venerdì 8 luglio 2011

ANIMALI VERI ANIMALI IMMAGINARI . La lontra

ANIMALI VERI ANIMALI IMMAGINARI . La lontra

Un ricordo di Paolo Barasso in un articolo del mio amico Arpino Gerosolimo

ANIMALI VERI ANIMALI IMMAGINARI . La lontraFino a qualche anno fa, la lontra era una perfetta sconosciuta. Ora grazie ad una serie di ricerche a tutti i livelli, soprattutto in Abruzzo, questo elegante mustelide sta avendo la notorietà che merita, soprattutto per la propria salvaguardia.

Per vivere la lontra ha bisogno di fiumi e laghi puliti e di ambienti circostanti non alterati.

È certamente il mammifero più minacciato d'Italia ed è incluso nella "lista rossa" dell'International Union Jor Conservation oJ Nature and Natural Resources (I.U.C.N.), il quale elenca tutte le specie vulnerabili in pericolo.

Questo elegante mustelide riveste un ruolo importantissimo, quello di indicatore di qualità biologica. In Europa in molti paesi si è progressivamente estinta, solo in altri si ha una sua presenza, come Irlanda, Scozia, Portogallo e Grecia. La "Regina dei Fiumi" è diminuita sensibilmente per diverse cause, dall'inquinamento alla caccia indisturbata. Addirittura una volta c'era illontraro, che per via della pelliccia otteneva un premio per ogni capo ucciso.

In Italia, attualmente la popolazione di lontre viene stimata intorno ai 125 esemplari, suddivisa in 5 nuclei principali tra d i loro isolati, situati in Basilicata, Campania e Toscana meridionale.

Solo dal 1977 la lontra è protetta. Dal 1992, poi, diverse Università ed Enti di Ricerca si impegnano per la conservazione di questo mustelide e il Gruppo di Lavoro sulla Lontra è uno strumento utile come attività di coordinamento. Le ricerche in cattività sono iniziate nel 1988 nel Parco Faunistico "La Torbiera" (No) e nel Parco del Ticino.

Nello stesso anno, su iniziativa dello scomparso naturalista abruzzese Paolo Barrasso, biologo del Corpo Forestale dello Stato nella Riserva della Valle dell'Oriento nella Majella, si decise di avviare il progetto per la riproduzione della lontra in cattività e si iniziò la realizzazione per il recinto di allevamento. A far scaturire l'esigenza del progetto Lontra, fu soprattutto la constatazione che in Abruzzo il mustelide stava per scomparire definitivamente.

Questo fatto imponeva una attenta riflessione sulla possibilità di operazioni di riqualificazione ambientale attraverso eventuali ripopolamenti o reintroduzioni a lungo termine.

Dal 1988 l'Abruzzo è diventato un Centro di ricerca per l'attività della Lontra. Infatti, nel 1992 nasce presso la Riserva del WWF del Lago di Penne il Centro Lontra. Questi centri di allevamento costituiscono nuclei di riproduttori per poterli utilizzare in eventuali reintroduzìoni.

L'avvenimento più importante avviene nel 1990, nel centro di allevamento di Caramanico Terme nella Valle dell'Orfento, dove fu rilevata la nascita di due cuccioli, evento che si è poi ripetuto nel 1991 con la nascita di altri tre piccoli. Da un punto di vista scientifico questo dato è stato un fatto eccezionale.

Ma un'altra buona notizia è proprio di qualche mese fa, nel gennaio di quest'anno, nel Centro Lontra del Lago di Penne è nato un piccolo, da Lancillotto e Nuvola, che dal 1994 sono presenti nell'area faunistica.

l giochi nell'acqua, le immagini di corteggiamento e di accoppiamento riprese dall'impianto di telerilevamento dell'Oasi, la timidezza di Nuvola, che da qualche tempo era quasi impossibile individuare, hanno fatto pensare che presso il Centro sarebbe nato un cucciolo di lontra. Questi episodi sono di una grande rilevanza scientifica.

La Regione dei Parchi e Verde d'Europa deve fare propria la riqualificazione ambientale di fiumi, che ospitano ancora dei piccoli nuclei di lontre non in cattività. Il futuro è riqualificazione ambientale e coscienza verso l'eco-sviluppo, senza questo è impossibile andare avanti.

In Italia vi sono quattro centri di riproduzione e la nostra regione ne conta due, tra poco anche il Parco Nazionale d'Abruzzo inizierà uno studio sulla lontra I naturalisti abruzzesi, Massimo Pellegrini e Dario Febbo, nel 1982 iniziarono una ricerca, i dati che ne scaturirono furono allarmanti, solo due nuclei presenti, l'uno nel bacino del fiume Orta (Parco Nazionale della Majella), l'altro sul corso medio-alto del fiume Sangro (Parco Nazionale d'Abruzzo).

Dal 1989 al 1994, la ricercatrice Paola Ottino, inizia una indagine sistematica svolta sia in cattività (nel recinto di alleva mento di Caramanico), sia in natura, prendendo in considerazione otto fiumi abruzzesi, ricadenti nell'area dei tre parchi nazionali, Majella-Morrone, Gran Sasso-Laga e d'Abruzzo.

I risultati di questa ricerca mostrano come la lontra in cattività, abbia conservato un comportamento assai simile a quello degli animali in natura, arrivando perfino, per la prima volta in Italia (1990), a riprodursi in allevamento (nella Riserva dell'Orfento).

La mappa dei fiumi mostra un quadro preoccupante: in alcune zone essi risultano abbastanza degradati, non costituendo così ambienti in grado di ospitare la lontra.

L'isolamento delle aree ancora idonee per questo mustelide, crea difficoltà alla naturale dispersione della specie.

I dati positivi di questa ricerca sul campo, durata cinque anni, sono dati dal ritrovamento di segni di presenza nel fiume Orta, Orfento e Vella, tutti ricadenti nel Parco Majells Morrone. Chi scrive ha svolto un monitoraggio in tutto periodo invernale nel primo corso del fiume Vella, notand le orme della lontra sulla neve.

Le indagini condotte dalla Ottino, hanno fornito dal sulla idoneità ambientale, in relazione a possibili interveru di riqualificazione, che si sperano avvengano nel breve peric do. Dei 355 Km di corsi d'acqua investigati, solo 90 presentano discreta o buona qualità. (P. Ottmo, La Lontra, ricerche in Abruzzo, 1995).

Si spera che l'SOS lanciato in Italia da Enti, Università gruppi di ambientalisti, riesca a porre le basi per una buon sopravvivenza della Regione dei fiumi.

Una cosa fa ben sperare: due dei centri di allevamento de mustelide sono in Abruzzo, regione che dovrà necessaria mente diventare il polmone verde degli Appennini.

LA LONTRA

Lontra è un carnivoro di medie dimensioni, con . zampe corte e corpo allungato. l due sessi presenta¬o un evidente dimorfismo solo per quanto riguar-

da le dimensioni corporee. La pelliccia è di colore bruno sul dorso e sulle zampe, mentre la gola, il petto ed il ventre sono color nocciola chiaro. La pelliccia è impermeabile all'acqua, e durante l'immersione assicura un efficiente isolamento termico. La vista è particolarmente acuta sott'acqua. l piedi hanno 5 dita unite da una membrana, la coda è robusta ed appiattita alla base e, insieme con i piedi palmati, è l'elemento propulsore e direzionale del nuoto.

La Lontra è l'unico mustelide provvisto di una dentatura costituita da 36 denti ben sviluppati ed aguzzi, che consentono una facile presa della preda. Può compiere spostamenti giornalieri dai 5 ai 15 Km. È un animale elusivo, con attività prevalentemente crepuscolare e notturna. Rarissima la sua osservazione allo stato naturale.

I segni di presenza sono dati dalle tracce e dalle feci e secreti anali (gel). Per le sue tane preferisce utilizzare cavità naturali o tane di altri mammiferi. Si ciba prevalentemente di pesce. Le femmine possono riprodursi all'età di 2/3 anni, partorendo in genere da l a 3 cuccioli. L'accoppiamento avviene in acqua e la coppia in seguito si separa: il maschio non aiuta la femmina nell'allevamento dei piccoli.

Le nascite avvengono in primavera, dopo una gestazione di circa 60 giorni; i giovani si rendono indipendenti dalla madre dopo circa l anno. La Lontra può vivere in ambienti acquatici diversi, come fiumi, torrenti, laghi, paludi e coste rocciose del mare, come avviene ad esempio in Irlanda, Scozia e Norvegia.

Fonte Rivista Regione Abruzzo agosto 1996

PS. "La lontra può essere considerata un indicatore biologico degli habitat acquatici incontaminati. La sua presenza è dunque garanzia di qualità dell’ambiente. La sua conservazione favorisce indirettamente la sopravvivenza di altre specie che traggono vantaggio da una elevata naturalità dell’ambiente. Solo proteggendo l’integrità degli ecosistemi naturali e dei loro processi interni si garantisce nel lungo termine la conservazione delle specie che ne fanno parte".

Eremo Via vado di sole, L'Aquila, venerdì, 8 luglio 2011

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