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martedì 22 dicembre 2015

MIRABILIA URBIS :Bellezza,meraviglia e stupore fanno del nuovo Museo Nazionale d’Arte d’Abruzzo una perfetta sintesi del territorio




Non è facile distogliere gli occhi dalla bellezza. Anche se l’assuefazione alla troppa bellezza la rende comune. Non è facile rimanere in silenzio davanti alla bellezza. Anche se poi quello che si riesce a dire sono come le parole che pronunciano i bambini. E’ comodo urlare davanti alla bellezza anche se poi si può rimanere come tramortiti. Al cospetto della bellezza e davanti alla verità si vorrebbe tornare bambini . Perché  è solo dei bambini lo stupore ,la capacità di meravigliarsi e di stupirsi. Meraviglia e sorpresa, tale da togliere quasi la capacità di parlare e di agire. In questo caso Intenso turbamento dovuto a meraviglia e sorpresa di fronte a qualcosa  di inatteso, sicuramente piacevole .Sbalordimento dinanzi ai colori delle tele , alla fattura delle statue, alle immagini di Madonne e bambini  dalle guance rosee, paffuti . Lo stupore  territorio di confine. E da quel confine tu guardi l’intera storia di una regione, di un territorio .Pensi di percorrere poche sale   dalle  pareti   imbiancate con una sola tonalità di  colore  a cui però la luce artificiale per la sua posizione riesce a dare tutti i riverberi  dell’arcobaleno , perché è una luce che abbraccia i policromi ,le velature ,le tessiture, i chiaroscuro ,l’ombre, le mezzetinte ,quasi  come per la musica la polifonia . E invece non stai percorrendo delle sale di un museo ma spazi infiniti ,un percorso di civiltà durato millenni e un percorso fisico materiale in cui puoi fare esperienza. E così ti sembra di arrampicarti sul Gran sasso o di percorrere gli altopiani maggiori o di navigare nella vastità di un mare che ha approdi in una costa  che corre alle prime colline dell’entroterra abruzzese per innalzarsi ad altezze mozzafiato.
E’ questa la sensazione che si prova visitando le sei sale,i duemila metri quadrati di esposizione del nuovo Museo d’Arte d’Abruzzo  , su un’area di 4 mila,  con circa 120 opere esposte, tre anni di lavori, più di 5 milioni di euro spesi.  E’ il  il Munda, il nuovo museo nazionale d’Abruzzo. Qui sono state trasferite alcune opere che erano ospitate nel Forte Spagnolo prima del terremoto e restate  in magazzino in questi ultimi anni , grazie al finanziamento dal Mibact attraverso Invitalia, nell’ambito del progetto Mumex, i grandi musei attrattori del Mezzogiorno d’Italia.
Andatelo a vedere .Tra l’altro  fino al 3 gennaio p.v l’ingresso è gratuito .Andate a vedere  il Trittico di Beffi, il Cristo deposto di Penne, la pala con Madonna e santi di Paolo Cardone, la collezione Cappelli, il Presepe di Tione.Il tutto viene introdotto da una sala dedicata alla esposizione di reperti archeologici :testimonianze delle civiltà italiche, e in particolare dei Vestini, pezzi provenienti da Amiternum e testimonianze degli ultimi scavi di Fossa e di Ocre». Fate il confronto tra  una scultura  di Madonna con bambino ( nella seconda sala )di nuova acquisizione  attribuita al maestro di Santa Caterina  Gualino  con la  scultura sorella già esposta al Castello e restituita ai suoi colori originali. E poi le opere di esordio  di Andrea De Litio  , il San Silvestro  dall’Aquila  e diversi polittici. E poi ,per chi non avesse avuto modo di vedere  la mostra allestita nel Covento di S, Giuliano  dopo la sua riapertura  in una delle sale del Munda può ritrovare  l’atmosfera  del messaggio francescano e alcune tappe della storia dell’Osservanza a L’Aquila .
E uscirete stupiti, meravigliati, ripieni di una grazia che è solo quella della bellezza. Quella che colma  l’animo e mette tutto in secondo piano ,stress, ansie, problemi del vivere quotidiano. Vi sentirete  anche ,per qualche istante, parte di un territorio nella sua fisicità e nella sua spiritualità che da millenni lo  istituisce e lo costituisce  ,insomma lo fa quello che è. E’ non è cosa da poco.

Eremo Rocca  Santo Stefano  martedì 22 dicembre 2015

venerdì 20 maggio 2011

MIRABILIA URBIS : Vivere la città

MIRABILIA URBIS : Vivere la città


Una città può essere vista,vissuta e raccontata dal suo interno: le sue strade, il suo clima,il via vai della gente , gli edifici che le danno una forma fisica.In Gente di Dublino James Joyce trasforma i rumori, le voci,la folla della città irlandese in una esperienze estetica .

lane Iacobs, una studiosa americana che ha dedicato ai fenomeni urbani l'interavita, ha scritto pagine bellissime sulla complessità delle città, sul perché esse si comportano come organismi viventi, sull'importanza di guardarle «dalla strada in su» per capire come fun¬zionano e in che direzione vanno: se verso la vita o verso la morte. Daniel Libeskind, creatore del Museo dell'Olocausto di Berlino, dice di progettare con lo stesso approccio con cui suona la musica, di cui è• un grande appassionato: «L'architettura non ha a che fare con gli edifici, ha a che fare con la sorpresa, con le emozioni inattese».


Le città possono essere pericolose. James Trefil, autore di The Scientist in the City, ci avverte che «non sai mai se al prossimo angolo che giri la tua vita cambierà per sempre». Ma, proprio per la stessa ragione, «le città rappresentano cambiamento, libertà, possibilità».

A proposito di sorprese. Tutta questa ricchezza può essere raccolta in un puntino. Qualche volta in un piccolo triangolo. Accade quando guardiamo le mappe e le cartine geografiche, gli atlanti stradali che ci guidano nel viaggio Le città sono lì, sulla carta o sul computer, legate tra loro da mille reti, ma astratte: prive di voci e di rumori. Quando le guardiamo da una foto satellitare o su una carta che rappresenta ampi territori esse sono anche prive di strade. Punti, piccoli o grandi, ma punti, appunto.


Poi però la città complessa «dalla strada in su» e la città puntino «dal cielo in giù» si incontrano. Avviene a Santa Fe, per esempio. Gli scienziati del Santa Fe Institute studiano le città come organismi viventi per carpire le leggi che ne regolano la vita e l'evoluzione. Per studiarne la complessità devono ridurle a puntini: organismi che nascono e si organizzano, centri legati tra loro, puntini che diventano sempre più grandi. L'astrazione serve a render conto della complessità della vita. Ci aiuta a capire come funziona quella delle città, l'habitat in cui entro il 2050 vivrà 1'80% della popolazione mondiale.

Lo scienziato e cartografo Claudio Tolomeo, vissuto nel Secondo secolo, è stato forse il primo ad aprire la strada. A rappresentare le città come puntini su una carta. Delle sue mappe non rimangono reperti originali. Ma nel Medioevo, a partire dal 1200, iniziano a essere riprodotte. A volte le città sono presentate con le loro torri e i loro castelli, per enfatizzarne l'importanza, per marcarne la bellezza. Ma a volte sulle mappe fanno capolino i puntini. A suggerirci come e perché possa essere accaduto è Peter Barber, curatore della ricchissima sezione delle mappe della British Library di Londra: «Probabilmente avviene quando cresce l'esigenza di misurare lo spazio. Si trovano città rappresentate da piccoli triangoli nelle mappe dei cartografi arabi. Mostrare le relazioni reali tra città e luoghi diventa un problema di utilità e coincide anche con l'emergere dei mercanti».


Alla rappresentazione scenica, alla mappa dei confini come affermazione della sovranità, si affianca la mappa per capire quanta strada devo percorrere per arrivare fin là. Nel saggio II Mediterraneo, lo storico francese Fernand Braudel ha mostrato come nell'Europa del XVI secolo il trasporto via terra, con le merci a dorso di mulo, fosse molto più praticato di quanto fino ad allora immaginato. L'Europa delle città inizia a prendere forma: una miri ade di puntini colle¬gati da lenti ma infaticabili animali da soma. Ma quando i mercanti superano la porta della città sanno che cosa troveranno. Voci, odori, rumori, sorprese: la vita «dalla strada in su».

Fonte Giovanni Padula Ventiquattro de Il sole 24 ore


Eremo Via vado di sole , L'Aquila,
venerdì 20 maggio 2011