Roger Cohen il columnist del New York Times esamina il libro di Evgeny Morozov e sembra concludere che la rete ha un potere liberatorio stando soprattutto all’esperienza tunisina.
Scrive dunque Roger Cohen: “ I libri pubblicati nel momento meno opportuno rappresentano una sottocultura assai interessante . Mi viene in mente Dow 36.000,scritto da James Glassman e Kevin Hassett e apparso nel 1999, appena prima dello scoppio della bolla tecnologica. Adesso abbiamo La delusione della rete di Evgeny Morozov con il sottotitolo Il lato oscuro della libertà informatica , approdato in libreria nei giorni in cui la gioventù egiziana e tunisina, armata di Facebook è insorta a dimostrare il potere liberatorio dei social media. Il suo pensiero può riassumersi in modo seguente : i cyber-utopisti ,tra i quali spicca il segretario di Stato americano , Hilary Clinton hanno generato una pericolosa illusione , suggerendo al mondo intero che è possibile trovare , attraverso blog, Twiter ,Facebook, You Tube e Google, il cammino verso la libertà e la democrazia . In un’era in cui i “ migliori e i più intelligenti sono anche i più geek” l’autore afferma che la “ cosiddetta dottrina di Google” si è trasformata in una trappola tanto seducente quanto pericolosa. Qundo invece la realtà sostiene Morozov, dimostra quasi sempre che internet “ dà potere ai forti e disarma i deboli.”
Fin qui dunque l’opinione di Cohen che dunque ritiene a differenza di Morozov come la rete abbia offerto un supporto alle acapacità e alle intenzioni ma soprattutto alle richieste di democrazia e di libertà di alcuni popoli come quello tunisino ed egiziano e in generale quelli dell’area islamica.
Carlo Formenti ridimensiona l’illusione dei tecno entusiasti e afferma che Internet è un’arma anche per chi reprime in quanto i regimi autoritari contrattaccano e usano la Rete come arma di controllo, censura e propaganda.
Per rispondere è il caso di riflettere a mente fredda sull’entusiasmo con cui i media occidentali descrissero il “ movimento verde” in Irana come “la rivoluzione di Twitter”. Nel libro “Net Delusion” Evgeny Morozov – politologo e collaboratore di giornali come il Wall Street Journal, l’Ecomist e Newwsweek – ricorda dichiarazioni enfatiche del tipo “Twiter ha fatto ciò che né l’Onu né la Ue , né gli Usa sono riusciti a fare “ o “ quella rivoluzione non avrebbe mai potuto succedere senza il Web; dopodichè sostiene che esistono poche prove che i dissidenti iraniani che allorausavano la rete fossero più di qualche centinaio , mentre ve ne sono molte che a usarla massicciamente furono le èlite della dispora iraniana all’estero. A gonfiare sistematicamente il ruolo rivoluzionario di Internet , sostiene Morozow è la cieca fiducia nella “ Dottrina Google”, vale a dire nella variante aggiornata della vecchia teoria secondo cui l’Occidente avrebbe vinto la Guerra fredda “ contrabbandando” i suoi prodotti culturali oltre la cortina di ferro : una volta che il popolo ha gustato il sapore della libertà, il trionfo di democrazie e mercato è solo questione di tempo. Ma la realtà è più complicata Da alcune indagini promosse dal regime della Germania Est tra il 1966 e il crollo del Muro – venute alla luce dopo l’unificazione - risulta che gli strati sociali e le aree geografiche più esposti alla Tv in Germania Ovest erano i meno ostili al regime. Il sistema comunista è crollato perché economicamente decotto , nonperché il popolo anelasse alla democrazia (…) Internet è un’altra cosa. Argomentano gli entusiasti della cyber rivoluzione: non passivizza la gente (…) Peccato che in Cina a fronte di un pugno di dissidenti 8 famosi all’estero quanto sconosciuti in patria) ci siano qualche migliaio di blogger filogovernmativi, ultranazionalisti e pronti a denunciare i nermici del popolo . Il primo errore è di pensare che tutti i regimi siano uguali . Invece molti di essi – la Cina su tutti - hanno imparato a usare la rete come forma di controllo , censura e propaganda, per cui non subiscono passivamente il bombardamento della cultura occidentale , ma contrattaccano sfruttandola a proprio vantaggio.(…) Quindi prima di esaltare le rivoluzioni internettiane in sud Africa sarebbe meglio analizzare le reali motivazioni di quei moti popolari…”
[Fonte Corriere della sera sabato 29 gennaio 2011 ]
martedì 8 febbraio 2011
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