO GIORNO : Zaccheo scendi subito perché oggi

“Zaccheo scendi subito ,perché oggi devo fermarmi a casa tua…”Zaccheo , secondo il racconto di Luca ( 19,1-10) aveva un grande desiderio di vedere Gesù.”Capo dei pubblicani e ricco” ma di statura minuta cercava di farsi largo tra la folla per poter almeno vedere Gesù.Avendo certezza che non gli sarebbe riuscito corse avanti e salì su un sicomoro. Da questa posizione si accingeva “solo” a vedere Gesù quando si sentì chiamare :”Zaccheo scendi subito perché oggi devo fermarmi a casa tua “accheo vuole solo vedere Gesù, non esprime alcun desiderio di rivolgergli la parola Egli si sente chiamato.. ,né comunque di entrare in contatto con lui.All’improvviso però la situazione si capovolge.Cioè è Gesù che fa il primo passo.

Nel racconto di questa chiamata riferita così da Luca l’evangelista usa l’avverbio “oggi”. Nel testo del vangelo di Luca l’avverbio oggi viene usato diciannove volte fino all’ultima pagina di quel racconto quando Gesù dice al buon ladrone “ oggi stesso sarai con me”.Oggi è l’attualizzazione del disegno di salvezza portato da Cristo, è la realizzazione sulla terra fin da ora di quella vita eterna e di quel regno che Giovanni annuncerà con altri termini : quelli dell’amore.

Il vangelo di Luca, come altre volte è stato detto in queste riflessioni, racconta il viaggio di Gesù verso Gerusalemme .Egli che vi è stato soltanto durante la fanciullezza,quando dodicenne si è intrattenuto con i dottori nel tempio ,non vi è più tornato se non per la passione e morte, attraverso dunque un viaggio che attraversa l’intera Palestina e che appunto viene raccontato nel vangelo di luca. Vangelo che è appunto preparazione proprio a quella passione e morte salvifica.

Un viaggio che a Gerico vede l’ultima tappa prima di Gerusalemme. Già conosciamo gerico nella geografia della vita di Gesù perché in quella città è avvenuta la guarigione del cieco e perché quella città rappresenta in questa narrazione una tappa importante .

Zaccheo, per continuare nel racconto di Luca “ scese in fretta e lo accolse con gioia”. Ecco dunque l’unico compito di Zaccheo , che è poi il compito di ciascuno di noi : accogliere con gioia il Signore salvatore e liberatore.

Certo la visita di Zaccheo desta mormorazioni perché egli è un peccatore . ed è proprio nei confronti dei peccatori che si dispiega in tutto e per tutto la salvezza opera di un Dio che ama le sue creature e muove loro incontro. La chiamata di Zaccheo, la visita nella sua casa sono appunto il gesto unilaterale di un padre che si rivolge alla sua creatura in piena libertà.




Anche se in questo brano Luca sembra contraddirsi . Precedentemente ha detto che è più facile che un cammello entri nella cruna di un ago piuttosto che un ricco nel regno dei cieli . Ma con Zaccheo e tutt’altra cosa. Zaccheo uomo ricco ma alla ricerca della verità dimostra come esista una salvezza per tutti ,ricchi e poveri ,che è data gratuitamente e spontaneamente : basta solo saperla accogliere e accogliere “con gioia” .Perchè il Figlio dell’uomo è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto..

Zaccheo salendo sull’albero pensava solo di poter vedere. Ma questo suo salire sembra renderlo estraneo, sembra allontanarlo dalla realtà, un estraniarsi dalla folla, un correre fuori. Ecco perché Gesù gli dice , scendi immediatamente , io ti voglio incontrare nella tua casa; io ti voglio incontrare nella tua realtà ,proprio dentro la tua vita, dentro la pienezza della tua vita , dentro le occupazioni e le preoccupazioni quotidiane .

Là dentro voglio portare il mio amore. Un amore che il brano del libro della Sapienza che viene proclamato nella XXXI domenica del tempo ordinario ci aiuta a comprendere.

Il brano del libro della Sapienza (11,22-12,2) è il brano più bello di tutto il libro perché è l’incontro deel pensiero greco con quello del popolo di Israele non solo nella forma espositiva, diremo letteraria, ma anche nella sostanza degli stessi argomenti esposti.

In questo brano la Sapienza riflette sull’Esodo . Riflette su quell’avvenimento della storia del popolo d’Israele che ne ha segnato la storia in tutti i sensi. La stesura di questo libro della sacra scrittura è antecedente a quello della Genesi . Qunado viene scritta la Genesi il popolo d’Israele ha già fatto l’esperienza dell’esodo , l’esperienza della liberazione per cui il suo Dio è visto prima come liberatore e poi come creatore. Il brano poi letto all’interno dell’intero libro è anche una riflessione su come Dio non abbandoni nulla di tutto ciò che ha creato. Lo ha voluto con un atto d’amore per il solo fatto che creandolo lo ha voluto.. Per il motore immobile della filosofia greca l’amore era addirittura una limitazione : Invece per questo Dio del popolo d’Israele la creazione come atto d’amore spontaneo è il completamento della liberazione .



Riassunto e catechesi

Questo incontro tra Gesù e Zaccheo narrato nel capitolo 19 del Vangelo di Luca, è una stupenda immagine della fede come relazione d’amicizia con Dio. Diventa anche un modello al quale ispirare le nostre relazioni umane, spesso segnate più dai rimproveri e dai giudizi reciproci che dal vero desiderio di risanare le fratture. Gesù è davvero un maestro in questo. E’ un maestro coraggioso che non teme le dicerie della gente e i giudizi dei religiosi del suo tempo. Va a mangiare con i peccatori perché solo così può riportarli a Dio. E Zaccheo dimostra pienamente che il “metodo” di Gesù funziona perché alla fine dona i suoi beni ai poveri e ripara le frodi operate. Lo stile di Gesù diventa un giudizio sullo stile dei suoi contemporanei che non vedevano in Zaccheo un fratello da amare ma solo un bersaglio facile di giudizi e accuse. L’operato di Gesù giudica un po’ il mio modo di fare e mi “costringe” a rivedere non solo il mio rapporto con Dio ma soprattutto il mio rapporto con gli altri. Sono “costretto” a riconoscere che tante volte giudico e separo e non amo veramente chi mi sta attorno ma è diverso da me. Giudicare è più facile, amare come Gesù molto meno facile, ma se il primo alla fin fine non serve a nulla, l’amore davvero risana non solo chi è amato ma anche chi ama, cioè me. Voglio salire anch’io sulla pianta insieme a tanti altri miei fratelli che a volte giudico e tengo lontano. So che lo sguardo del Signore vedrà di più chi è nascosto e lontano che coloro che gli sono vicini e gli fanno onore. Salgo anch’io sul sicomoro che è davvero la pianta dell’amicizia con Gesù e di solidarietà tra noi.


Eremo Via vado di sole , L’Aquila, mercoledì 3 novembre 2010

martedì 2 novembre 2010

LINEA D'OMBRA : Alcol II

LINEA D’OMBRA : Alcol II


Lo studio pubblicato da David Nutt su Lancet riapre il dibattito sulla classificazione degli stupefacenti in Gran Bretagna e sulla necessità di una campagna contro l'alcolismo. Se le droghe fossero classificate per il danno che producono, sostengono Nutt e i suoi colleghi dell'Independent Scientific Committee on Drugs, gli alcolici dovrebbero rientrare nella categoria "A", con l'eroina e il crack. Nella classificazione su una scala di pericolosità da 1 a 100 l'alcol è a quota 72, l'eroina a 55 e il crack a 54. Gli alcolici sono tre volte più dannosi della cocaina (27) e del tabacco (26), si legge sulla rivista scientifica, mentre i danni dell'ecstasy (9) sono appena un ottavo al pari degli steroidi e prima dell'Lsd (7) e dei funghi allucinogeni (5). Nutt è stato licenziato lo scorso anno dall'allora ministro dell'Interno Alan Johnson peraver contestato la posizione del governo contraria a una revisione della classificazione degli stupefacenti. Il Comitato indipendente continua a chiedere che la marijuana resti droga di categoria "C" e che l'ecstasy sia spostata dalla classe "A" sulla base di un giudizio di minor pericolosità rispetto ad altre droghe. «È interessante notare che le due droghe legali in classifica sono in testa alla nostra scala di valutazione: un fatto che indica che le droghe legali provocano almeno altrettanti danni di quelle illegali» ha detto Nutt. Secondo stime dell'Oms i rischi legati all'alcol causano 2,5 milioni di morti all'anno per malattie cardiache o epatiche, incidenti stradali, suicidio e cancro, pari al 3,8 per cento di tutte le morti.

SITUAZIONE IN ITALIA - Nel nostro Paese le morti attribuibili all'alcol sono fra le 21 e le 25mila all'anno, contro alcune centinaia di morti per droga. Lo spiega Emanuele Scafato, direttore dell'Osservatorio nazionale alcol dell'Istituto Superiore di Sanità e presidente della SIA, la Società italiana alcologia. L'analisi di Nutt è condivisa dallo studioso che definisce l'alcol una «droga ponte» verso altre sostanze. I nuovi bevitori a rischio in Italia si differenziano dal resto della popolazione italiana che consuma alcol (56,7% del totale) perché sono giovani, uno su tre ha meno di 24 anni, sono soprattutto maschi e vivono nelle regioni del Nord. A disegnare questo identikit è il rapporto 2009 Passi (Progressi delle Aziende Sanitarie per la Salute in Italia) dell'Istituto Superiore di Sanità. Da 10 anni, spiega Scafato, si è cominciato a parlare di "binge drinking": si assumono sei o più unità alcoliche in un'unica occasione (un'unità è pari a una lattina di birra o a un bicchiere di vino), ma, a suo parere, non si è colto il reale pericolo dell'impatto culturale di un modello del bere che ha portato alla diffusione di questa pratica tra i giovani. Secondo i dati, il 36% dei giovani tra i 18 e i 24 anni è considerato bevitore a rischio, mentre questa percentuale scende al 25% tra i 25 e i 34 anni. L'alcol, secondo l'esperto, «è una "gateway drug", una droga ponte che traghetta attraverso i suoi effetti psicotropi i giovani, prima verso la commistione di superalcolici con energy drink, per risollevarsi nel tono quando cala la prima euforia, e poi alle droghe sintetiche e alla cocaina, per superare la fase di "down" che causano queste sostanze. Pesantissimo anche il bilancio economico: le malattie legate all'alcol (cirrosi del fegato, diabete mellito, malattie neuropsichiatriche, problemi di salute materno-infantile) costano l'1% del Prodotto interno lordo di un Paese a medio e alto reddito. (Fonte: Ansa)

Scrive Elena Meli il 2 novembre su il Corriere della sera a proposito dei danni dell’alcol rispetto a chi soffre di ipertensione

Bere un drink dopo l'altro fino a ubriacarsi, anche se solo sporadicamente, fa male a tutti. Ma il cosiddetto binge drinking a qualcuno può fare ancora più male: è il caso degli ipertesi, che se eccedono con le "abbuffate" di alcolici si ritrovano con un rischio di morte per cause cardiovascolari fino a dodici volte più alto rispetto a chi beve poco e più coscienziosamente.

STUDIO - La dimostrazione arriva da una ricerca pubblicata sulla rivista Stroke e condotta su oltre 6mila persone che nel 1985 avevano più di 55 anni e che sono state quindi seguite per circa 20 anni. I ricercatori del Dipartimento di Medicina Preventiva dell'università di Seoul, in Corea del Sud, hanno verificato che la pressione alta è di per sé un rischio: gli ipertesi con valori superiori a 168/100 mmHg registravano infatti una mortalità per cause cardiovascolari triplicata rispetto a chi non aveva la pressione alta. Ma se all'ipertensione si aggiunge l'abitudine al bere il pericolo schizza alle stelle: gli ipertesi che si scolano sei o più drink in una sola occasione hanno una mortalità quattro volte maggiore, in quelli che bevono dodici o più drink in una singola occasione il rischio di morte per cause cardiovascolari è addirittura dodici volte maggiore rispetto a chi non ha la pressione alta. I dati si riferiscono agli uomini, perché la quantità di donne che rientrava nella categoria del binge drinking è risultata troppo esigua per trarre conclusioni valide: solo l'1 per cento delle donne beve tanto saltuariamente, contro il 18 per cento degli uomini.

ALCOL - I risultati arrivano da una popolazione asiatica, per cui gli stessi autori ammettono che non necessariamente tutto ciò può valere anche per altre etnie. Di certo c'è però che anche l'American Heart Association, ad esempio, raccomanda di bere poco e con moderazione: due drink al giorno per gli uomini, uno per le donne (dove per drink si intende un bicchiere di vino o una lattina di birra). «È una raccomandazione condivisibile - commenta Gianfranco Parati, direttore della Divisione di Cardiologia all’Auxologico di Milano e docente di medicina interna all’università di Milano-Bicocca -. Gli ipertesi devono effettivamente essere cauti con l'alcol: in piccole quantità fa bene, perché esercita un effetto vasodilatatore e ha anche proprietà antiossidanti preziose. Se però si esagera prevalgono gli effetti negativi, soprattutto se si scelgono i superalcolici come spesso accade in caso di binge drinking: grazie a un aumento dell'attività del sistema nervoso simpatico indotto dall'etanolo, la pressione si alza e diventa anche più variabile; l'etanolo, inoltre, modifica il metabolismo, aumenta la resistenza all'insulina e l'infiammazione, rende l'endotelio incapace di dilatarsi a dovere. In un iperteso, dove molti di questi meccanismi di malattia sono già presenti, l'effetto degli eccessi con l'alcol è ancora più dirompente. Sì quindi a un bicchiere di vino ai pasti e no alle esagerazioni, per quanto sporadiche», conclude Parati.


Eremo Via vado di sole, L’Aquila, martedi’ 2 novembre 2010



LINEA D'OMBRA : Alcol

LINEA D’OMBRA : Alcol

“Al primo bicchiere l'uomo beve il vino, al secondo bicchiere il vino beve il vino, al terzo bicchiere il vino beve l'uomo" proverbio orientale


L’eroina ,la cocaina, il crack e la cannabis sono droghe pericolose ma la più pericolosa è l’alcol .E’ il risultato di uno studio compiuto in Gran Bretagna che per arrivare a questa conclusione ha preso in esame il costo sociale medico, e finanziario delle varie sostanze . La ricerca è stata pubblicata su Lancet che da tempo offre contributi nel campo dello studio degli effetti delle droghe. L’autore della ricerca è il prof. David Nutt che nel 2009 era stato consulente del governo inglese nella lotta alla droga. Fu allontanato da quell’incarico perché si era opposto alla decisione di riportare la cannabis ad un elevato livello di pericolosità .

Proprio in riferimento a quella vicenda nel presentare la sua ultima ricerca Nutt ha dichiarato che la legge sulle droghe è antiquata e ha bisogno di essere aggiornata Ossia per Nutt bisogna rimeditare l’intero argomento e riconsiderare completamente il modo di operare nei loro confronti .

Per lo studio ogni sostanza è stata soppesata secondo sedici criteri , nove di carattere individuale – salute mentale, perdita di relazioni, salute fisica, di chi la ingerisce – gli altri sette di tipo sociale : violenza disturbo dell’ordine pubblico, tasso di criminalità .


Per la graduatoria finale che vede l’alcol al primo posto sono state sommate le due categorie. L’alcol risulta più pericoloso non solo per la società , ma anche in assoluto.

“Il nostro studio – ha precisato Nutt – conferma quanto rilevato da studi in Gran Bretagna e in Olanda e rivela che il sistema attuale di classificazione della droga ha scarsi legami con la dannosità reale. La nostra ricerca evidenzia inoltre che una campagna aggressiva contro l’eccesso di alcol sarebbe una componente valida e necessaria della strategia per la sanità pubblica”.

Per quanto riguarda la graduatoria dello studio , su un punteggio massimo di pericolosità di 100 punti l’alcol ne ha realizzati 72, l’eroina 55 e il crack 54.

Dunque l'alcol per David Nutt è la peggiore delle droghe e per la società è più dannoso anche di eroina e cocaina. Da lungo tempo Nutt ha avviato una riflessione sulle sostanze e il loro uso e abuso. Infatti su Il corriere della sera del 26 marzo 2007 Gabriele De Palma riferiva di uno studio pubblicato su Lancet da David J. Nutt che così commentava :”L’attuale concezione delle droghe è mal concepita e arbitraria» (…)«l’esclusione di alcol e tabacco è dal punto di vista scientifico arbitraria». Il tabacco è infatti causa del 40 per cento di tutti i ricoveri ospedalieri – ne è quantomeno una concausa – e all’alcol viene attribuita oltre la metà delle emergenze da pronto soccorso. Inoltre l’alcol ha un alto tasso di pericolosità sociale (2,2 in una scala da 0 a 3) ed è secondo in questa classifica solo all’eroina. Il tabacco invece dà una dipendenza inferiore solo a eroina e cocaina.

Allo studio di Nutt pubblicato di recente da Lancet che mette in evidenza come l’alcol sia al primo posto nella classifica della pericolosità delle droghe rispondono nel nostro paese due opinioni . Quella di Riccardo Gatti della ASL di Milano e il presidenti della Federvini.

Riccardo Gatti afferma che “non dobbiamo dimenticare la storia: i morti per eroina negli anni Settanta e Ottanta, i disastri del crack che fa salire chi lo usa su un auto volante da cui è difficile scendere. Studi come quelli pubblicati su Lancet sono importanti ma non devono condizionare troppo né le azioni politiche di prevenzione né l’opinione pubblica. L’alcol ( consumato oltre i limiti ) ,l’eroina e il crack sono tutte sostanze pericolose . Ma deve essere chiaro che una inalazione di crack non è meglio di un brindisi con lo spumante. E’ vero che l’equazione droga-pericolo è immediata . Quella nei confronti dell’alcol no così come non sono immediati i suoi danni ( nell’immediato perita di controllo e a lungo andare cirrosi, aritmie cardiache ,neuropatie. Quindi le azioni di contrasto devono essere a tutto campo .


Afferma invece Lamberto Vallarino Gancia presidente di Federvini :”E' sbagliato e inaccettabile equiparare il consumo di alcol all'assunzione, soprattutto per gli effetti 'sociali' a cui farebbe riferimento l'indagine". Gancia si dice "sconcertato" dallo studio inglese perché "Al di là di ogni polemica è infatti del tutto fuorviante, e molto pericoloso, assimilare il consumo di bevande alcoliche con l'assunzione di stupefacenti tanto sotto tutti i punti di vista. Inoltre, una tale posizione, che fortunatamente rappresenta una visione molto minoritaria all'interno della comunità scientifica, non tiene in alcun conto la stragrande maggioranza dei consumatori, che consuma bevande alcoliche in modo socialmente corretto, moderato e responsabile, ma solo una piccola minoranza che ne abusa".

La Federazione italiana industriali produttori importatori ed esportatori di vini si schiera quindi con il fronte del"no all'uso di droghe, no all' abuso di alcol. Senza se e senza ma, e soprattutto senza classifiche, più o meno attendibili". Di fatto, ricorda Federvini, la stessa Oms ha adottato recentemente una risoluzione in cui si sottolinea che il problema non è l'alcol in sé, ma il suo abuso, ovvero uso scorretto.


Eremo Via vado di sole, L’Aquila, martedì 2 novembre 2010



STORIE E VOCI DAL SILENZIO : La città dei matti


STORIE E VOCI DAL SILENZIO : La città dei matti


Era il tempo in cui durante l’inverno i lupi arrivavano fino alla Fontana luminosa , per il corso di L’Aquila passeggiavano gli attori del Living Tehatre con le loro famiglie e i matti facevano colazione al bar del Grand Hotel e du Parc.

A quel tempo vivevo ancora a Sulmona e insieme al mio amico Arpino Geresolimo riflettevamo sulle problematiche che la Legge 180 aveva messe all’attenzione del nostro paese.. Lui aveva contatti con i gruppi del territorio che avevano lavorato a quella legge e frequenti incontri con alcuni psichiatri e infermieri. Memorabile però fu l’incontro con Basaglia a Chieti in una affollato dibattito dal quale dovemmo andare via prima della conclusione perché altrimenti avremmo perso l’ultimo treno della Pescara Roma per tornare a Sulmona. Quella volta , già lavoravo come educatore al carcere minorile di L’Aquila pur vivendo a Sulmona ( facevo il pendolare ),Basaglia parlò a lungo dell’apertura del manicomio e di come quella realtà diventava ogni giorno un’altra cosa. Tutto in perfettaconfusione. E alla mia timida obiezione di come aprire per esempio il carcere mi disse che era possibile a patto di saper accettare la confusione, di saper valorizzare le forme di partecipazione della comunità esterna ai programmi interni del carcere specialmente trattandosi di un carcere per minori. Fu un incontro che ho sempre tenuto nella mente per i successivi trenta anni.


Mi sono ricordato di questo episodio ritrovando tra le carte ingiallite dal tempo e dallo scatolone dove ne tengo molte altre a causa del terremoto un ritaglio di un articolo deIl Messaggero del 11 ottobre 1998 nel quale Giancarlo Di Risio con il tutolo “L’Aquila la riforma ha avuto successo. Gli ex pazienti psichiatrici prendono il caffè al Grand Hotel. “ scrive : “ Fanno colazione al bar del Grand Hotel ( a quattro stelle), entrano nei negozi del centro cittadino, si aggirano con disinvoltura per i mercati rionali. Se riesci in qualche modo ad individuarli , è soltanto per l’aria confidenziale e scanzonata con cui ti salutano , come se ti conoscessero da diverso tempo , perché per il restonon riusciresti a distinguerli dagli altri passanti. Sono gli ex ospiti dell’ospedale psichiatrico di Santa Maria di Collemaggio che grazie alla legge Basaglia del 1980, hanno lasciato il manicomio , e ora abitano nelle case famiglia. Sì, si può dire davvero che da allora i matti di strada ne hanno fatta parecchia , in particolare a L’Aquila ,una delle prime città ad applicare con successo la legge Basaglia.

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Oggi le case famiglia fuori dell’ospedale sono otto , gestite direttamente dai malati e aocsto zero per le ASL. L’ospedale ospita ancora 90 pazienti , ma tra poco anche loro si trasferiranno all’esterno in case famiglia. Si può dire che a L’Aquila più che altrove , la legge Basaglia ha funzionato bene. I matti hanno familiarizzato con la città . Si vedono dappertutto : uomini , donne , giovani e meno giovani. Si alzano di buon’ora e la prima tappa è proprio al bar del Grand Hotel nei pressi della Villa Comunale. C’è chi chiede un cappuccino , chi vuole anche un cornetto , chi preferisce una bomba e un latte macchiato, chi si accontenta soltanto di un caffè. E per tutti c’è lo sconto. Pio troiani , il direttore dell’albergo , ha dato direttive precise al personale : porte aperte sempre e a tutti.”

Fin qui il racconto di Giancarlo di Risio di un’ordinaria mattina di follia al bar. Ed è così che3 questo rapporto tra i matti e la città è continuato fino ad oggi con numerose iniziative, con un incontro e un abbraccio veramente sincero. E proprio in tema di iniziative è già alla ottava edizione quella dal titolo “ Cinema e Psichiatria “ voluta fin dall’inizio dall’Istituto Cinematografico Italiana “La lanterna magica” in collaborazione con la Regione ,la Provincia, il Comune di L’Aquila, il Ministero dei beni culturali , la ASL. Quest’anno ha un titolo accattivante “Sorridere, riflettere e voglia di domani” E’ l’edizione del dopo terremoto che non può tenersi nello storico Cinema Massimo ma nell’auditorium “E. Sericchi” del complesso Strinella 88.

Dunque l’ottava edizione si terrà dal 3 al 24 novembre con le seguenti proiezioni :

3 novembre auditorium Sericchi :ore 17 Guardie ladri di Steno e Mario Monicelli (Italia 1951)

5 novembre auditorium Sericchi : ore 10 Pa-ra-da di M. Pontecorvo (Italia 2008)

10 novembre auditorium Sericchi : ore 17 Senza pelle di A. D’Alatri (Italia 1994)

12 novembre Avezzano Castello Orsini ore 10 Pa-ra-da ore 17 Spider di DE. Cronemberg (Canada 2008)

17 novembre auditorium Sericchi ore 17 Il papà di Giovanna di P. Avati (Italia 2008)

19 novembre auditorium Sericchi ore 10 Il bambino con il pigiama a riche di M. Herman (Usa 2008)

24 novembre auditorium Sericci ore 17 Invictus di C. Eastwood (USA 2009)


Le proiezioni saranno introdotte dal critico Per cesare Stagni dell’Istituto Cinematografico dell’Aquila “La lanterna magica e dal dott. Sabatino Paola del Dipartimento di salute mentale di L’Aquila .

Al termine delle proiezioni seguirà commento e dibattito a cura di Anna Mari9a Allegro, Rosaria Caparzo, Carla Cirelloi, Alessandra Cottone, Mirella Del Principe, Noemi Daddezio, Stefano De

Cataldo , Maddalena Diffusine, Rosa Elia, Angelo Gallese ,Maria Gallese , Maria Pia Legge, Valter Marola, Sabatino Papola, Gabriele Rossano Ritrovato, Maria Emilia Rotunno , Salvatore Russo, Vittorio Sconci , Massimo Tardio .


Eremo Via vado di sole, L’Aquila , martedì 2 novembre 2010