sabato 5 febbraio 2011

EDITORIALE :Di fronte alla dura prova

EDITORIALE :Di fronte alla dura prova

di Angelo Scola

"Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, ebbe compassione di loro, perché erano come pecore che non hanno pastore, e si mise a insegnare loro molte cose" (Marco, 6, 34). Un'intensa partecipazione allo struggimento di Gesù traspare dal motu proprio Ubicumque et semper, quando il Papa, citando Giovanni Paolo II, considera la situazione di "interi Paesi e Nazioni ora messi a dura prova e talvolta perfino radicalmente trasformati dal continuo diffondersi dell'indifferentismo, del secolarismo e dell'ateismo".


La Chiesa, infatti, ogni giorno mendica dal Signore Gesù il suo sguardo sul mondo. Quello che, nel Canone romano, a conclusione del momento più importante della celebrazione eucaristica, ci fa pregare con queste parole: "Per Cristo nostro Signore tu, o Dio, crei e santifichi sempre, fai vivere, benedici e doni al mondo ogni bene". Questo sguardo di autentica com-passione non solo mette i cristiani al riparo dalla tentazione, sempre incombente, di pensarsi separati dal "fratello uomo", ma al contrario li spinge a cercare ogni strada percorribile per condividere l'umana condizione.

Oggi in particolare tutti i battezzati sono chiamati dal Papa a riconoscere e ad affrontare l'inedito frangente in cui Nazioni e popoli di antica tradizione cristiana sono immersi. Possiamo descriverne in estrema sintesi i contorni?


L'espressione "dura prova" a cui sia Giovanni Paolo II sia Benedetto XVI hanno fatto ricorso per delineare la situazione attuale è molto eloquente. L'occidente, che un tempo si poteva dire cristiano, si trova oggi a fare i conti con quello che Henri de Lubac chiamò "il dramma dell'umanesimo ateo". Queste parole ci aiutano a diagnosticare il nucleo centrale della dura prova: "Non è vero che l'uomo, come sembra che talvolta si dica, non possa organizzare il mondo terreno senza Dio. È vero, però, che, senza Dio, non può alla fine dei conti che organizzarlo contro l'uomo. L'umanesimo esclusivo è un umanesimo disumano".

L'indifferentismo, il secolarismo e l'ateismo che, in modi e versioni diversi, si sono imposti lungo il XX secolo e fino ai nostri giorni come strade per la liberazione dell'uomo e per il raggiungimento della sua piena statura, si sono rivelati spesso fallaci. E quella che si annunciava come un'aurora piena di promesse, si presenta ora con i tratti di una "dura prova". Lo vediamo nell'incidenza che, almeno in Europa, l'abbandono della fede cristiana ha avuto sulle forme di vita personale - basti pensare a quanto oggi si afferma e si pratica nell'ambito degli affetti e del lavoro - e comunitaria, come mostrano le precarie soluzioni offerte ai problemi più urgenti, per esempio quello della crisi economica, dell'immigrazione e dello sviluppo integrale dei popoli.


Il crudo realismo della diagnosi proposta dai due Pontefici è lontano dal negare il carattere di affascinante anche se contraddittoria adventura proprio dei nostri tempi. Ha come scopo di stimolare i cristiani a non vivere da "uomini impagliati" (Eliot). Davanti alla "prova" il cristiano è sempre chiamato a decidere per una rinnovata sequela sulle orme del suo Signore che con fermezza "camminava davanti a tutti salendo verso Gerusalemme" (Luca, 19, 28) per vivere la sua pasqua di morte e risurrezione.


Innumerevoli testimoni lungo la storia della Chiesa ci hanno documentato la possibilità reale di vivere la prova come occasione privilegiata perché si manifesti la potenza del crocifisso risorto. E l'hanno fatto sostenuti dallo Spirito che ha donato loro fortezza e speranza. Nella bimillenaria avventura del popolo cristiano non c'è stato un solo momento in cui non si sia potuto far conto sulla consolante convinzione di san Paolo (Filippesi, 1, 6): "Sono persuaso che colui il quale ha iniziato in voi quest'opera buona, la porterà a compimento fino al giorno di Cristo Gesù".

E così l'iniziativa del Papa di creare il Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione, si rivela come una preziosa decisione per condividere la prova degli uomini e delle donne in travaglio entro una società in drammatica transizione. È una testimonianza di "speranza affidabile" (Spe salvi, n. 1). Poiché Dio si è reso familiare agli uomini, egli è a tutti vicino. Per questo il cuore di ogni uomo, lo sappia o meno, ha sempre nostalgia di Dio e desidera incontrare Colui che - si legge nella Gaudium et spes (n. 22) - "svela pienamente l'uomo a se stesso e gli manifesta la sua altissima vocazione".

(pubblicato su ©L'Osservatore Romano - 5 febbraio 2011)


Eremo Via vado di sole , L'Aquila,
sabato 5 febbraio 2011

venerdì 4 febbraio 2011

VULCANO III :Campi Flegrei . Il ritmo della terra

VULCANO III :Campi Flegrei . Il ritmo della terra

Jules Verne nel suo viaggio al centro della terra aveva solo potuto immaginare quello che hanno visto gli scienziati perforando la crosta terrestre per conoscere la struttura profonda di alcune aree vulcaniche come in Islanda e nelle Hawaii.

Mentre in Islanda sono stati fatti alcuni tentativi ma tutto poi si è bloccato per il pericolo di esplosioni , alle Hawaii si è arrivati fino alla camera magmatica a circa due chilometri e mezzo di profondità.


Gli sceneggiatori di un famoso film con protagonista Totò a cui fu fatto credere, per scherzo di essere morto e quindi di trovarsi nell’aldilà in un luogo sulfureo come quello dei Campi Flegrei dove era stato trasportato in condizioni di iniziale incoscienza ,hanno ben attribuito caratteri di oltretomba ad un luogo reale che tutti possono visitare ( da vivi ndr).

In entrambi i casi un viaggio all’interno di un vulcano è sempre un viaggio alla scoperta del ritmo della terra.

Tra i vulcani dunque più pericolosi della terra sembra essere la caldora dei Campi Flegrei in un territorio delimitato in Campania dai centri di Bacoli, Pozzuoli e Bagnoli.

Le eruzioni più antiche di questo vulcano risalgono molto probabilmente a circa due milioni di anni fa , ma di questi fenomeni certamente si hanno pocchissime informazioni. E’ infatti possibile ricostruire le conseguenze delle eruzioni da circa quaranta mila anni.


Una di queste, avvenuta circa 39 mila anni fa disperse le sue ceneri sull’intera regione Campania e influenzò non poco il clima dell’intero pianeta.

Un’altra eruzione avvenne circa 15 mila anni fa e da quella data si susseguirono una sessantina di eruzioni finop ad arrivare in tempo storico. E’ del 1538 la prima documentata avvenuta sul Monte Nuovo.

L’area dei Campi Flegrei è nota anche per il fenomeno del bradisismo tanto che negli anni a noi recenti tra il 1970 e il 1972 e tra il 1982 e il 1984 si è registrato un sollevamento del terreno di 13,5 metri . Da ottobre 2004 c’è stato un debole sollevamento ( + 11 millimetri nel maggio 2005)Da maggio a ottobre 2005 stasi del fenomeno di risalita del suolo e da novembre 2005 a marzo 2006 nuovo sollevamento di 13 millimetri.


.Il bradisismo può dipendere dal fatto che l’acqua sottostante, scaldata dal magma , produce una pressione che determina una sollevazione del terreno. L’attività eruttiva dei Campi Flegrei e quella esplosiva quasi sicuramente derivano dall’interazione tra la zona acquifera riscaldata dal magma sottostante.

I Campi Flegrei hanno un'enorme importanza storica, paesaggistica e territoriale per i seguenti motivi:


  • Seppur ridotte rispetto all'epoca antica, tuttavia numerose sono ancora le sorgenti di acque termali che vi sgorgano. Famosissime quelle disseminate in tutta l'isola di Ischia; sulla terraferma invece molto rinomate sono le Terme di Agnano a carattere soprattutto terapeutico; le Terme Puteolane; ed infine a Lucrino frequentatissime per relax e terapie sono le "Stufe di Nerone" (dove oltre gli impianti moderni per le immersioni, vi sono le saune che corrispondono agli impianti antichi di epoca romana) ed il "Lido Nerone – Lo scoglio" (dove è possibile immergersi nelle acque bollenti in apposite vasche situate sulla spiaggia).
  • A Pozzuoli — che, fino a quando l'imperatore Traiano non costruì quello di Ostia Antica, era il porto di Roma verso l'Oriente — vi sono numerosi edifici monumentali di epoca romana, fra cui l'antico mercato (Macellum) chiamato "Tempio di Serapide", il Tempio di Augusto, grandi edifici termali, tratti di strade romane, ampie necropoli monumentali, e ben due anfiteatri di cui l'Anfiteatro Flavio è il terzo più grande d'Italia.
  • A monte di Pozzuoli vi è la Solfatara, cratere ancora attivo dove si manifestano potenti fumarole che erompono i loro vapori sulfurei ad oltre 160 °C, mentre in una depressione centrale della caldera si può osservare del fango che bolle a 140 °C. Nel vulcano vennero girati alcuni famosi film di Totò, tra cui Totò all'inferno e 47 morto che parla, nonché le sequenze "vulcaniche" nel film dei Pink Floyd Live in Pompeii.

  • Poco distante da Pozzuoli, verso occidente, in riva al Lago Lucrino, nel 1538 è sorto il Monte Nuovo, il vulcano più recente d'Europa, oggi oasi del WWF insieme al cratere degli Astroni, quest'ultimo posto a ridosso del cratere di Agnano e ricadente nel comune di Napoli.
  • Alle spalle del Lago Lucrino e del Monte Nuovo si situa il Lago d'Averno, anch'esso una caldera vulcanica, splendida area protetta considerata dagli antichi l'entrata all'Oltretomba. In epoca romana per un breve periodo il lago fu utilizzato insieme al vicino lago Lucrino come porto militare dell'antica Roma, base chiamata Portus Julius. Sul lago d'Averno spicca il rudere di una grande sala termale romana chiamata Tempio di Apollo.

  • Più oltre, Baia (ricadente nel comune di Bacoli) rappresentava il luogo di soggiorno prediletto dell'aristocrazia romana e di diversi imperatori, che qui venivano a dilettarsi tra mare e otium edificandovi lussuose ville di soggiorno e numerosi impianti termali (di cui le sale monumentali ancora oggi vengono impropriamente chiamate "Tempio": spiccano quello di Mercurio, di Venere, di Diana). A Baia vennero inventate da Sergio Orata le suspensurae per mantenere calde le sale termali, e furono sperimentate in misura ridotta nuove soluzioni architettoniche di cupole, che poi furono applicate a Roma ad esempio nella realizzazione del Pantheon.
  • Attualmente l'antica Baia è parzialmente sommersa dal mare a causa del bradisismo: per le numerose presenze archeologiche sottomarine, recentemente il golfo di Baia è stato dichiarato area marina protetta ed istituito il Parco sommerso di Baia. Alcuni monumenti particolarmente significativi sono stati oggetto di scavi subacquei: degno di menzione è il Ninfeo di Punta Epitaffio la cui ricostruzione, completa delle sculture marmoree rinvenutevi, è visibile nel Museo Archeologico dei Campi Flegrei situato nel Castello aragonese di Baia.
  • Dopo il comune di Bacoli vi è l'antica Misenum, villaggio sorto in epoca romana, sede dell'importante flotta pretoria dell'imperatore. La spiaggia di Miliscola a tutt'oggi conserva nel suo nome il ricordo degli allenamenti che vi svolgevano i marinai romani (militum schola). Dell'antico villaggio militare si è messo in luce il Sacello degli Augustali, splendidamente ricostruito in un'apposita sala del Museo Archeologico dei Campi Flegrei nel Castello Aragonese di Baia. L'attuale frazione di Miseno è posta ai piedi del promontorio di Capo Miseno che rappresenta l'ultima propaggine di terraferma che racchiude il golfo di Pozzuoli, punta estrema del Golfo di Napoli.
  • A nord di Miseno, nel Lago Fusaro, su di un isolotto, si trova la graziosa Casina Vanvitelliana fatta costruire nel XVIII secolo dal re Ferdinando IV di Borbone come casina di appoggio alle sue battute di caccia alle folaghe o di pesca sul lago.

  • Dopo il lago Fusaro vi è l'antica città di Cuma, che è la colonia greca più antica in Magna Grecia, famosa fin dalle origini in quanto sede dell'oracolo ove vaticinava la Sibilla Cumana. Dell'antica città, poco scavata, è visitabile la parte bassa della città di epoca romana, con l'area del Foro ed i relativi edifici pubblici, la Crypta Romana, e soprattutto l'acropoli con l'antro della Sibilla ed i templi di Apollo e di Zeus. Fa da porta alla città lo splendido Arco Felice, un monumentale arco in laterizi di epoca romana costruito nel taglio che i romani effettuarono nella collina, attraverso il quale l'antica via Domiziana entrava in Cuma.
  • Un taglio simile lo abbiamo a Montagna Spaccata, dove l'antica via Consolare Campana proveniente da Pozzuoli e fiancheggiata da numerosi edifici sepolcrali di epoca romana, penetra nel cratere di Quarto, dove è situato l'omonimo centro abitato di origini romane, chiamato così in quanto si trovava a quattro miglia di distanza da Puteoli sul diverticolo che portava alla via Appia antica.


Eremo Via vado di sole , L'Aquila,
venerdì 4 febbraio 2011

giovedì 3 febbraio 2011

SETTIMO GIORNO :Guarigione di un lebbroso

SETTIMO GIORNO :Guarigione di un lebbroso


Racconta Marco nel suo Vangelo : [40]Allora venne a lui un lebbroso: lo supplicava in ginocchio e gli diceva: «Se vuoi, puoi guarirmi!». [41]Mosso a compassione, stese la mano, lo toccò e gli disse: «Lo voglio, guarisci!». [42]Subito la lebbra scomparve ed egli guarì. [43]E, ammonendolo severamente, lo rimandò e gli disse: [44]«Guarda di non dir niente a nessuno, ma và, presentati al sacerdote, e offri per la tua purificazione quello che Mosè ha ordinato, a testimonianza per loro». [45]Ma quegli, allontanatosi, cominciò a proclamare e a divulgare il fatto, al punto che Gesù non poteva più entrare pubblicamente in una città, ma se ne stava fuori, in luoghi deserti, e venivano a lui da ogni parte.

Scrive http://amoilsignore.blog.kataweb.it/2008/07/11/guarigione-di-un-lebbroso/Il lebbroso si getta ai piedi del Signore e parla come se davvero avesse capito chi è Gesù. Gesù l’abbiamo visto parlare con autorità ai discepoli, scacciare i demoni, guarire e ridare la vita, e ha fatto tutto questo senza chiedere l’intervento di Dio, Egli è il Signore ed agisce per la sua autorità.

Il lebbroso gli dice: “se vuoi, puoi guarirmi”. Se vuoi. E’ la volontà di Dio che si compie, se Gesù vuole nulla gli è impossibile. Ma l’intervento di gesù non è l’intervento del Dio distaccato che magari non muta una propria decisione, Dio si è fatto uomo in Gesù e come gli uomini prova sentimenti umani ,sente compassione, si intenerisce a quella richiesta, al modo di porla, e con amore lo guarisce. Dice: Lo voglio. Non è una formula, è la volontà di Gesù, è la volontà di Dio. Se il Signore vuole ogni cosa è possibile, e il Signore non resta indifferente alle preghiere, ma si commuove, prova compassione e interviene con la sua volontà.

E’ l’ennesimo atto d’amore che troviamo.

Gesù non resta indifferente, ci ama, e come chi ama si commuove e come chi ama interviene di fronte a preghiere così piene di fede.

Gesù gli chiede di non scandalizzare i fratelli, di non stare fuori dalla comunità, ma di ritornare nella comunità, perchè i lebbrosi vivono al margine, testimoniare agli uomini che è guarito secondo quanto ha prescritto Mosè, al fine di rientrare nella comunità. Gesù non vuole che nessuno resti escluso, che tutti i fratelli collaborino al percorso verso il Padre, ed è forse per questo che al lebbroso guarito gli dice di non dire nulla, deve prima ritornare nella comunità, tra i fratelli, essere, egli stesso di nuovo parte di quella comunità.

Forse non è ancora pronto per dare testimonianza, tante cose ancora devono accadere. Gesù deve compiere la sua missione e dopo la sua morte e resurrezione che si comprenderà il messaggio, il Vangelo. Solo allora potrà predicare, insieme agli Apostoli il Regno di Dio. Ora non è ancora pronto.

Ed infatti allontanatosi non proclama la Parola, ma racconta il fatto, la guarigione, il miracolo, e le persone corrono a Gesù. Ma non è ancora fede, corrono perchè qualcosa di prodigioso Egli compie. E’ forse un profeta? E’ il Messia? Chi è Gesù? La folla non sembra interessata a questa domanda, sembra interessata solo al fatto che Gesù guarisce.

Non è questo il modo di trovare Gesù, è ancora lunga la ricerca, ed infatti Gesù se ne sta in luoghi deserti, lontano dalla comunità. Egli infatti costituirà, e ha costituito, una nuova comunità che aspira a non perdere nessun fratello e a non escludere alcuno.

Ma il desiderio di Gesù è tanto, anche se ancora non abbiamo risposto alla domanda chi è Gesù, e così anche senza sapere le folle lo cercano. E Gesù si lascia trovare.

“Straordinariamente bello questo Vangelo, scrive Don Roberto Rossi che ci mostra un Gesù pieno di compassione verso i nostri drammi. Ma anche consolante perché mostra come tutti, proprio tutti, possano diventare annunciatori di Gesù. Non solo quelli che hanno un passato specchiato, una competenza singolare, non solo quelli immuni da sbagli... Se un lebbroso guarito può portare la bella

notizia, non c'è nessuno che - dopo essere stato sanato da Gesù - possa considerarsi indegno di diventare suo messaggero! Il lebbroso dimostra che quando uno fa un'esperienza del genere non può tenerla per sé, la comunica e coinvolge nella sua gioia e nella sua meraviglia.”


Eremo Via vado di sole , L’Aquila,
giovedì 3 febbraio 2011

DIARIO DI UN TERREMOTO . Diario per certi versi poesia e per certi versi prosa 3,4 e 5 agosto 2009

DIARIO DI UN TERREMOTO . Diario per certi versi poesia e per certi versi prosa 3,4 e 5 agosto 2009

L’Aquila, 3 Agosto 2009

Sa signor Presidente glielo devo dire

mi ascolti almeno per una volta

per favore non ci venga più a L’Aquila

perché ogni volta che viene è come quando

veniva a trovarci la zia zitella della mia

infanzia

veniva a trovarci e quando se ne andava

ci lasciava cinquanta lire in dono

a noi bambini

ma poi babbo e mamma io ero

appunto bambino

li sentivo che parlavano di quello

che faceva

di quello che non faceva di dove andava

di dove non andava e mi dispiaceva

perché la zia era gentile e anche carina

così almeno mi sembrava erano gli occhi

innocenti di un bambino.

Signor Presidente mi dia retta non venga

a L’Aquila

perché qua è un casino anche per farsi uno

shampo

che a Elio e Marachella al Torrione bisogna

fare la fila

ma che ci viene a fare a L’Aquila

L’Aquila che è una favelas di baracche

a proposito le conosce le favelas?

Io le ho viste in tivvù tu le puoi vedere

dal vivo basta che lo dici al tuo amico

Lula

che ti fa pure da cicerone che sei un ospite

illustre

che ci vieni a fare a L’Aquila

perché alla mensa della protezione civile

si mangiano

sempre le stesse cose eppure

le patate mi piacciono

e cambia menù solo quando vieni tu

(è per questo che ci vieni ?)

perché quando cerchi un ufficio

devi sempre ricominciare da capo e non lo trovi

due volte allo stesso posto

perché com’era il sei aprile è così ancora oggi

il centro storico

che quattro macerie, forse un po’ più di

quattro

non sanno dove portarle e chi le vuole a destra

e chi le vuole a sinistra

e chi a quel prezzo che pagano il trasporto

se le porterebbe a casa e se le metterebbe

sotto il letto

pur di averle anche con l’amianto.

Signor Presidente ad agosto vanno in ferie

i vigili del fuoco gli unici che hanno

lavorato ad imbracare a sgomberare

e quindi ad agosto che ci vieni a fare.

Che se poi vuoi venire vieni pure

io mica te lo posso impedire

ti aspetto ad un tavolo del Bistrot

quello sotto Strinella 88 di fronte

ai minorenni dove tengo la tenda che ti

voglio dire

quattro cose riservate a quattr’occhi

veramente il numero tre sarebbe perfetto

ma io una cosa in più ho da dirti

che poi al tre perfetto ci credeva solo

Dante Alighieri che ci ha fatto nella Divina

Commedia

due palle – pardon – che ce ne ha tanto parlato

che forse a pensarci bene ci credo anch’io

e tu ?

L’Aquila, 4 Agosto 2009

State

mandando in rovina me e il vostro fottuto

paese con questa storia delle case del bando

a punti uno due punti cinque punti

a sessantacinque

anni, cinque punti con l’accompagno delle tasse

che un giorno si ripagano a gennaio

e un giorno

non si ripagano a gennaio che il sindaco

riconsegna o non riconsegna la fascia tricolore

che la zona franca si fa o non si fa.

E questo non è da ora.

E’ tutto maledettamente democratico e ordinario

e scontato,

sono scioccato al mio vecchio paese, anzi

alla mia vecchia città

stanno cambiando nome a tutto

appalti, gare, sovvenzioni, delibere

tutto si chiama …. aspetta che mi ritorni

in mente

lo avevo pensato tre minuti fa ma che ci

posso fare

alla mia età sono diventato labile e non me

lo ricordo più.

Mi sono scocciato davvero

ci sono giorni che è come vedere un brutto film

non tutto è semplice e interessante

da vedere

sento molta malinconia

sento nel cuore un dolore e lo sa Dio

che il cuore non c’entra

per niente, è il culo che mi fa male

e il dolore lo sento al cuore.

Ah com’è possibile

con tutta questa gente che fa quello

che gli pare

che buffa gente però, come si fa ad essere

più buffi di noi stessi

e come si fa a non esserlo qui a L’Aquila

caro mio Frank O’Hara prestami i tuoi

Lunch poems

che ti voglio fare un omaggio voglio

dire come te tra parentesi

( ma queste sono solo cazzate )

Ahimè non per noi, non per noi !

L’Aquila 5 Agosto 2009

Di te amavo altro e ora il

mio amore

come uno può immaginare è altro

ancora :

il mio amore è come un giardino

in riva al mare, un giardino in fiore,

il mio amore ha imparato a sperare,

paziente e silenzioso attende che cresca

la marea.

C’era una volta il mare

con a riva una nave

ed era lieve salpare.

Tenda n. 2 del Complesso " L. Ferrari "Via Acquasanta L'Aquila

mercoledì 2 febbraio 2011

MEDITERRANEO : Gli ultimi faraoni

MEDITERRANEO : Gli ultimi faraoni

Non accadeva da più di mille anni. E si che nel suk di Khan el Khailili non si ha l’abitudine di misurare il tempo. Bel Ali è stato costretto ad andare via. Era un capo ,un tempo. Interpretava i sentimenti dei suoi sudditi. Il suo potere corrotto quale è poi diventato è stato spazzato via da una spontanea rivolta di piazza. Solo gente comune, uomini e donne di Tunisia che sono scesi per le strade per chiedere pane e lavoro ed esprimere la solidarietà ad un loro Jan Palach tunisino , uno di loro che per dimostrare la sofferenza del popolo si è dato fuoco come si dette fuoco Jan Palaci in Polonia contro i carri armati dell’invasione russa del suo paese .

Una vittoria quella del popolo tunisino veramente stupefacente tanto che nessuno si aspettava quel subitaneo crollo. Tantomeno la Francia per esempio il cui governo sembrava paralizzato “ all’idea che lo scenario introiettato per decenni in un’area relativamente minore della sua sfera d’influenza nordafricana non esistesse più” E continua Lucio Caracciolo : “ Ma la scintilla tunisina rischia ormai di incendiare l’intera regione. Nessuna autocrazia araba si sente al sicuro. A cominciare dalla più strategica, l’Egitto . Uno Stato autoritario con una sottile vernice parademocratica.

Ottanta milioni di abitanti di cui un terzo di analfabeti e moltissimi giovani senza futuro, ostaggio del trentennale regime di Hosni Mubarak. Garante ben remunerato degli Stati Uniti e di Israele contro la deriva islamista incarnata dai Fratelli mussulmani . Mubarak poteva ragionevolmente credere , fino a ieri, di trasmettere lo scettro al figlio Gamal, in omaggio alla successione dinastica (tawrith). Come un faraone. Prospettiva oggi improbabile se non impossibile” . Improbabile e impossibile perché i due milioni di persone che hanno occupato la piazza del Cairo nella manifestazione di martedì 1 febbraio lo esortano ad andare via entro venerdì 4 febbraio. Esortazione che potrebbe trasformarsi in un bagno di sangue vista la determinazione che mette Mubarak nel non ascoltare alcuno compresa l’amministrazione degli Stati Uniti. Si fronteggeranno venerdì, con Mubarak ancora nella sua residenza , sulla piazza, due opposte fazioni quella dei suoi sostenitori e quella della protesta della piazza. E se l’esercito non si frapporrà sarà probabilmente ma veramente un bagno di sangue comunque vada a finire .

Continua per questo Lucio Caracciolo “ Le rivolte di piazza che scuotono l’Egitto forse non produrranno la rapida caduta del regime. Perfino in Tunisia, dopo Ben Ali – imposto a suo tenpo dai nostri servizi segreti nella logica della prevenzione del caos e/o dell’islamismo _ l’avvenire resta incerto., con gli uomini del passato intenti a mutar pelle.


Ma ovunque nella regione gli automatismi dinastici sono sotto scacco. In Libia dove sono apparentemente in lizza due figli di Gheddafi di diverso orientamento. In Yemen , uno stato fallito dove secondo Washington si sta riorganizzando Al Qaeda, il cui anziano leader . Ali Abdullah Saleh, ora nega di aver mai pensato di trasmettere il comando al figlio Ahmed, mentre monta la protesta in piazza. Persino in Arabia Saudita, dove la monarchia è esplicita,l’onda d’urto potrebbe scuotere antiche certezze. Il fascino delle analogie medianiche – il Nord

Africa e la Penisola arabica solcate da un’unica grande rivolta popolare e giovanile nel segno di Twitter e Facebook – non deve farci perdere di vista le profonde differenze tra un paese e l’altro. Né illuderci sulla scontata transizione verso regimi più o meno democratici “.

Certo una parte di questo nuovo lavoro di avvio alla democrazia dipenderà molto anche dagli Stati Uniti d’America e dall’Europa come molta parte dell’attuale situazione di regimi è da loro dipesa nel lontano e vicino passato.

Infatti può succedere in Egitto che gli apparati di sicurezza possano prendere direttamente il potere, perché ne hanno la capacità prevenendo gli islamismi . Come può collassate lo Stato stesso producendo vuoti geopolitica. America ed Europa staranno a guardare? O che pensano di fare. ?


Riprende Lucio Caracciolo : “ Di sicuro una fase è finita Lo status quo è saltato.”

Infatti la crisi della Tunisia segnala la crisi degli equilibri politici dell’intera regione.Lo scenario potrebbe far vedere alcuni regimi che saltano, alcuni che cambiano colore , alcuni che diventano più rigidi .

La nostra periferia è dunque in ebollizione .

Dunque in Tunisia ha vinto la piazza. Scrive Bernanrdo Valli : “ E’ normale che il fatto sia definito storico e provochi brividi nel Maghreb e nel Maschreck, nel mondo arabo d’Occidente e d’Oriente : brividi di malessere, se non proprio di paura , tra i potenti tra i colleghi di Ben Ali , ma anche stimoli per sperare tra quelle che ancora si chiamano masse ; le masse arabe che possono sognare di poter imitare un giorno i tunisini. “

Un fatto storico soprattutto perché la rivoluzione tunisina ha dimostrato che, malgrado l’Islam sia stato snaturato, come dice El Baradel, già venti o trenta anni dopo il Profeta e interpretato affinché chiunque regni goda di un potere assoluto , e ne risponda solo davanti a Dio con una interpretazione, dunque , molto conveniente per chiunque governi , è comunque possibile cacciare quei governanti .


Eremo Via vado di sole , L’Aquila,
mercoledì 2 febbraio 2011

MEDITERRANEO : La lezione della rivoluzione tunisina in cinque punti

MEDITERRANEO : La lezione della rivoluzione tunisina in cinque punti

(da Bernard-Henri Lévy : Dopo la caduta di Ben Ali. La lezione in cinque punti della rivoluzione tunisina in Corriere della sera giovedì 20 gennaio 2011)

UNO . La gioia. La meraviglia. Il momento, sempre sbalorditivo, in cui un potere che credevamo eterno vacilla, si spacca, crolla come un castello di sabbia . Sarà stato l’esercito a far precipitare le cose ? Sarà stato dil generale Rachid Ammar a spingere Ben Alì sull’aereo? E’ probabile. Ma non ne valeva nemmeno più la pena. Infatti, potete avere i migliori generali del mondo, la polizia più crudele o, come direbbe il Ministro degli esteri francese Michèle Alliot Marie , più efficace del pianeta : non esiste uno Stato adeguato a fronteggiare un popolo che, un bel mattino,solidale con un piccolo commerciante di Sidi Bouzid che si immola dandosi fuoco, decide che ne ha abbastanza. Coraggio . Potenza dell’orgoglio e dell’eroismo. I tiranni, una volta di più, erano forti solo della debolezza di chi subiva la loro tirannia. Non c’è dispotismo – lo sapevamo da La Boétie , ma i tunisini ce lo ricordano – capace di resistere ad un popolo che non ha più paura. Ventitrè giorni di manifestazioni per 23 anni di terrore : non è come è stato detto , un miracolo; è logico; è meccanico; è bello come la meccanica più pura, più implacabile .


DUE . Un’insurrezione araba. Ebbene sì. Pensate a chi diceva che esistono popoli fatti per la rivolta ed altri che non lo sono . Pensate ai paladini delle guerre per le civiltà, per i quali l’idea stessa di un Paese mussulmano e, in particolare, arabo, aperto ai diritti dell’uomo, era una contraddizione in termini .

Che aria ridicola hanno, oggi! Che aria furba hanno i sostenitori di un differenzialismo che cdi rimproveravano di applicare a quei Paesi ideali che erano loro estranei !. Contro questi razzisti. Il popolo tunisino ci ha insegnato che i principi democratici sono principi universali ; e contro questi disfattisti ci hanno insegnato che tali principi si possono anche soffocare , distruggere, schiacciare, scoraggiando coloro che li sostengono e decimandoli ma restano invincibili. Oggi la Tunisia. Domani la Libia di Gheddafi ,la Siria della famiglia Assad,l’Iran di Ahmadinejad. Rivoleva davvero tanto disprezzo per vedere in questa regione del mondo solo popoli di lacchè votati ad un esotico torpore. Ci coleva la tranquilla audacia del popolo tunisino per non tenere in alcun conto, speriamo, un pregiudizio che non sappiamo se sia più folle che ingiurioso – o l’inverso.


TRE . Il motore di questa rivoluzione non è stato evidentemente il proletariato. Nìè sono stati i nuovi o i vecchi poveri. Nemmeno lo sono state le famose classi medie supercolte che si sono ritenute tradite da Ben Ali. No. Sono gli internauti. Coloro che utilizzano Twitter, Facebook e Youtube. Sono uomini e donne che , muniti di martphone, hanno percorso le strade di Tunisi per filmare la repressione, l’insurrezione. Sono gli Anonymous, un gruppo di haker che la mia rivista La règle du jeu ha sostenuto: appena hanno capito che la ciber-polizia avrebbe annullato questo spazio di ciber-resistenza, hanno attaccato i siti ufficiali del regime e bloccato la macchina dello stato. Rivoluzione nella rivoluzione. Ieri si usava prendere d’assalto la televisione. L’altro ieri i palazzi d’inverno. Oggi è giunto il tempo di una e-rivoluzione , la prima del genere a cui la gioventù tunisina dà dignità. Anche per questo, per aver portato a tal punto di eccellenza una nuova forma di resistenza le diciamo grazie.


QUATTRO . C’è rivoluzione e rivoluzione, certo. E noi francesi abbiamo imparato a nostre spese che , dietro a un 1789, può sempre profilarsi un 1793. Sarà così anche per la Tunisia? Vedremo il profumo del gelsomino cedere a quello dell’intolleranza, o peggio , dell’Islamismo radicale , al quale Ben Ali pretendeva fare scudo ? Tutto è possibile , naturalmente. E i miliziani favorevoli al vecchio regime che , mentre scrivo , percorrono ancora la capitalòe per tentare di seminarvi il terrore, sono capaci di qualsiasi provocazione.Ma quello che colpice, per ora, è la maturità degli insorti. La moderazione delle loro parole d’ordine.. La calma con cui, nei quartieri ,fanno fronte ai gruppi organizzati. Quanto al leader in esilio a Londra, del Hizb Ennahda, il Partito di rinascita islamista, basta leggere le timide dichiarazioni che ha pronunciato dopo la fuga di Ben Alì per comprendere che non siamo alla vigilia della nascita di un nuovo Khomeini. Allora perché non rinunciare anche qui alle nostre idee preconcette? Perché non lasciarsi trasportare dall’evento e dalla lezione di democrazia araba, per il momento senza equivoci , che la Tunisia impartisce.


CINQUE . Una ultima parola. Lo strano riflesso della comunità internazionale e, in particolare della Francia . Si dirà che siamo abituati. Però. Il ministro degli esteri che offre a una dittatura in agonia il “savoir-faire” delle forze di sicurezza francesi. Lo stesso ministro che credendosi di scusare da un’intervista al Journal du dimanche in cui protesta tre volte la volontà di non ingerenza negli affari del popolo tunisino. E l’Eliseo che in un bel comunicato diffuso sabato scorso, dice di aver attuato le disposizioni perché siano bloccate amministrativamente i beni tunisini di Ben Ali in Francia… Che significa ? Si sapeva dunque che questi beni esistevano ? Che Ben Ali sfruttava sistematicamente il proprio paese e lo saccheggiava? E si aspettava , per dirlo, che avesse perso il pitere? In un simile atteggiamento, peggio di un riflesso, c’è una confessione. Una confessione che la dice lunga sulla morale che guida la politica estera di un grande Paese. Un imbroglione al potere resta un amico . Che questi decada , sia cacciato dalla piazza, allora sì, la virtù si risveglia e si inveisce contro il bandito.

(traduzione di Daniela Maggioni )


Eremo Via vado di sole , L’Aquila ,
mercoledì 2 febbraio 2011

martedì 1 febbraio 2011

SILLABARI : Indulgenza

SILLABARI : Indulgenza

lunedì, 31 gennaio 2011 Loredana Lipperini nel suo blog scriveva :

“Alda Merini e Anna Magnani, Ipazia e Sibilla Aleramo, Eleonora D’Arborea e Franca Rame, Mary Shelley e Ilda Boccassini. Su Facebook, da una settimana, donne di ogni età cambiano il proprio avatar scegliendo quello di una donna del passato o della contemporaneità. Altre donne, rispetto al modello unico che da anni viene proposto dai media.

E’ un bel segnale.


Così come lo sono le tante iniziative che si vanno susseguendo.

Purché si tenga presente, sempre, che la questione non è soltanto quel che è avvenuto dalle parti di Arcore: come testimoniano anche le indagini di Ilvo Diamanti:


“Un italiano su quattro, infatti, si dimostra “indulgente”. Giudica, cioè, i comportamenti e gli atteggiamenti di Berlusconi “discutibili ma non gravi”. Li disapprova senza condannarli. Anche sotto il profilo etico, quindi, Berlusconi divide gli italiani a metà. O forse è vero il contrario: Berlusconi ha captato e riprodotto le divisioni (e le debolezze) “etiche” degli italiani. Pubbliche e private. Che fanno guardare con indulgenza e perfino aperta approvazione le storie di donne e donnine, ragazze e ragazzine in cui è coinvolto, di continuo, il Premier.

Va detto che gli orientamenti complici e comprensivi riflettono le divisioni politiche. Per cui crescono sensibilmente nel passaggio da sinistra a destra. Ma sono, comunque, diffusi anche tra gli elettori di opposizione. Visto che il 17% degli


elettori del Pd si mostra “indulgente” verso il Premier e un ulteriore 7% esprime “ammirazione” per le gesta del Premier. Orientamenti ancor più condivisi nella base dell’Udc. D’altronde, neppure l’identità cattolica scava una distanza etica profonda rispetto a questi atteggiamenti. Il 28% dei cattolici praticanti, infatti, si dichiara indulgente verso i comportamenti del Premier, il 22% li approva senza riserve. E la quota delle ragazze più giovani (18-29 anni) che ritiene offensivo l’atteggiamento di Berlusconi verso le donne è ridotta: poco più di un terzo. Appaiono, cioè, molto più indulgenti rispetto ai “giovani” uomini”.

Il problema è, e resta, il Cavallo.

In realtà prendeva le mosse da un articolo di Ilvo Diamanti che su Repubblica del 31 gennaio 2011 scriveva così

È probabile che i recenti scandali abbiano eroso ulteriormente la popolarità di Berlusconi. Che, dopo la scorsa estate, si era già sensibilmente ridimensionata. Non più del 35-36% degli italiani, infatti, valuta il suo operato con un voto uguale o superiore a 6. Cioè: la sufficienza. Tuttavia, non bisogna pensare che i nuovi scandali producano effetti immediati e visibili anche sul piano del consenso elettorale. In primo luogo perché parte dei consensi perduti dal Pdl vengono drenati dalla Lega. (E occorrerebbe un'opposizione davvero competitiva.) Poi, perché sarebbe errato pensare che Berlusconi abbia costruito il proprio consenso su valori specifici e "originali", imposti da lui. In parte è vero il contrario. Berlusconi ha, semmai, intercettato un sentimento comune che gli pre-esisteva. Attraverso l'azione personale e mediatica. Da un lato, ha riprodotto la passione degli italiani per "l'arte di arrangiarsi". Il distintivo nazionale, insieme all'attaccamento alla famiglia (come dimostrano le indagini condotte da Demos e liMes, negli ultimi vent'anni). Berlusconi lo ha esibito con orgoglio. L'uomo dei fatti, che si è fatto da sé. Imprenditore ingegnoso, riluttante alle regole e a chi le impone. Lo Stato, il pubblico, la sinistra, i comunisti. Sinonimi.

D'altra parte, Berlusconi ha captato il relativismo etico diffuso nella società. Esisteva già prima - e da molto tempo.

Lui si è dedicato, con impegno e passione, a praticarlo. In modo aperto e palese. Senza vergognarsene. In passato, gli uomini politici coltivavano i loro vizi privati nell'ombra. Nel retroscena. Lui no. Ne ha fatto sfoggio. Nelle sue ville e nelle sue residenze si è sempre assistito a un viavai di ragazze e di persone appariscenti. A feste rutilanti. Non propriamente coerenti con l'immagine pubblica di un uomo di Stato. Difficile, peraltro, invocare il diritto alla privacy, visto che il Premier ha trasformato le sue residenze "private" in luoghi di rappresentanza "pubblica" e ufficiale. Dove si svolgono incontri e attività di governo. Dove vengono ricevuti Presidenti, sovrani e leader di altri Paesi. Difficile, anche perché Berlusconi ha costruito il consenso sul privato esibito in pubblico.


Tuttavia, le avventure "private" del Premier non hanno traumatizzato gli italiani. Non tutti, almeno. Utilizzando alcune indagini dell'Atlante Politico condotte fra novembre e dicembre, abbiamo costruito una mappa delle opinioni degli italiani verso gli atteggiamenti e gli stili di vita del Premier. Ne abbiamo ricavato 5 tipi. Due dei quali decisamente negativi. A) Gli "indignati": ritengono offensivi gli atteggiamenti di Berlusconi (verso la famiglia, le donne e gli omosessuali). Costituiscono il 22% degli italiani (intervistati). B) Largamente "critici" si dicono, inoltre, il 32% dei cittadini. C) All'opposto, troviamo un gruppo di "ultrà" del Premier. I "tifosi", limitati al 5%, sono schierati - senza se e senza ma - accanto a lui. Qualunque cosa egli dica o faccia. D) Accanto ai tifosi incontriamo una componente ampia e significativa, pari al 16%, di "ammiratori". Anch'essi sostengono il Premier e ne approvano le parole e le opere. Il privato del Premier - in particolare - non li sconcerta. Essi, anzi, lo approvano, anche se con qualche - lieve - distinguo. Come i "tifosi", non credono fino in fondo a queste notizie. Pensano a un complotto dei magistrati e dei comunisti. Dei magistrati comunisti.


Tra queste posizioni antagoniste, galleggia una porzione ampia della popolazione. E) Un italiano su quattro, infatti, si dimostra "indulgente". Giudica, cioè, i comportamenti e gli atteggiamenti di Berlusconi "discutibili ma non gravi". Li disapprova senza condannarli. Anche sotto il profilo etico, quindi, Berlusconi divide gli italiani a metà. O forse è vero il contrario: Berlusconi ha captato e riprodotto le divisioni (e le debolezze) "etiche" degli italiani. Pubbliche e private. Che fanno guardare con indulgenza e perfino aperta approvazione le storie di donne e donnine, ragazze e ragazzine in cui è coinvolto, di continuo, il Premier.

Va detto che gli orientamenti complici e comprensivi riflettono le divisioni politiche. Per cui crescono sensibilmente nel passaggio da sinistra a destra. Ma sono, comunque, diffusi anche tra gli elettori di opposizione. Visto che il 17% degli elettori del Pd si mostra "indulgente" verso il Premier e un ulteriore 7% esprime "ammirazione" per le gesta del Premier. Orientamenti ancor più condivisi nella base dell'Udc. D'altronde, neppure l'identità cattolica scava una distanza etica profonda rispetto a questi atteggiamenti. Il 28% dei cattolici praticanti, infatti, si dichiara indulgente verso i comportamenti del Premier, il 22% li approva senza riserve. E la quota delle ragazze più giovani (18-29 anni) che ritiene offensivo l'atteggiamento di Berlusconi verso le donne è ridotta: poco più di un terzo. Appaiono, cioè, molto più indulgenti rispetto ai "giovani" uomini.


Ripetiamo: si tratta di una mappa ricostruita in base a sondaggi condotti un paio di mesi fa. Prima delle recenti inchieste e intercettazioni, legate all'accusa di sfruttamento della prostituzione minorile. Mi sembra possibile e, anzi, probabile, che gli ultimi eventi abbiano peggiorato l'immagine del Premier e della sua coalizione. Tuttavia, gli scandali inseguono Berlusconi ormai da quasi due anni. E la vicenda di Ruby Rubacuori è esplosa più di tre mesi fa. Inoltre, l'informazione su questi fatti è filtrata e rielaborata dai media pubblici e privati più popolari in modo spesso reticente. Peraltro, come abbiamo già detto, è da mesi che la popolarità del Premier è bassa. Espressa da poco più di

Ciò conferma che Berlusconi, in una certa misura, abbia intercettato una corrente d'opinione di lungo periodo. Un relativismo etico, che riguarda la concezione della donna e del suo ruolo. Nella società, nella famiglia, nelle relazioni di genere. Insieme a un sentimento omofobo, mai dissimulato. Oltre a una diffidenza radicata verso le istituzioni e le regole pubbliche. Berlusconi non ha "inventato" questi atteggiamenti e questi modelli etici, trasferendoli agli italiani attraverso i media. Li ha, invece, "rappresentati" (cioè: ha dato loro rappresentanza e rappresentazione). E li ha, inoltre, amplificati. Legittimati. Imposti come modelli (e consumi) di successo. Liberarsi di Berlusconi, per questo, non basterà a liberarci dal berlusconismo. Perché è un'anomalia che abita in noi, nella nostra storia e nella nostra società. "Curarlo" non sarà facile. Dovremo curare anche noi stessi.

http://loredanalipperini.blog.kataweb.it/lipperatura/tag/marzano/

( Le immagini sono foto di opere di Rene Magritte )


Eremo Via vado di sole , L’Aquila,
martedì 1 febbraio 2011