giovedì 25 marzo 2010

SILLABARI 9 : ESPERIENZA

SILLABARI 9 : ESPERIENZA


Esperienza come conoscenza e pratica delle cose della vita,del mondo.Conoscenza e pratica di un sapere frutto di prove ed osservazioni rielaborate e ristrutturate attraverso la riflessione o il controllo di un esperimento.
Esperienza e risultato. Risultato che proviene ed è effetto e conseguenza dell’esperienza.Infine esperienza come, apparire, come evidenza.
Scomodiamo ora la matematica per dire a proposito del risultato che appunto “il risultato è il numero o la formula che risolve definitivamente un’operazione”.


Tutto questo discorso e scusate se è poco per enunciare un postulato:
La formula adottata per far fronte alle esigenze della popolazione di L’Aquila in tema di abitazioni ,dopo il sisma, con il Piano Case ,non ha risolto definitivamente il problema quindi non ha risolto definitivamente l’operazione per cui non è un risultato.
Sembra un scherzo ma la realtà è proprio questa. Il Piano Case che sembrava un risultato ( vedi “ Sillabario : numeri “) non lo è. Il Piano Case è o non è un risultato?
Ma perché l’interrogativo direte.
A leggere un articolo del “Centro” di sabato 13 febbraio 2010 a firma di Enrico Nardecchia sembra un ottimo risultato. Afferma l’articolo : “ …l’unico risultato visibile del post-terremoto ,finora sono gli alloggi realizzati nelle 19 aree del Progetto Case ,nuovi quartieri sorti in periferia ma non ancora dotati di tutti i servizi, compresi trasporti e igiene urbana (…) entro il 19 febbraio dovrebbero entrare 18 mila sfollati in 4.500 alloggi. Finora dei 183 edifici quelli completati e consegnati sono 174 dove vivono poco più di 13 mila persone in 4.235 alloggi.

Restano fuori 1300 single e 800 nuclei di due persone.”
Sembra però , ed è aperta la discussione ,che questo innegabile risultato (fuori dagli scherzi dunque o scherzo famigerato della sorte) è nato ed è la conseguenza della volontà di ignorare le esperienze precedenti in tema di ricostruzione realizzate nel Veneto, in Umbria, nelle Marche: Esperienze che in qualche modo fanno testo indicando una sequenza temporale che passa necessariamente per alcune fasi come quella dei container alloggiativi che a L’Aquila è stata tagliata e sostituita con il Piano Case. Perché, a quale costo , con quali risultati?
Il Piano Case ha assorbito risorse che potevano essere subito destinate al recupero delle abitazioni classificate A B e C , quelle del tessuto urbano attorno al centro storico, quelle che in tempi brevi maggio settembre, avrebbero permesso a migliaia di aquilani di rientrare in città. Con la fase container si sarebbe evitata la spesa degli alberghi altra risorsa da destinare alla costruzione di map leggeri ( dal costo di 800 euro al metro quadro contro i 2400 (?) delle costruzioni Piano Case) per ospitare chi aveva la casa classificata E e per gli abitanti del centro storico.
Quel piano dunque ideato dalla politica per lasciare un segno di distinzione ci interroga e sempre ci interrogherà sulle possibili alternative che potevano essere messe in opera . Ci interroga sui costi e soprattutto su una modalità di ricostruzione che ha privilegiato una formula a scapito dei moduli leggeri che erano sicuramente la fase immediata post sisma ma propedeutica a necessaria per il decollo della ricostruzione..Tardano a partire i lavori per gli edifici classificati A B e C . Difficoltà e difficoltà per la ricostruzione degli edifici E per quelli del Centro storico.

Il CENTRO STORICO disabitato a quasi un anno dal sisma ,le strutture alberghiere della costa che ospitano ancora un numero considerevole di aquilani ,i satelliti della città (le new town) che stanno per diventare un ulteriore problema ( viabilità ,servizi, urbanizzazioni, anonimia e tra un po’ manutenzione). Ecco quindi la situazione.
Abbiamo parlato di matematica e di risultati delle operazioni . E se dopo aver letto di intercettazioni e indagini sul malaffare anche nel terremoto di l’Aquila esprimessimo un sospetto :” una bomba è esplosa nella matematica pura” e ha devastato anche la “matematica impura” e i numeri “reali” ossia i numeri della realtà (per favore insegnanti di matematica non mi bacchettate ).
Tanto più che con questi numeri dal Convegno “ L’Aquila muore”,organizzato da Italia Nostra proprio a L’Aquila il 25 febbraio 2010 si è alzato un grido di dolore e di aiuto.

Afferma il vice presidente nazionale Giovanni Lo Savio :”occorre agire attraverso una legge speciale che permetta di partire dalla definizione di un quadro di metodo complessivo, incentrato sulla cooperazione e sul coordinamento tra i soggetti coinvolti.”
Perché? Perché come conferma il segretario generale Antonello Alici il dramma di L’Aquila è sotto gli occhi di tutti ,un patrimonio storico culturale in frantumi . “ Senza una strategia di intervento si sta uccidendo un bene inestimabile. Tutto questo è da irresponsabili…” A lui fa eco l’urbanista Pier Luigi Cervellati:” Se non si interviene subito questa città diventerà una necropoli moderna. E ciò non è solo per il patrimonio artistico ormai morente , ma anche per quelle palazzine nuove edificate dal governo che di sera le luci accese trasformano in loculi.

Questo è il risultato di una ricostruzione impostata come problema esclusivamente edilizio ,accantonando la dimensione territoriale .Prima del terremoto la città contava più di trenta frazioni ,ma la costellazione urbana era tenuta insieme dalla forza centripeta di un centro storico di grande qualità estetica e funzionale che agiva come formidabile contrappeso alla dispersione. Ma non è tutto : la maggioranza degli edifici ,anche molti monumenti sono senza protezione ,destinati ad un degrado irreparabile”. E continua :” In questi mesi la parola d’ordine è stata : dalla tenda alla casa .Abitazioni
nuove per i cittadini ,distribuite in venti insediamenti intorno al capoluogo,edifici semiprefabbricati durevoli,ecosostenibili ,sismicamente isolati. Una scelta che non fatico a definire sbagliata e anche molto onerosa. La conseguenza è lo sconvolgimento dei complessi equilibri di una città e di una comunità condannate alla regressione…”

E ancora tanto per rimanere in tema di numeri ecco quelli dell’aggiornamento della situazione al 16 marzo 2010 divulgati dalla Struttura per la Gestione dell’emergenza.
Dal report risultano 4.746 persone in strutture ricettive, 806 in strutture di permanenza temporanea, 1.038 negli appartamenti privati nel circuito di assistenza, 269 in affitto fondo immobiliare, 1.945 in affitto con contratto concordato con DPC (comune AQ), 27.316 in sistemazione autonoma (comune AQ). 14.657 in alloggi del Progetto C.A.S.E. e 1.609 nei MAP (17 frazioni comune AQ: Arischia, Bagno, Bazzano, Camarda, Cansatessa, Filetto, Monticchio, Pescomaggiore, Pianola, Preturo, Roio Colle, Roio Poggio, S. Rufina, S. Angelo, S. Biagio, S. Giacomo, S. Gregorio). Totale persone assistite 52.386.

Le foto sono di Sara Hay

Eremo di Via Vado di Sole , L’Aquila martedì 9 marzo 2010

SILLABARI 8 : GRAMMATICA,EDILIZIA E CARRIOLE

SILLABARI 8 :GRAMMATICA, EDILIZIA E CARRIOLE



Giovedì 18 marzo le ruspe sono entrate a Piazza Palazzo e hanno cominciato a rimuovere le macerie.Mezzi dei Vigili del fuoco e dell’Esercito hanno avviato la rimozione delle macerie nella zona rossa del centro storico dell’Aquila così come preannunciato dal ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo.
Lo smaltimento delle macerie dell’Aquila è iniziato da Piazza Palazzo e Via Sallustio, sotto la supervisione dei tecnici della Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici d’ Abruzzo e della Soprintendenza BAP. Questo per garantire la funzione di tutela e salvaguardia del patrimonio culturale che è propria del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e per il recupero, quanto più completo possibile, dei resti di interesse storico-artistico degli edifici del centro storico della città.

Il lavoro consiste nello smaltimento selezionato delle macerie in loco con una separazione dei resti lapidei, di stucchi, decorazioni e di materiali erratici dal resto delle macerie.Gli elementi recuperati sono identificati con l’annotazione della provenienza per il successivo e più semplice collocamento negli edifici di provenienza.
Questa modalità d’intervento è stata decisa di concerto e in base a quanto concordato ed indicato nella nota del Commissario Delegato per la Ricostruzione e Presidente della Regione Abruzzo con nota n. 2305/AG del 18 marzo 2010.

I comitati cittadini che hanno dato vita alla protesta delle cariole ancora una volta esprimono perplessità per la complessità dell’operazione e per l’importanza proprio delle macerie.
“Vengono in piazza per liberare non le macerie, ma le carriole. All’Aquila non esiste solo piazza Palazzo: ci sono nel centro altre decine di piazze. Andremo a liberarle tutte, partendo da San Pietro”. Così è intervenuta Giusi Pitari, pro rettore dell’Università dell’Aquila e promotrice della cosiddetta mobilitazione delle ‘carriole’, tra i primi a raggiungere piazza Palazzo per monitorare l’intervento da parte dell’esercito e dei Vigili del Fuoco per la rimozione delle macerie nel centro storico. A seguito del suo intervento e della richiesta di spiegazioni da parte anche dei comitati cittadini tra cui il 3e32 sia il commissario per la ricostruzione Gianni Chiodi, sia il sindaco dell’Aquila Massimo Cialente sono arrivati in centro per discutere della cosa con i cittadini.

“ A loro - ha spiegato Giusi Pitari - abbiamo subito fatto rilevare che nessuno è stato in grado di produrci un’ordinanza documentata per giustificare questa azione e lo stesso sindaco ci ha detto di non essere a conoscenza dell’avvio delle operazione”. Ma le perplessità dei cittadini riguardano non già la rimozione quanto lo smistamento.Infatti “ temiamo - ha spiegato Anna Lucia Bonanni - che spostando le macerie nei siti di stoccaggio senza criterio si rischi di perdere del materiale o delle masserizie private difficili poi da individuare. Per questo abbiamo proposto che le macerie venissero smistate sul posto”.
Rimane alta l’attenzione sul problema delle macerie come la è stata fin dal primo momento stando a quanto scrive Emanuele Medoro : “…il 20 aprile 2009 scrivevo qualcosa sulle macerie della città, di primo impulso, quando ancora sperdimento e dolore per le ferite inferteci dalla natura nel cuore e nel corpo erano laceranti, brucianti: “…ma che fine faranno le macerie della città? Ho visto un camion carico di macerie partire veloce per una destinazione ignota, ho pensato che quella non è roba da discarica, è materiale pregiato da usare per costruire la memoria di chi verrà dopo di noi.(…)Materiale di ieri, una mistura di frammenti di mattoni, calce, sabbia, ferro, cemento, vetri, cristalli, carta, mobili, fotografie, suppellettili, plastica e legno, puzzle di ricordi e vissuto di una città intera che non sarà mai
più la stessa,materiale unico e speciale per segnare la storia di domani. A completamento di questa riflessione di allora, cito un pensiero di oggi di

Vincenzo Vittorini: “… le nostre macerie materiali non sono inanimate perché ogni pietra, ogni pezzo di legno, ogni granello di polvere racconta una storia, una vita ed un futuro spezzato, speranze, sogni…” (…) Propongo un uso delle macerie: costruire con esse un parco/monumento a memoria dell'avvenimento, su cui conservare, incisi nella pietra, i nomi dei deceduti del terremoto del 6 aprile 2009, ore 3.32.” La proposta non era originale, era il risultato di letture, il parco della memoria è già stato fatto altrove, in casi simili, con le macerie dei crolli.(…) A distanza di quasi un anno dal sisma, finalmente si parla di macerie che non sono “monnezza”, da incanalare ciecamente in un impianto di trasformazione, sarà necessario procedere alla loro selezione, trattamento, recupero e smaltimento. Quest’ultima operazione richiede la individuazione di siti specifici. Operazioni complesse dal punto di vista tecnologico data la varietà della natura dei detriti, quante pietre e reperti vanno catalogati e salvati! questo bel lavoro per tanti giovani specializzati in lavori di restauro può essere uno dei motori della ripresa economica della città.(…)La complessità del lavoro ha anche notevoli aspetti umani, diciamo così, visto che la posta in gioco è alta ed attrae appetiti non sempre puliti. Il rischio di infiltrazioni criminali e criminogene è altissimo, mafia, n’drangheta, camorra e simili non stanno certamente a guardare lo spettacolo, vogliono partecipare.

Il recupero di ciò che può essere salvato e lo smaltimento di tutto in siti appositi hanno un’importanza strategica per la ricostruzione, salvare il salvabile del nostro passato e della nostra storia è la premessa indispensabile per la costruzione del futuro, non vogliamo una città che non abbia la sua storia scritta nelle mura, nelle vie e nei vicoli. Si tratta di uno snodo da affrontare, subito, altrimenti la città e la sua economia non rinascono. La visione del futuro della città allargata dalle new towns ha alla sua base il recupero del vecchio centro storico, cioè macerie da smaltire e palazzi da ricostruire. Anche in questo caso, come sempre, il futuro ha radici antiche.”
Grammatica della ricostruzione, cariole e radici antiche ci inducono a riflettere su che cosa è L’Aquila che come dice Donatella Fiorani : "… è il risultato di scelte figurative volute durante il processo di medievalizzazione che ha reso gli edifici estremamente vulnerabili . (Per questo ) allo stato attuale della situazione per la ricostruzione si deve mettere in pratica una ristrutturazione che si focalizzi o su una singola fase sincrona o si rimette in piedi com'era, dov'era o si attua il facciatismo. Il facciatismo rappresenterebbe la distruzione del nostro centro storico, (anche se potrebbe sembrare ) la scelta più oculata e quindi probabile visto che la maggior parte degli edifici sono quasi integri esternamente e distrutti internamente".

In riferimento a questi pericoli e ad altri è interessante ascoltare l’opinine di Sebastian Storz, rappresentante del Forum fur Baukulter, che presenta un parallelo tra la situazione di Dresda, bombardata nel 1945, e de L'Aquila: "Dresda ha ritrovato una sua dimensione e una sua grammatica, ma dietro una scenografia che è solo apparenza ci sono molti problemi, la città è stata persa ed è in continua via di mutamento. Sono nate numerose filosofie su come ritrovare la città prima del bombardamento e la città è stata costruita secondo una precisa idea, ripristinando gli edifici amministrativi e cittadini, ma lasciando abbandonate alle macerie i musei e i monumenti".

Sull'argomento ricostruzione si schiera Storz: "Le architetture tipiche del Nord Italia, come quella comacesca, sono state adottate da ditte edili che offrono queste case non consone all'architettura e agli usi de L'Aquila e non rispettano il ritmo naturale del luogo. Sono dei veri e propri vermi edilizi, hanno tutto un altro linguaggio e modificheranno il territorio e la sua identità. La soluzione adottata per Dresda è stata quella di dare libero mercato alle ditte edili, ma anche di formare i singoli cittadini dalla scuola materna alla specializzazione post laurea, cosicché i singoli possano partecipare rispettando l'essenza del luogo. L'opera di educazione dei cittadini è stata voluta a messa in pratica dall'associazione Musaa".
Abbandonare musei e monumenti sarebbe veramente la morte della città. A questo proposito Luciano Marchetti Vice Commissario delegato per la tutela dei beni culturali afferma:"La prima azione compiuta per la salvaguardia del nostro territorio è stata quella di riaprire nel nucleo industriale di Bazzano l'archivio di stato. La prossima sarà quella di portare, sempre in questa area, la biblioteca Provinciale che stanzierà qui per molti anni. Bisogna salvare il nostro patrimonio facendo un'analisi profonda dei danni da parte di personale competente. Si devono sgomberare tutti i beni d'arte mobile e metterli in sicurezza, sono stati depositate circa 3600 opere d'arte e libri, tutto grazie al lavoro dei vigili del fuoco e dei volontari".

E Ferruccio Ferruzzi, Direttore dell'Archivio di Stato de L'Aquila conferma "La fase di emergenza non è ancora terminata, questa nuova struttura ci ha permesso di avere carta bianca per la dislocazione di tutto quello che serve rispetto ad un edificio antico. Le sedi nuove sono dislocate in periferia e non sono inserite nei rapporti sociali con il centro storico, e proprio per questo l'Archivio e la Biblioteca Provinciale dovranno tornare al centro".
E allora sgomberare Piazza Palazzo sembra essere non un problema di sgombero delle macerie ma di sgombero delle carriole ?

Le foto sono di Daniele Aloisi

Eremo di Via Vado di Sole L’Aquila, mercoledì 18 marzo 2010

martedì 23 marzo 2010

DIARIO DI UN TERREMOTO.Diario per certi versi in prosa e per certi versi in poesia 17 - 18 e 19 giugno 2009

DIARIO DI UN TERREMOTO.Diario per certi versi in prosa e per certi versi in poesia 17 -18. e 19 giugno 2009

L’Aquila, 17 Giugno 2009

Sapevate cantare già prima
del provino del karaoke alle feste nei centri commerciali,
potevate vedere i vostri sogni avverarsi
se guardavate avanti senza farvi distrarre,
avevate sempre appetito anche quando
eravate appena alzati,
eravate alla ricerca di un lavoro decente
con cui pagare le tasse,
eravate ancora vivi alla fine della giornata
dopo che “ chi la voleva bianca chi la
voleva nera “
la vostra terraporomessa erano i film in tivvù
che vi catturavano la mente
e vi facevano stare svegli la notte
sognando ad occhi aperti e poi anche un po’
ad occhi chiusi.
Non lasciatevi fregare.
Questo eravate prima del terremoto
e questo siete dopo il terremoto non “fatevi”
(detto in modo diretto) fregare:
il terremoto non c’entra niente, sentite a me.



L’Aquila 18 Giugno 2009
Errata corrige. E’ la poesia del giorno ma non c’entra niente con il terremoto. Oggi mi va così. D’altra parte se dovessi pensare un titolo per tutte queste poesie lo farei così : “ Terremoto : istruzioni per l’uso” altro che quella schifezza angelica: “ Dopo il terremoto. Una poesia al giorno”.
Ballata dei morti di fame
ovvero
La gente non vive per niente

E’ molto caro, è molto caro
dicevano i nostri padri
lavoravano
lavoravano
lavoravano
sono morti per niente
sognando sognando che i figli
crescessero e lavorassero
(Opera di Gaetano Pallozzi)
e loro potevano smettere di lavorare
sognando sognando vuoti sogni
immaginarie bistecche di vitello con cui
saziarsi
e soldi immaginari
con cui comprare un paio di scarpe.

O morti di fame
davanti alla tivvù ancora più
affamati dopo aver visto i programmi
preferiti,
morirete al verde
morirete veramente pieni di debiti.

E’ lungo il viaggio da qui all’eternità
e senza soldi in tasca
è ancora più lungo;
non ti puoi fermare a comprare una coca cola
né a dormire in un hotel
devi sempre viaggiare verso l’eternità.

E’ duro lavorare sette giorni alla settimana
per questo risultato,
sette giorni alla settimana venire pagati
per cinque
ma tant’è, è duro anche non lavorare
perché non trovi lavoro
su e giù per l’ufficio collocamento
e dopo due panini, un pacchetto di sigarette
e un quarto di vino
alla fine della giornata sei ancora
senza lavoro.

Morti di fame
venite tutti dallo stesso quartiere
della città o venite da più quartieri
con le strade ad esaurimento nervoso
se potessero linciarvi lo farebbero
perché siete ben addestrati
a rappresentare i problemi di questo
paese.

E tu Giò,Giò sei morto sognando
un’auto nuova
alle dodici del pomeriggio mentre
non avevano da scolare la pasta
e tu hai detto tanto non ho fame.

Morti di fame
sapevate che eravate nati per piangere
e nudi come siete nati avete pianto
tutta la vita,
c’è riscatto per voi
avete visto il vostro nome registrato
a fianco di un numero dell’assistenza
welfare in lingua inglese
per un bollino o una social card
sempre in lingua inglese.

(Opera di Gaetano Pallozzi)
Eppure solo voi morti di fame
siete in grado di dubitare dei supermercati
dove spesso è in vendita
merda di prima mano,
mobili di truciolato che si sciolgono
a contatto con l’acqua
offerte di tonno in scatolette che lo apri
è nero e non rosa che si taglia con un
grissino.

Morti di fame siete in grado di dubitare che
ora siete morti
ma morti veramente e non solo di fame
e che i morti non fanno ritorno.
Ci credete voi ?
Angeli e santi del paradiso
quando vedete arrivare dei morti di fame
non spaventatevi pure voi
e permettete loro di ritornare, così stanno
qua con noi
e stanno sempre qua con noi e più
ne muoiono
più ce ne stanno.

L’Aquila, 19 Giugno 2009


Noi diciamo la nostra micia,
la nostra Paola,
i nostri amici, la nostra vita
quando potremo dire di nuovo
la nostra casa,
chi lo sa alzi la mano.

Poeta che porti le tue metafore
nei sacchetti della spesa nel carrello
del supermercato
prestami due parole,
che un canto nella notte mi ritorni
nel cuore
e il giallo sia giallo , il rosso rosso
come i colori dei monti , del mare
della maglietta di Stefania.

Pochi palmi di tempo durerà questa notte
e allo schiudersi dell’alba
la solitudine delle case crollate e
delle tende bagnate di rugiada
sia solo una scheggia conficcata
nel cuore, il nostro cuore
che non ha più pace per il dolore.


Dalla tenda n.2 del Complesso "L. Ferrari" Via Acquasanta , L'Aquila

sabato 20 marzo 2010

AD HOC : 21 Marzo Giornata Mondiale della Poesia

AD HOC: 21 MARZO GIORNATA MONDIALE DELLA POESIA




IL CIELO SOPRA L’AQUILA
-Poesie-


1.
Pensavamo come superare la notte,
quella notte, ora siamo al sicuro
nella musica rinata di questa città
tra polvere di mattoni e fango delle strade
e l’orizzonte a nord e a sud
sempre uguale di questa città
che non riesce a rinascere.
Volevamo lo stesso una città
e il suo cielo
il cielo sopra L’Aquila
L’Aquila dove cercavi i tuoi bambini
tra le tende ,le tende vuote,
i tuoi bambini spero nati per amore
i tuoi bambini che non hai più trovato.
Pensavamo come superare la notte
quella notte e mi ricordavo quando
mi dicevi lasciami dormire
devo finire un sogno
un sogno diventato ora stracolmo di inganni
gli inganni di quella notte
che non abbiamo più dormito.

2.
I muratori di oggi sotto il sole del mezzodì
hanno cappelli di carta
e raccolgono carriole di pietre,mattoni
e terra.
Matematici,iperliberisti, informatici
e premi nobel di economia
si interessano di macerie e ci informano
che è ora di cambiare abiti
basta con quelli trasandati, disprezzati
rattoppati da terremotati mettiamo
i vestiti della festa , i vestititi della festa
mettiamo e sul capo il cappello di carta
il cappello di carta dei muratori
e andiamo a raccogliere la città
carriole di cielo azzurro per la città
carriole di sole per la città
carriole di voci e profumi e danze
e colori per la città ,per la città
dei muratori dal cappello di carta
del mezzodì.

3.
Non imbrogliarmi ti prego :
sei tu che mi chiami
con la voce di un calabrone
con lo scricchiolio d’un armadio
pieno delle tue cose, con la voce
di un spiffero d’una finestra sul vicolo;
non imbrogliarmi con le tue parole
sulla vita e sulla morte
e non incolparmi con il ronzio
d’un calabrone di non riuscire più a cercare
quello che vorrei essere.
Ecco sì per un giorno vorrei essere
cieco e poi muto e sordo
che tanto non vale la pena .
Occorre restare al proprio posto
perché certo ne vale la pena
e non è difficile poi restare al proprio posto
dove resto ad ascoltare le voci
e ad aspettare; posso anche rammendare
i calzini ma sto sempre al mio posto
( che molte volte l’ho fatto) anche
in questo inverno
quando il buio precipita dopo mezzogiorno
e devo accendere la lampadina elettrica
per leggere il giornale
resto qui e posso anche confessarlo
segretamente mi preparo per la partenza.

4.
Sei partita ed era già buio
portavi in bocca il sapore del sole
era marzo e sulla terra nuda
e senza brezza gelava ancora
l’oleandro e il melo nano.
Che bello sarebbe stato vederti ancora
salire le scale e sospirare forte
cercando chissà cosa intorno,
invece fu l’ultimo saluto quel respiro
che portasti con te
e la campagna non era ancora fiorita.
Ora l’ultimo pensiero ogni giorno a sera
tra la stoffa delle ombre e delle cose
nella stanza è riascoltare il tuo respiro
affannoso e l’inutile attesa sulle scale
l’attesa del tuo ritorno.
Sola ti aspetta la rosa affacciata
sulla sponda del balcone
anche lei in attesa
tra le albe e i tramonti spesi
come preziose monete
per asciugare il cuore .
anche il suo cuore,dalla tristezza.

5.
Che festa dei gatti al mattino
al sole del mattino di marzo
che festa.
Poi nel cielo brulicante di stelle
la sera porta la notte
una notte chiara e silenziosa
che annuncia poi un altro giorno
come fiore in boccio con la rugiada
di un fiore.
Stanotte dormono i gatti di Eleonora
dormono i miei gatti rossi che Paola
tiene a pensione per me e per se
i loro volti leggeri come foto
insoliti e familiari allo stesso tempo
io non so fare altro che sognare
stanotte prima dell’annuncio
di un altro giorno ancora.

6.
Strada ferrata e verdi cimiteri
lungo il fiume e tra i monti
compagni di strada uccelli
non ancora emigrati ,
tra la morte e l’ironia
della vita di questa gente , che le pietre
raccontano, da un giorno all’altro
sparita dopo un abbozzo di esistenza.
Questa è la terra carezzata dal sole
e dal gelo e dal vento
nelle mille stagioni passate e da venire
e parlare ad alta voce tra le strade
di questo paese
è ora come un colpo di fucile sparato
tra le battute dello spartito
della quarta sinfonia di Beethoven.

Le fotografie sono di Daniele Balducci " Il cielo sopra L'Aquila"

Eremo di Via Vado di Sole, L’Aquila sabato 20 marzo 2010.

giovedì 18 marzo 2010

SILLABARI 8 : GRAMMATICA EDILIZIA E CARRIOLE

GRAMMATICA EDILIZIA E CARRIOLE

Giovedì 18 marzo le ruspe sono entrate a Piazza Palazzo e hanno cominciato a rimuovere le macerie.Mezzi dei Vigili del fuoco e dell’Esercito hanno avviato la rimozione delle macerie nella zona rossa del centro storico dell’Aquila così come preannunciato dal ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo.
Lo smaltimento delle macerie dell’Aquila è iniziato da Piazza Palazzo e Via Sallustio, sotto la supervisione dei tecnici della Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici d’ Abruzzo e della Soprintendenza BAP. Questo per garantire la funzione di tutela e salvaguardia del patrimonio culturale che è propria del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e per il recupero, quanto più completo possibile, dei resti di interesse storico-artistico degli edifici del centro storico della città.

Il lavoro consiste nello smaltimento selezionato delle macerie in loco con una separazione dei resti lapidei, di stucchi, decorazioni e di materiali erratici dal resto delle macerie.Gli elementi recuperati sono identificati con l’annotazione della provenienza per il successivo e più semplice collocamento negli edifici di provenienza.
Questa modalità d’intervento è stata decisa di concerto e in base a quanto concordato ed indicato nella nota del Commissraio Delegato per la Ricostruzione e Presidente della Regione Abruzzo con nota n. 2305/AG del 18 marzo 2010.
I comitati cittadini che hanno dato vita alla protesta delle carriole ancora una volta esprimono perplessità per la complessità dell’operazione e per l’importanza proprio delle macerie.

“Vengono in piazza per liberare non le macerie, ma le carriole. All’Aquila non esiste solo piazza Palazzo: ci sono nel centro altre decine di piazze. Andremo a liberarle tutte, partendo da San Pietro”. Così è intervenuta Giusi Pitari, pro rettore dell’Università dell’Aquila e promotrice della cosiddetta mobilitazione delle ‘carriole’, tra i primi a raggiungere piazza Palazzo per monitorare l’intervento da parte dell’esercito e dei Vigili del Fuoco per la rimozione delle macerie nel centro storico. A seguito del suo intervento e della richiesta di spiegazioni da parte anche dei comitati cittadini tra cui il 3e32 sia il commissario per la ricostruzione Gianni Chiodi, sia il sindaco dell’Aquila Massimo Cialente sono arrivati in centro per discutere della cosa con i cittadini.
“A loro - ha spiegato Giusi Pitari - abbiamo subito fatto rilevare che nessuno è stato in grado di produrci un’ordinanza documentata per giustificare questa azione e lo stesso sindaco ci ha detto di non essere a conoscenza dell’avvio delle operazione”. Ma le perplessità dei cittadini riguardano non già la rimozione quanto lo smistamento.Infatti “ temiamo - ha spiegato Anna Lucia Bonanni - che spostando le macerie nei siti di stoccaggio senza criterio si rischi di perdere del materiale o delle masserizie private difficili poi da individuare. Per questo abbiamo proposto che le macerie venissero smistate sul posto”.

Rimane alta l’attenzione sul problema delle macerie come la è stata fin dal primo momento stando a quanto scrive Emanuele Medoro : “…il 20 aprile 2009 scrivevo qualcosa sulle macerie della città, di primo impulso, quando ancora sperdimento e dolore per le ferite inferteci dalla natura nel cuore e nel corpo erano laceranti, brucianti: “…ma che fine faranno le macerie della città? Ho visto un camion carico di macerie partire veloce per una destinazione ignota, ho pensato che quella non è roba da discarica, è materiale pregiato da usare per costruire la memoria di chi verrà dopo di noi.(…)Materiale di ieri, una mistura di frammenti di mattoni, calce, sabbia, ferro, cemento, vetri, cristalli, carta, mobili, fotografie, suppellettili, plastica e legno, puzzle di ricordi e vissuto di una città intera che non sarà mai più la stessa, materiale unico e speciale per segnare la storia di domani. A completamento di questa riflessione di allora, cito un pensiero di oggi di Vincenzo Vittorini: “… le nostre macerie materiali non sono inanimate perché ogni pietra, ogni pezzo di legno, ogni granello di polvere racconta una storia, una vita ed un futuro spezzato, speranze, sogni…” (…) Propongo un uso delle macerie: costruire con esse un
parco/monumento a memoria dell'avvenimento, su cui conservare, incisi nella pietra, i nomi dei deceduti del terremoto del 6 aprile 2009, ore 3.32.” La proposta non era originale, era il risultato di letture, il parco della memoria è già stato fatto altrove, in casi simili, con le macerie dei crolli.(…) A distanza di quasi un anno dal sisma, finalmente si parla di macerie che non sono “monnezza”, da incanalare ciecamente in un impianto di trasformazione, sarà necessario procedere alla loro selezione, trattamento, recupero e smaltimento. Quest’ultima operazione richiede la individuazione di siti specifici. Operazioni complesse dal punto di vista tecnologico data la varietà della natura dei detriti, quante pietre e reperti vanno catalogati e salvati! questo bel lavoro per tanti giovani specializzati in lavori di restauro può essere uno dei motori della ripresa economica della città.(…)La complessità del lavoro ha anche notevoli aspetti umani, diciamo così, visto che la posta in gioco è alta ed attrae appetiti non sempre puliti. Il rischio di infiltrazioni criminali e criminogene è altissimo, mafia, n’drangheta, camorra e simili non stanno certamente a guardare lo spettacolo, vogliono partecipare.

Il recupero di ciò che può essere salvato e lo smaltimento di tutto in siti appositi hanno un’importanza strategica per la ricostruzione, salvare il salvabile del nostro passato e della nostra storia è la premessa indispensabile per la costruzione del futuro, non vogliamo una città che non abbia la sua storia scritta nelle mura, nelle vie e nei vicoli. Si tratta di uno snodo da affrontare, subito, altrimenti la città e la sua economia non rinascono. La visione del futuro della città allargata dalle new towns ha alla sua base il recupero del vecchio centro storico, cioè macerie da smaltire e palazzi da ricostruire. Anche in questo caso, come sempre, il futuro ha radici antiche.”
Grammatica della ricostruzione, carriole e radici antiche ci inducono a riflettere su che cosa è L’Aquila che come dice Donatella Fiorani : "… è il risultato di scelte figurative volute durante il processo di medievalizzazione che ha reso gli edifici estremamente vulnerabili . (Per questo ) allo stato attuale della situazione per la ricostruzione si deve mettere in pratica una ristrutturazione che si focalizzi o su una singola fase sincrona o si rimette in piedi com'era, dov'era o si attua il facciatismo. Il facciatismo rappresenterebbe la distruzione del nostro centro storico, (anche se potrebbe sembrare ) la scelta più oculata e quindi probabile visto che la maggior parte degli edifici sono quasi integri esternamente e distrutti internamente".

In riferimento a questi pericoli e ad altri è interessante ascoltare l’opinine di Sebastian Storz, rappresentante del Forum fur Baukulter, che presenta un parallelo tra la situazione di Dresda, bombardata nel 1945, e de L'Aquila: "Dresda ha ritrovato una sua dimensione e una sua grammatica, ma dietro una scenografia che è solo apparenza ci sono molti problemi, la città è stata persa ed è in continua via di mutamento. Sono nate numerose filosofie su come ritrovare la città prima del bombardamento e la città è stata costruita secondo una precisa idea, ripristinando gli edifici amministrativi e cittadini, ma lasciando abbandonate alle macerie i musei e i monumenti".

Sull'argomento ricostruzione si schiera Storz: "Le architetture tipiche del Nord Italia, come quella comacesca, sono state adottate da ditte edili che offrono queste case non consone all'architettura e agli usi de L'Aquila e non rispettano il ritmo naturale del luogo. Sono dei veri e propri vermi edilizi, hanno tutto un altro linguaggio e modificheranno il territorio e la sua identità. La soluzione adottata per Dresda è stata quella di dare libero mercato alle ditte edili, ma anche di formare i singoli cittadini dalla scuola materna alla specializzazione post laurea, cosicché i singoli possano partecipare rispettando l'essenza del luogo. L'opera di educazione dei cittadini è stata voluta a messa in pratica dall'associazione Musaa".

Abbandonare musei e monumenti sarebbe veramente la morte della città. A questo proposito Luciano Marchetti Vice Commissario delegato per la tutela dei beni culturali afferma:"La prima azione compiuta per la salvaguardia del nostro territorio è stata quella di riaprire nel nucleo industriale di Bazzano l'archivio di stato. La prossima sarà quella di portare, sempre in questa area, la biblioteca Provinciale che stanzierà qui per molti anni. Bisogna salvare il nostro patrimonio facendo un'analisi profonda dei danni da parte di personale competente. Si devono sgomberare tutti i beni d'arte mobile e metterli in sicurezza, sono stati depositate circa 3600 opere d'arte e libri, tutto grazie al lavoro dei vigili del fuoco e dei volontari".

E Ferruccio Ferruzzi, Direttore dell'Archivio di Stato de L'Aquila conferma "La fase di emergenza non è ancora terminata, questa nuova struttura ci ha permesso di avere carta bianca per la dislocazione di tutto quello che serve rispetto ad un edificio antico. Le sedi nuove sono dislocate in periferia e non sono inserite nei rapporti sociali con il centro storico, e proprio per questo l'Archivio e la Biblioteca Provinciale dovranno tornare al centro".
E allora sgomberare Piazza Palazzo sembra essere non un problema di sgombero delle macerie ma di sgombero delle carriole ?


Eremo di Via Vado di Sole L’Aquila, mercoledì 18 marzo 2010

lunedì 15 marzo 2010

DIARIO DI UN TERREMOTO. Diario per certi versi in prosa e per certi versi in poesia 13 14 15 e 16 giugno 2009

L’Aquila, 13 Giugno 2009

“Buona la prima” gridarono,
gridarono dall’elicottero
alla folla delle comparse dei terremotati
e loro esultarono ma con modeste
acclamazioni.
Meno male che non c’erano repliche
così con poca fatica si portava la croce
in santa pace.
ti immagini arrivare al “ ciak si gira
duemilacentoventinove”?
Il regista dall’elicottero con il megafono
sulla bocca
aveva la voce come quella di un altro film
ma un film vero vero
non la schifezza di quello sul terremoto
(magari pagato pure con i fondi statali
sul cinema)
quella voce che annunciava la fine del mondo
alle sei di pomeriggio.
Ve lo ricordate quel film ? Era forse degli anni sessanta.
E allora non è stato la fine del mondo ?
Ma si. Facciamoci capaci. Il mondo gira
Sempre allo stesso modo
ed è sempre lo stesso prima e dopo il terremoto.
Noi però la comparsa l’abbiamo fatta. E può bastare.
Dobbiamo lasciare la città
quando quello che vedi è quello che vedi
e quello che non vedi è quello che non vedi,
quando l’immaginazione è stata classificata effe
ed è un bagaglio eccedente la ricostruzione.
Caro regista dell’elicottero, se sei capace, pane al pane
e vino al vino ( senza ubriacature)
una cornice per quadri è una cornice per quadri
una lavatrice è una lavatrice
i biglietti da cinquecento euro sono da cinquecento
euro per la ricostruzione
e non decreti e ordinanze allineate sugli scaffali
la realtà e la realtà , le chiacchiere , le chiacchiere
“ anche se per queste un poeta è diventato poeta
agli occhi di tutti, tranne che ai suoi”.



L’Aquila ,14 Giugno 2009

Risplendono le stelle
che di sera hanno tutte lo stesso nome.
Non riesco a imparare il planetario.
Attese per un giorno intero
compaiono nel silenzio dopo
i richiami degli uccelli, la danza
delle ombre
dell’ultimo sole della giornata.

Hanno un seno inclinato a nord
e sembrano scendere a precipizio
sulla terra.
Così tra l’erba sbiancata
dalla luce della luna
i musi gentili dei cani cercano
gli odori della notte senza corpo,
la notte che è stanotte uno squarcio
immenso senza tempo.



L’Aquila 15 Giugno 2009

Il poeta ha scritto: “…la mela
è morta.”
E’ morta si, spaccata in quattro, sbucciata
e grattata da Stefania. E’ una poltiglia
bianca succosa e strana.
Ma c’era bisogno di uccidere una mela
per capire come vanno le cose al mondo
quali sono i destini
mio caro poeta ?
Anche i ceci annegano nella ciotola eppure
nessuno si scandalizza.


E’ certo sì che se la vita trova parti
di sé conficcate nella luce che
raggiunge la finestra
al mattino, pure la vita ritorna
a splendere. E’ la vita quello che conta.
Prendete allora me,
non mi piacciono i bucatini e manco a dirlo
le linguine
eppure sono arrivato alla mia età
tranquillo
che a conti fatti si può fare a meno di bucatini
e linguine
e scusate l’orgoglio della parafrasi immeritata
come disse un vero poeta
“confesso di aver vissuto”



L’Aquila, 16 Giugno 2009


L’elenco telefonico della distruzione
le schede dei sopralluoghi per
l’agibilità delle abitazioni
i giornali sbagliano l’ortografia
i cronisti la pronuncia
delle strade
così apprendiamo il significato
dei loro nomi
la morte in quelle strade
ha rubato anche l’ultima
ricevuta della lavanderia.


Dalla tenda n. 2 del complesso "L. Ferrari" Via Acquasanta, L'Aquila

domenica 14 marzo 2010

SILLABARI 7 STALKING

SILLABARI 7 : STALKING

Il 9 marzo 2010 ho partecipato a Roma, nella sede dell’Istituto Centrale di formazione del personale del Dipartimento della Giustizia minorile ad un seminario sul tema: “ Adolescenti violenti in una società alla ricerca di sicurezza.”
Il seminario si sincentrava anche sull’0esperienza e sulle teorie del criminologo americano Lonnie Athens ,docente presso la Seton Hall University di South Orange nel New Jersey.
Il professor Athens è rimasto un’intera giornata con il gruppo e si è avuto modo , malgrado problemi di traduzione del suo stretto “americano”, di poter scambiare alcune idee anche con gesti ( a volte i gesti rendono come le parole).Tra gli argomenti appunto quello della violenza,del perché dei comportamenti violenti, della possibile origine e spiegazione.
Forse , da quello che ho capito,non ci sono spiegazioni persuasive a senso unico e molte delle teorie della criminologia su questo tema si equivalgono dando preminaneza di volta in volta a fattori biologici, sociologici , sub culturali e a volte a tutti questi fattori combinati tra di loro. Da qui Athens sviluppa una sua teoria sulla quale mi riprometto di ritornare in una prossima riflessione.
Ho preso lo spunto dall’incontro con Athens per introdurre e ospitare nei “Sillabari” di questo blog un artcicolo del mio amico Pieremidio Bianchi, funzionario della Polizia di Stato con il quale ho lavorato nel gruppo operativo dell’Osservatorio regionale sul bullismo , sul fenomeno dello Stalking. Appunto un comportamento violento che trasforma l’attenzione in persecuzione e quindi diventa reato punibile.
L’Articolo è stato anche pubblicato su Città Magazin,periodico di informazione e servizi di L’Aquila nel numero del mese di febbraio 2010.

STALKING Quando l’amore o l’odio
fanno perdere la testa

di Pieremidio Bianchi


La legge 23 Aprile 2009 n. 38, cosiddetta legge anti-stupri, disciplina le misure di contrasto alla violenza sessuale modificando alcuni articoli di legge del codice penale, di procedura penale e dell'ordinamento penitenziario,nonché introduce norme sugli atti
persecutori meglio noti come"stalking".
La radice etimologica del termine inglese, adattata al fenomeno in
esame, è da ricercarsi nel gergo della caccia e significa "inseguire furtivamente…fare la posta".
Per meglio comprendere le dinamiche dello stalking, la cui sindrome si canalizza nelle varie patologie della comunicazione e della relazione umana, definiamo brevemente, gli attori e i loro ruoli:
1. stalker, o soggetto attivo, è colui che pone in essere azioni e condotte persecutorie e vessatorie. Gli studi psico-sociologici nell'analizzare i casi trattati dalla giurisprudenza hanno tracciato 5 modelli di stalker a seconda dei criteri comportamentali,spaziali e temporali. Sinteticamente essi sono:



a) il risentito, è colui che ritiene di aver subito un torto dalla sua futura vittima e su di lei concretizza condotte lesive sull'immagine, sui beni e, disovente, sulla persona stessa. Insomma, sviluppa una "scarsa analisi della realtà basata su sentimenti di rancore e odio che tendono a giustificare i propri atti".
b) il bisognoso d'affetto è quello che desidera attenzioni superiori al normale,che fraintende il rispetto, la cortesia e la considerazione della controparte e cerca, senza basi di fatto, un legame che non potrà mai costruirsi(o affermarsi).
c) il corteggiatore incompetente, è l'individuo scarsamente idoneo nella gestione dei contatti umani e non sa dosare l'atto del corteggiamento, abusando e infastidendo l'altro.
d) il respinto, è la persona che tenta di ripristinare un ex rapporto affettivo relazionale ormai logoro con l'altro che, per molteplici ragioni rifiuta


e) il predatore, il più pericoloso a volte anche per problemi psichici, è lo stalker che ambisce solo il traguardo dei rapporti sessuali e si diverte nell'inseguire e cacciare la vittima.
2. vittima, (ex partner-coniuge, collega,estraneo, maschio o femmina) è colui che, a seguito di tale processo dinamico, subisce un turbamento eun'inquietudine che lo impregnano di ansia e paura. La vittima viene anticipata nelle sue abitudini, controllata,inseguita e monitorata subendo un'intrusione fisica che nel tempo penetra e viola la sfera psicologica, modificandogl ilo spazio e la libertà emotivo-relazionale;
3. relazione coartata che racchiude un ventaglio di comportamenti attivati e subiti dalle parti tali da alterare il comune senso della quotidianità. Il fenomeno, indicato come sindrome del molestatore assillante, trova la sua risposta giuridica nell'introdotto art.612 bis del codice penale. Esso punisce "chiunque, con condotte reiterate,minaccia o molesta taluno in modo da cagionare un perdurante e grave stato di ansia o di paura ovvero da ingenerare un fondato timore per l'incolumità propria o di un prossimo congiunto o di persona al medesimo legata da relazione affettiva ovvero da costringere lo stesso ad alterare le proprie abitudini di vita. La pena è
aumentata se il fatto è commesso dal coniuge legalmente separato o divorziato o da persona che sia stata legata da relazione affettiva alla persona offesa… oppure se commesso a danno di un minore, di una donna in stato di gravidanza o di una persona con disabilità… ovvero con armi o da persona travisata. Il delitto è punito a querela della persona offesa. Ma, proprio per la delicatezza delle sfere personaliche si vanno a comprimere, il termine per la proposizione della querelaè di sei mesi, in deroga ai canonici tre previsti dalla legge.

La normativa in esame, nell'art.8 delle disposizioni in materia di atti
persecutori, contempla “l'ammonimento"ei confronti dell'autore delle condotte moleste ed asfissianti. "Fino a quando non è proposta querela per il reato di cui all'articolo 612-bis del codice penale, … la persona offesa può esporre i fatti all'autorità di pubblica sicurezza avanzando richiesta al Questore di ammonimento nei confronti dell'autore della condotta. La richiesta è trasmessa senza ritardo al questore. Il questore, assunte s e necessario informazioni dagli organi investigativi e sentite le persone informate dei fatti, ove ritenga fondata l'istanza, ammonisce oralmente il soggetto nei cui confronti è stato richiesto il provvedimento, invitandolo a tenere una condotta conforme alla legge e redigendo processo verbale

Copia del processo verbale è rilasciata al richiedente l'ammonimento
e al soggetto ammonito. Il questore valuta l'eventuale adozione di provvedimenti in materia di armi e munizioni. La pena per il delitto dicui all'articolo 612-bis del codice penale è aumentata se il fatto è commesso da soggetto già ammonito… Si procede d'ufficio per il delitto previsto dall'articolo 612-bis del codice penale quando il fatto è commesso da soggetto ammonito ai sensi del presente articolo."
In relazione alla gravita dei fatti, il giudice può applicare il divieto di
avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa dandone comunicazione all'Autorità di Pubblica Sicurezza per gli adempimenti del caso con costanti controlli e verifiche comportamentali dello stalker.

La normativa contiene un carattere anche di supporto sociale, laddove le"misure a sostegno delle vittime del reato di atti persecutori" obbligano le istituzioni a fornire tutte le informazioni relative ai Centri Antiviolenza presenti nella zona di residenza della parte lesa. A coronamento, presso il Dipartimento delle Pari
Opportunità,è stato istituito il Numero Verde Nazionale 1522 attivo ventiquattro ore su ventiquattro, che fornirà un servizio di prima assistenza psicologica a favore delle vittime degli atti persecutori.
Per quanto attiene l'attività della Polizia di Stato, ogni operatore specializzatoal contrasto del fenomeno in trattazione, lavorerà nel rispetto del formulario "S.I.L.VI.A. StalkingInventory Listper Vittime e Autori". Esso è uno strumento di base in grado di contribuire alla comprensione delle dinamiche che afferiscono la vittimadi continue molestie, … raccogliere con sistematicità i casi e, quindi,poter elaborare strategie efficaci di contrasto.

In attuazione del succitato art. 8 il Questore della Provincia di L'Aquila,Filippo Piritore, coadiuvato dagli addetti ai lavori della DivisioneAnticrimine, ha trattato otto richieste di ammonimento di cui cinque irrogate una delle quali, per esempio, nei confronti di una donna che, a più riprese, ha vessato un professionista determinandogli uno stato di turbamento che, nell'oggettivo riscontr investigativo, ha legittimato l'emissionedel citato e atipico avviso orale.
Sarà, inoltre, significativo conoscere nel tempo, le linee interpretative della Suprema Corte di Cassazione e leconseguenti chiavi di lettura della giurisprudenza per meglio comprenderee definire la portata e le casistiche del fenomeno.
Infatti, già si sono sollevati i primi quesiti circa gli elementi che caratterizzano il reato di stalking rispetto a quelli di minacce, molestie, maltrattamenti in famiglia e al preoccupante fenomeno, non ancora disciplinato normativamente, del mobbing.
Il filosofo tedesco Arthur Schopenhauer diceva che "l'intelligenza è invisibile per l'uomo che non ne possiede…".
Un monito per lo stalker che non disponendo di efficienti freni inibitori va incontro alle "più che visibili" conseguenze penali.


Eremo Via Vado di Sole , L’Aquila, sabato 13 marzo 2010