Visualizzazione post con etichetta OCCHIO DI GIUDA. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta OCCHIO DI GIUDA. Mostra tutti i post

giovedì 22 novembre 2012

OCCHIO DI GIUDA : Carceri e dignità, dibattito al liceo classicoL'Aquila


OCCHIO DI GIUDA : Carceri e dignità, dibattito al liceo classicoL'Aquila
Studenti e avvocati penalisti hanno discusso sulle drammatiche condizioni in cui vivono i detenuti nelle prigioni italiane.

IlCapoluogo.it
giovedì 22 novembre 2012 21:34

di Marianna Gianforte

Dall'inizio del 2012 a oggi sono già 54 i detenuti che si sono tolti la vita nelle carceri italiane, praticamente un bollettino di guerra. Non godono di buona salute le carceri italiane e lo sanno bene gli avvocati penalisti. In tutt'Italia è stata dedicata una giornata per sensibilizzare, con iniziative a livello locale, sulle drammatiche condizioni di vita in cui sono costretti i detenuti. Obbligati a muoversi in spazi ridottissimi, dentro celle di pochi metri quadrati, dove dormono su materassi di piuma vecchi e sporchi e dove il bagno, sempre un bagno turco, è ritagliato dentro la cella stessa e separato dalle brande da una semplice tenda. Carceri che sono quasi sempre prive di spazi ricreativi e di attrezzature sportive, che tutto sono fuorché luoghi per la rieducazione del detenuto, come stabiliscono la Costituzione e la legge italiana.

Al liceo "D.Cotugno" di Pettino si è tenuto un convegno dal titolo "Il carcere non può aspettare". A spiegare a 250 studenti del classico, del liceo linguistico, del pedagogico e dell'istituto di scienze motorie sono stati gli avvocati del consiglio direttivo della camera penale "Emidio Lopardi jr." dell'Aquila: Massimo Manieri, Fabiana Gubitoso (che è anche la responsabile dell'osservatorio carceri), Giulio Lazzaro e Gianluca Totani.

Il problema del sovraffollamento non riguarda il carcere aquilano, che è di massima sicurezza e ospita detenuti in regime di 41bis. «Nella struttura di Preturo i detenuti hanno una cella ciascuno, con il bagno personale», ha spiegato la Gubitoso, «ma non hanno alcuna privacy: sono controllati 24 ore al giorno da telecamere». Se nel carcere di Sulmona, diventando quasi totalmente casa lavoro, i suicidi sono diminuiti negli ultimi tempi, sono però aumentati a Teramo. In Abruzzo la situazione delle carceri non è di molto diversa da quella nel resto del Paese, perché i detenuti rinchiusi sono 3mila, in sovra-capienza di mille persone, in quanto il massimo di capienza consentita in Abruzzo è di 2mila detenuti.

Preoccupanti i dati dei suicidi registrati negli ultimi anni nelle case circondariali d'Italia. Nel 2010 su 186 deceduti, 65 sono stati suicidi. Nel 2011, su 184, i suicidi sono stati 66. Numeri che hanno indotto anche il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e papa Benedetto XVI a sollecitare il governo a mettere mano al sistema carcerario.

«Scopo del convegno è rompere il muro dell'omertà», ha spiegato Manieri, «sulle condizioni in cui vivono i detenuti. La pena detentiva è costrizione fisica, ma il carcere non deve trasformarsi anche in costrizione psichica. Occorre un rinnovamento della cultura e della società verso chi è rinchiuso in carcere, che è una persona che ha sbagliato e ha pagato la sua pena. Ma una volta espiata la pena, anche chi ha sbagliato ha diritto di essere reintegrato nella società. Occorrono provvedimenti drastici per cambiare questo stato di cose».

Uno dei motivi per cui le carceri sono sovraffollate è dovuto «all'eccessivo ricorso da parte dei magistrati alla custodia cautelare», hanno spiegato gli avvocati, «un dato statistico ci dice che su 100 persone rinviate a giudizio vengono definite colpevoli dopo i tre gradi di giudizio solo il 15%. Molti i processi che finiscono in prescrizione. Il 50% della popolazione carceraria non sta scontando una pena definitiva, è in carcere ma non ha ancora subìto il primo processo. Esiste la cosiddetta custodia cautelare, con la quale il magistrato ha la possibilità di prevenire, ad esempio, che la persona indagata inquini le prove, o che si dia alla fuga o che reiteri il reato. Ma come si fa a dire con certezza se tra 2 mesi quella persona compie ancora lo stesso reato? Questo concetto viene utilizzato per prevenire reati attuando una politica giudiziaria sbagliata. Il risultato è che abbiamo carceri capienti per 45.778 persone, ma che ne contengono oltre 68mila. Una situazione che rende difficile anche mantenere buone le condizioni igieniche».

«Ci sono carceri come quello di Catania dove c'è il 327% di sovraffollamento stimato», ha aggiunto la Gubitoso, «e con un'ora d'aria al giorno. Non si tratta di una difesa di chi sta in prigione, che di solito è condannato con sentenza passata in giudicato; la questione è che la prigione non deve essere un'afflizione, ma deve avere una funzione rieducativa».

Nel corso del convegno è stato proiettato un video in cui sono state illustrate le condizioni di promiscuità e degrado in cui i detenuti trascorrono il loro tempo: spesso 20 ore su 24 in cella. Poi spazio alle domande da parte degli studenti, che nei giorni scorsi si sono preparati con l'aiuto dei docenti di storia e di filosofia. Gli studenti, Alessio, Beatrice, Federico per dirne alcuni, hanno posto domande sui maltrattamenti in carcere, su come si possa rieducare una persona che ha tolto la vita a un'altra persona, sulla dignità dei detenuti calpestata, su cosa si possa fare per porre fine a tutto questo.
Fonte : Il capoluogo.it
Eremo Rocca S. Stefano giovedì 22 novembre 2012

mercoledì 7 marzo 2012

OCCHIO DI GIUDA :Antigone, vent’anni dopo

OCCHIO DI GIUDA  :Antigone, vent’anni dopo

Vent’anni fa nasceva Antigone, l’associazione per i diritti e le garanzie nel sistema penale che da allora nuota conto la corrente del vero “uso politico della giustizia”, quello che ogni giorno si consuma nella minaccia e nella punizione di ogni forma di devianza e di estraneità, con piena soddisfazione elettorale degli imprenditori politici della sicurezza. Di seguito una riflessione di Stefano Anastasia e Patrizio Gonnella, gli ultimi due presidenti dell’associazione, pubblicata su il manifesto, in occasione della prima di due giornate di discussione che si svolgeranno a Roma su questi venti anni anni di giustizia, carcere e sicurezza.


Vent’anni non sono pochi. Abbastanza per diventare adulti, «poi ti volti a guardarli e non li trovi più». Ma i nostri vent’anni, invece, stanno lì: statuari, immobili, tetragoni, e coprono come una lunga ombra il nostro presente. Solo l’impossibilità della prova contraria (sarebbe andata meglio se non ci avessimo messo le mani?) ci mette al riparo dal prendere in prestito l’adagio del vecchio Bartali: “tutto sbagliato, tutto da rifare!”.

Vent’anni dopo la nascita di Antigone (“un’associazione per il diritto penale minimo”, sintetizzava un caro amico nei conciliaboli che la preparavano), la popolazione detenuta è raddoppiata, quella sottoposta a misure di controllo penale triplicata, mentre lì a fianco è cresciuto un mondo di privazione della libertà di persone incolpevoli (e neppure sospettate di esserlo), ma giudicate meritevoli di un simile trattamento per solo per il loro status, per la loro incerta (e sgradita) cittadinanza, per le loro lingue, culture e religioni, per il colore della loro pelle.

Tremebondi, vent’anni fa, in Parlamento si discuteva dell’introduzione di un regime di isolamento per i capi-mafia: rigorosamente individuale, temporaneo nell’applicazione, addirittura transitorio nella legislazione. Oggi, a ogni stormir di fronda, si invoca quel “carcere duro” di cui politici e giuristi avevano legittimamente timore vent’anni fa.

Vent’anni fa un nuovo codice di procedura penale ci introduceva al sistema accusatorio, a una auspicata parità tra accusa e difesa. Oggi (come cent’anni fa) di codici ne abbiamo almeno due, uno per i cafoni e uno per i signori, “uno per i garantiti e uno per i giustiziati” come ripete un altro nostro vecchio compagno di strada.

Vent’anni fa la caduta del muro di Berlino aveva illuso molti che lo stato socialeeuropeo ne sarebbe rimasto indenne. Invece la sicurezza sociale è stata soppiantata dalla prevenzione del rischio di vittimizzazione e la tolleranza zero è diventata il nostro pane quotidiano. Lo stato sociale ha lasciato il posto a quello penale e, nonostante galere e centri di detenzione pieni fino all’orlo, siamo tutti più soli e più insicuri.

Qui come altrove la destra ha soffiato sul fuoco della paura e della insicurezza, mietendo consensi e potere. Qui come altrove la sinistra ha subìto e condiviso, pensando di cavalcare la tigre ed essendone, invece, divorata ogni volta che al voto gli elettori hanno preferito l’originale alla sua pallida copia.

Avevamo ragione noi, quando dubitammo di manifestazioni popolari che invocavano più manette per tutti (o almeno per qualcuno). Avevamo ragione noi, quando denunciammo il piano inclinato del primo “pacchetto sicurezza” voluto dal centro-sinistra al governo. Avevamo ragione noi, quando denunciammo il pregiudizio nascosto nel nuovo diritto penale d’autore, contro i tossici, gli immigrati, i recidivi. Oggi si raccolgono i frutti di vent’anni di cinismo e miopia. Ma se la ragione postuma è la soddisfazione inutile che si dà ai fessi, mettiamola pure da parte e guardiamo avanti, all’insostenibilità del regime repressivo e poliziesco messo su nella crisi dello stato sociale e alla necessità di rispondere altrimenti alle domande e ai bisogni di sicurezza e coesione sociale.

Fonte :(Stefano Anastasia e Patrizio Gonnella, il manifesto 19 maggio 2011)


Mentre ci si affannava a riformare la giustizia per evitare pene all’ex  premier e alla sua banda, il sovraffollamento delle carceri _ problema vero, drammatico - ha raggiunto livelli senza precedenti. Secondo i  dati del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, il 31 gennaio 2011 i detenuti in Italia erano 67.634 (quasi il doppio di vent'anni fa), a fronte di una capienza regolamentare di 45.165.

 Un tasso di sovraffollamento del 149 per cento, che ci pone al terzo posto in Europa, dopo la Bulgaria (155,6 per cento) e Cipro (152,7). Numeri mai registrati prima. E in seguito al ricorso di un detenuto, la Corte europea dei diritti dell 'uomo ha addirittura condannato l'Italia per reato di «tortura», considerando il sovraffollamento una pratica di per sé «inumana e degradante». Che acuisce i problemi endemici delle carceri, già aggravati dalla crescente penuria di fondi: peggiorando le condizioni sanitarie; riducendo le attività che consentono di uscire, durante il giorno, da celle gremite; accentuando i casi di autolesionismo ...

A battersi per i diritti nelle carceri c'è l'associazione Antigone, che gestisce un Osservatorio nazionale sulle condizioni di detenzione e pubblica un rapporto annuale, con cui informa e fa lobbing. «L'Italia è incapace di affrontare il sovraffollamento se non con le amnistie», spiega Alessio Scandurra, coordinatore dell'Osservatorio. «Bisogna invece adottare più spesso sanzioni alternative al carcere - dagli arresti domiciliari ai soggiorni obbligati - che sono efficaci e costano meno». In mancanza di un garante dei detenuti (pur previsto dall'Onu), Antigone ha anche istituito un «difensore civico» che denuncia le carenze. Finora si è fatto tramite di 1200 casi, citando in giudizio lo Stato per trattamenti che violano la Convenzione dei diritti dell'uomo. Si può aderire ad Antigone (www.associazioneantigone.it) o destinarle il5 per mille delle nostre tasse (co¬dice fiscale: 97117840583)

Eremo Via vado di sole, L'Aquila, mercoledì 7 marzo 2012

mercoledì 1 febbraio 2012

OCCHIO DI GIUDA : Minori ed ergastolo

OCCHIO DI GIUDA  : Minori ed ergastolo

Usa, 2.500 minorenni condannati all'ergastolo.Gli Usa sono l’unico paese al mondo a imporre il carcere a vita nei confronti di minorenni al momento del reato, una condanna che in alcuni casi è inflitta senza tenere in considerazione circostanze attenuanti
Duemilacinquecento cittadini degli Stati Uniti sanno, con decenni di anticipo, dove moriranno. In carcere.
Sono, secondo un rapporto diffuso nel novembre 2011  da Amnesty International, i minorenni all'epoca del reato che stanno scontando una condanna all'ergastolo senza possibilità di scarcerazione. In altre parole, non hanno l'età per votare, per acquistare bevande alcooliche né un biglietto per la lotteria, non possono dare il consenso sulla maggior parte delle cure mediche, ma possono essere condannati a morire in carcere.

Christi Cheramie ha 33 anni e sta scontando l'ergastolo in Louisiana. Ha trascorso più di metà della sua vita in una cella, con la prospettiva di passarci gli anni a venire. È stata condannata nel 1994, quando aveva 16 anni, per omicidio di secondo grado; la vittima era la prozia del suo fidanzato.

L’8 dicembre 2011  ha chiesto  un atto di clemenza alla commissione statale che decide sulle richieste di grazia.

È l'unico rimedio a sua disposizione, per il momento. Poco prima di essere processata da un tribunale per adulti, ammise la sua colpevolezza convinta di evitare, in questo modo, la richiesta di condanna a morte. Così facendo, ha però compromesso le possibilità di ricorrere direttamente in appello contro il verdetto e contro la condanna.

Christi è andata a processo senza comparire prima di fronte a un giudice. Lì, forse, avrebbero potuto emergere alcune vicende della sua infanzia che una giuria decente avrebbe potuto considerare circostanze attenuanti: come i continui abusi sessuali subiti da piccola o i due tentativi di suicidio che a 13 anni la fecero finire in un ospedale psichiatrico.

Christi sostiene che a commettere l'omicidio sia stato il fidanzato, di cui era succube. Uno psichiatra che la esaminò prima del processo la definì "depressa, dipendente e insicura, timorosa di mettersi contro" il suo ragazzo.

Con ogni probabilità, non tutti i casi dei 2500 condannati all'ergastolo senza possibilità di scarcerazione per reati commessi quando avevano meno di 18 anni, sono così sconvolgenti come quello di Christi. Non si tratta di scusare crimini o di dimenticare la sofferenza che hanno provocato.

Si tratta, invece, di sottolineare alcune caratteristiche del sistema giudiziario statunitense.

Gli Usa sono l'unico paese al mondo a imporre una condanna del genere nei confronti di minorenni al momento del reato, una condanna che in alcuni casi può essere inflitta automaticamente, senza tenere in considerazione circostanze attenuanti, come un passato di traumi e di abusi, il livello di coinvolgimento nel reato, le condizioni di salute mentale o la propensione alla riabilitazione.

La Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti dell'infanzia, entrata in vigore oltre due decenni fa, vieta espressamente di mettere a morte persone che avevano di 18 anni al momento del reato. È quel trattato internazionale che invochiamo, ogni volta che raccontiamo e denunciamo l'esecuzione di un minorenne in Iran.

Quella stessa Convenzione proibisce espressamente l'imposizione della condanna all'ergastolo senza possibilità di rilascio per i reati, per quanto gravi, commessi da persone di età inferiore a 18 anni. Tutti i paesi del mondo, a parte gli Usa e la Somalia, l'hanno ratificata.

Nel maggio 2010, la Corte suprema degli Usa ha stabilito che l'ergastolo senza possibilità di rilascio sulla parola è "una pena particolarmente severa nei confronti di un minorenne" dato che questi sconterà in media più anni in carcere e passerà la maggior parte della sua vita in prigione, rispetto a un criminale adulto. "Una persona di 16 anni e una persona di 75 anni, condannati all'ergastolo senza possibilità di rilascio sulla parola, ricevono la stessa pena solo sulla carta" - ha detto la Corte, vietando questo genere di condanna per i reati che non solo collegati a un omicidio.

Meno di un mese fa, la Corte ha accettato di pronunciarsi sull'estensione di questo divieto anche ai reati collegati a un omicidio. La decisione è attesa non prima della metà del 2012.

Nel frattempo, l'ergastolana Christi Cheramie ha ottenuto un diploma equivalente a quello di scuola media e una laurea in Scienze agrarie, materia che ora insegna nelle classi attivate all'interno del penitenziario.

Come ha detto una guardia carceraria che la conosce bene, Christi "merita una seconda possibilità".

Siete d'accordo?

Dal blog "Le persone e la dignità", di Amnesty International e Corriere della Sera di Riccardo Noury - 8 Dicembre 2011


Eremo Via vado di sole, L'Aquila,mercoled' 1 febbraio 2012

venerdì 27 gennaio 2012

OCCHIO DI GIUDA : Chiudono i manicomi criminali

OCCHIO DI GIUDA  : Chiudono  i manicomi criminali

Archiviare una storia disumana durata almeno ottanta anni . Millequattrocentotra uomini e donne rinchiusi negli ospedali psichiatrici giudiziari .Spesso detenuti per  piccoli reati   commessi  per quel male oscuro della follia  che impronta i comportamenti .
I cancelli dei manicomi criminali non si apriranno più per nessuno. E nelle carceri italiane ci saranno meno detenuti. Il Senato ha approvato il  con 26 i voti favorevoli, 40 contrari e 8 astenuti. Il provvedimento ora passa alla Camera, per convertirlo c'è tempo fino al 20 febbraio. All'interno anche un emendamento, deciso a maggioranza, che prevede la chiusura degli ospedali psichiatrici giudiziari entro il 31 marzo 2013.

Sono passati 600 giorni da quando, nel giugno 2010, la Commissione d'inchiesta del Senato sull'efficacia ed efficienza del Servizio sanitario nazionale entrò nel manicomio criminale Barcellona Pozzo di Gotto (Me). "Davanti a noi - racconta il senatore Ignazio Marino, presidente della commissione - uno spettacolo imbarazzante. Le lenzuola sporche, i muri scrostati dall'umidità, la muffa, i materassi accatastati, gli uomini lasciati senza cure e costretti in condizioni disumane. Il primo uomo che ho visto era nudo, legato con delle garze, sdraiato su un letto. Era in queste condizioni da cinque giorni".

Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, parlò allora di scene indegne di un Paese appena appena civile. E la Commissione avviò un'indagine sugli Opg di Barcellona Pozzo di Gotto (Me), Aversa (Ce), Napoli, Montelupo Fiorentino (Fi), Reggio Emilia e Castiglione delle Stiviere. Le immagini raccolte durante le ispezioni diventarono un documentario. E la malattia mentale ha smesso di essere una ferita da nascondere alla società.
La legge, così come approvata dal Senato - spiega Marino - indica le caratteristiche e sancisce tempi certi per l'individuazione delle nuove strutture, interamente a carattere ospedaliero con una rete di vigilanza esclusivamente esterna, che permetteranno di superare gli Ospedali Psichiatrici Giudiziari. Il termine è il 31 marzo 2013. "Questo voto responsabilizza tutti - dice il senatore - Stato Regioni, Magistratura. Nessuno potrà più dire 'io non sapevo' o 'io non posso', perché queste 1.500 persone internate, nella maggior parte dei casi senza garanzia delle cure e senza rispetto della loro dignita', devono da tutti noi essere percepite come una ferita ed una vergogna nel nostro vivere civile".

Soltanto così i folli, autori di un reato, potranno essere curati nel rispetto della dignità umana. "È importante intervenire su questa realtà - dice ancora Marino -. Basti pensare che dei 1500 pazienti rinchiusi negli Opg, poco più della metà (il 60%) è internato perché ritenuto socialmente pericoloso. Tutti gli altri non sono stati liberati perché non hanno un progetto terapeutico, non hanno una famiglia che li accolga o una Asl che li possa assistere. E' come se fossero rifiutati dai "loro" territori perché mancano le risorse".

Ma dove andrà chi è dentro? "Ci saranno strutture sanitarie in ogni Regione, le deciderà un decreto congiunto a firma del ministero della Giustizia e della Salute. Ognuna avrà un team composto da psicologi, psichiatri e personale medico pronto ad affrontare le esigenze dei malati autori di reato. La polizia penitenziaria invece farà vigilanza esterna".
di ADELE SARNO (25 gennaio 2012)  La Repubblica

Via libera al pacchetto carceri

Il provvedimento di chiusura dei manicomi giudiziari  fa parte dei provvedimenti per l'emergenza, insieme ad alcune misure per velocizzare la giustizia civile. Tremilatrecento detenuti verso l'uscita. Alzata  fino a 18 mesi la pena residua che si può scontare ai domiciliari. Stanziati 57 milioni per l'edilizia carceraria. Ma dal Pdl e dalla Lega si alzano voci.. Il Consiglio dei Ministri infatti  ha appena approvato i provvedimenti per l'emergenza carceri, insieme ad alcune misure per velocizzare la giustizia civile, messe a punto dal ministro della Giustizia, Paola Severino. Il 'pacchetto' prevede diverse misure normative per affrontare l'emergenza dei penitenziari con ampliamento della possibilità di detenzione domiciliare. Approvate anche le misure per il processo penale e per quello civile, che erano all'ordine del giorno. "Quelli che abbiamo approvato sono provvedimenti di emergenza, misure doverose, necessarie e urgentissime, ma la soluzione definitiva non può venire da queste norme, che sono un tampone, bensì da una riforma del sistema carcerario" spiega il Guardasigilli. Che pronuncia parole destinate a far rumore: "'Io non ho mai escluso che l'amnistia e l'indulto siano dei mezzi che contribuiscono ad alleviare l'emergenza carceri, ma ho sempre detto che non sono dei provvedimenti di matrice governativa: se questa indicazione verrà dal Parlamento io non la contrasterò".

Tra i primi effetti del pacchetto, l'uscita progressiva dal carcere di circa tremilatrecento detenuti, per effetto del decreto che alzerà fino a 18 mesi la pena residua che si può scontare ai domiciliari. Inoltre sancisce l'uscita dal circuito carcerario per gli arrestati in flagranza di reato, e in generale di quanti alimentano il fenomeno delle cosiddette 'porte girevoli', entrando in carcere per la sola immatricolazione per poi essere scarcerati o inviati ai domiciliari.
In questo caso il beneficio sarebbe di circa 21mila detenuti 'di passaggio' in meno ogni anno negli istituti detentivi italiani.  Assegnati, inoltre, 57 milioni per l'edilizia carceraria. mentre per il ministro "occorre valutare se estendere il sindacato di controllo dei parlamentari" alle celle in cui si trovano le persone arrestate in attesa della convalida da parte del magistrato.

I numeri. Il Governo stima che con il decreto legge in vigore potranno esserci fra i 15 ed i 20mila detenuti in meno. Attualmente ci sono nelle carceri italiane circa 67mila detenuti per circa 45mila posti. "Non possiamo quantificare con esattezza - dice Severino - quanti detenuti usciranno. La norma che riguarda le 'porte girevoli' per coloro che vengono arrestati per soli tre giorni riguarda 15-18mila detenuti. La norma che consente di scontare gli ultimi 18 mesi di pena agli arresti domiciliari riguarda 3mila persone".

Basta "porte girevoli". "Nel giro di 48 ore una persona saprà se dovrà andare in carcere, agli arresti domiciliari o in libertà" dice il ministro della giustizia che si riferisce al "fenomeno delle porte girevoli: vi sono circa 21 mila detenuti che entrano ed escono dal carcere nel giro di 3 giorni. Abbiamo pensato ad una soluzione nella quale il soggetto arrestato, limitandoci a reati di offensività limitata e contenuta e quindi non di allarme sociale, vengano portati direttamente ai luoghi di custodia e nel giro di 48 ore dal giudice che convaliderà l'arresto". Poi, spiega, ci sarà la libertà, gli arresti domiciliari o il carcere senza però passare per quella "ritualità faticosa e umiliante del passaggio in carcere. E' una difesa sociale e dei diritti di chi viene arrestato". Oggi, ricorda, "il periodo è più o meno il doppio, ora il periodo è abbreviato e non v'è passaggio in carcere". Per Severino "entrare e uscire dal carcere in tre giorni vuol dire creare problemi umanitari, sociali e di sovraffollamento".

Più domiciliari. Per i reati con una pena massima fino a 4 anni sarà possibile a discrezione del giudice applicare la condanna alla "reclusione detentiva ai domiciliari" spiega Paola Severino. "Si passa dal sistema cautelare preventivo - spiega il ministro - al sistema penale vero e proprio, prevedendo accanto alla sanzione della reclusione la reclusione domiciliare, con la prescrizione di particolari modalita' di controllo: non dei mezzi elettronici, che non ritengo opportuno attivare perchè devono ancora essere sperimentati e dimostrare di avere costi inferiori alla detenzione carceraria". Stando alle previsioni con l'estensione dei domiciliari a chi ha davanti a sè ancora diciotto mesi di detenzione si risparmieranno 375 mila euro al giorno.

"C'è stata collegialità". Il criterio della assoluta collegialita' è stato pienamente mantenuto anche in questa importantissima occasione - ha detto il ministro della Giustizia, Paola Severino - E' stato approvato un pacchetto di riforme alcune per l'emergenza carceri", altre riguardano "diritto ed economia" ed "efficienza della giustizia". Rappresentano "le linee portanti che avevo avuto modo di illustrare nelle commissioni di Camera e Senato e che    costituiscono il contenuto di tre gruppi di provvedimenti". "Il sovraffollamento delle carceri è il primo dei miei pensieri ed è per questo che ho scelto lo strumento del decreto legge - continua il ministro della Giustizia - E' tempo di mettere mano ad una seria riforma del sistema penitenziario ma sarei una sognatrice se pensassi di poterlo fare con le forze che mi accompagnano e con i tempi brevi di questo governo".

Controllo sui fondi. "Sarà mia cura -afferma il Guardasigilli - garantire che questo denaro venga speso nel migliore dei modi. Dobbiamo completare delle opere a buon punto di realizzazione, vi sono carceri costruiti a tre quarti, padiglioni che dovrebbero consentire un ampliamento il cui completamento dovrebbe esse4e realizzabile con questo stanziamento. Sono pronta a dare conto di ogni euro che verrà speso, deve essere speso per soluzione problema edilizia carceraria, nei limiti di quello che si può fare con questi mezzi".

Circoscrizioni giudiziarie. "Una giustizia del giudice di pace che funziona meglio è una giustizia più vicina al cittadino e che ha una estrema importanza" continua Severino che ha dato il via libera alla "revisione delle circoscrizioni in attuazione della delega già conferita, iniziando dai giudici di pace, per non avere sprechi"

Le polemiche. "Non è concepibile un provvedimento in materia di custodia cautelare così come ipotizzato dal Governo Monti, significherebbe abbassare la guardia nei confronti del crimine ed uno schiaffo all'impegno delle forze dell'Ordine che già adesso è oltre il limite"afferma in una nota Filippo Ascierto, parlamentare del Pdl. ma dal partito di Berlusconi si alzano altre voci critiche: "Dal foverno provvedimenti inaccettabili" dicono i parlamentari del Pdl Alfredo Mantovano e Guido Crosetto. Per il leghista Sergio Divina il ddl è "un indulto mascherato". Disco verde dal Pd: "Apprezziamo innanzitutto l'approccio innovativo imperniato prevalentemente su un uso più esteso delle misure alternative alla detenzione, sull'indirizzo di depenalizzare quei reati che non rappresentano grave allarme sociale e sul principio di maggiore garanzia e legalità nell'uso della custodia cautelare".
Fonte La Repubblica (16 dicembre 2011)

Eremo Via vado di sole, L'Aquila, venerdì 27 gennaio

lunedì 19 dicembre 2011

OCCHIO DI GIUDA : Detenzione domiciliare

OCCHIO DI GIUDA  :  Detenzione domiciliare


Il Consiglio dei Ministri ha appena approvato i provvedimenti per l'emergenza carceri, insieme ad alcune misure per velocizzare la giustizia civile, messe a punto dal ministro della Giustizia, Paola Severino. Il 'pacchetto' prevede diverse misure normative per affrontare l'emergenza dei penitenziari con ampliamento della possibilità di detenzione domiciliare. Approvate anche le misure per il processo penale e per quello civile, che erano all'ordine del giorno. "Quelli che abbiamo approvato sono provvedimenti di emergenza, misure doverose, necessarie e urgentissime, ma la soluzione definitiva non può venire da queste norme, che sono un tampone, bensì da una riforma del sistema carcerario" spiega il Guardasigilli. Che pronuncia parole destinate a far rumore: "'Io non ho mai escluso che l'amnistia e l'indulto siano dei mezzi che contribuiscono ad alleviare l'emergenza carceri, ma ho sempre detto che non sono dei provvedimenti di matrice governativa: se questa indicazione verrà dal Parlamento io non la contrasterò".

Tra i primi effetti del pacchetto, l'uscita progressiva dal carcere di circa tremilatrecento detenuti, per effetto del decreto che alzerà fino a 18 mesi la pena residua che si può scontare ai domiciliari. Inoltre sancisce l'uscita dal circuito carcerario per gli arrestati in flagranza di reato, e in generale di quanti alimentano il fenomeno delle cosiddette 'porte girevoli', entrando in carcere per la sola immatricolazione per poi essere scarcerati o inviati ai domiciliari.
In questo caso il beneficio sarebbe di circa 21mila detenuti 'di passaggio' in meno ogni anno negli istituti detentivi italiani.  Assegnati, inoltre, 57 milioni per l'edilizia carceraria. mentre per il ministro "occorre valutare se estendere il sindacato di controllo dei parlamentari" alle celle in cui si trovano le persone arrestate in attesa della convalida da parte del magistrato.

I numeri. Il Governo stima che con il decreto legge in vigore potranno esserci fra i 15 ed i 20mila detenuti in meno. Attualmente ci sono nelle carceri italiane circa 67mila detenuti per circa 45mila posti. "Non possiamo quantificare con esattezza - dice Severino - quanti detenuti usciranno. La norma che riguarda le 'porte girevoli' per coloro che vengono arrestati per soli tre giorni riguarda 15-18mila detenuti. La norma che consente di scontare gli ultimi 18 mesi di pena agli arresti domiciliari riguarda 3mila persone".

Basta "porte girevoli". "Nel giro di 48 ore una persona saprà se dovrà andare in carcere, agli arresti domiciliari o in libertà" dice il ministro della giustizia che si riferisce al "fenomeno delle porte girevoli: vi sono circa 21 mila detenuti che entrano ed escono dal carcere nel giro di 3 giorni. Abbiamo pensato ad una soluzione nella quale il soggetto arrestato, limitandoci a reati di offensività limitata e contenuta e quindi non di allarme sociale, vengano portati direttamente ai luoghi di custodia e nel giro di 48 ore dal giudice che convaliderà l'arresto". Poi, spiega, ci sarà la libertà, gli arresti domiciliari o il carcere senza però passare per quella "ritualità faticosa e umiliante del passaggio in carcere. E' una difesa sociale e dei diritti di chi viene arrestato". Oggi, ricorda, "il periodo è più o meno il doppio, ora il periodo è abbreviato e non v'è passaggio in carcere". Per Severino "entrare e uscire dal carcere in tre giorni vuol dire creare problemi umanitari, sociali e di sovraffollamento".

Più domiciliari. Per i reati con una pena massima fino a 4 anni sarà possibile a discrezione del giudice applicare la condanna alla "reclusione detentiva ai domiciliari" spiega Paola Severino. "Si passa dal sistema cautelare preventivo - spiega il ministro - al sistema penale vero e proprio, prevedendo accanto alla sanzione della reclusione la reclusione domiciliare, con la prescrizione di particolari modalita' di controllo: non dei mezzi elettronici, che non ritengo opportuno attivare perchè devono ancora essere sperimentati e dimostrare di avere costi inferiori alla detenzione carceraria". Stando alle previsioni con l'estensione dei domiciliari a chi ha davanti a sè ancora diciotto mesi di detenzione si risparmieranno 375 mila euro al giorno.

"C'è stata collegialità". Il criterio della assoluta collegialita' è stato pienamente mantenuto anche in questa importantissima occasione - ha detto il ministro della Giustizia, Paola Severino - E' stato approvato un pacchetto di riforme alcune per l'emergenza carceri", altre riguardano "diritto ed economia" ed "efficienza della giustizia". Rappresentano "le linee portanti che avevo avuto modo di illustrare nelle commissioni di Camera e Senato e che    costituiscono il contenuto di tre gruppi di provvedimenti". "Il sovraffollamento delle carceri è il primo dei miei pensieri ed è per questo che ho scelto lo strumento del decreto legge - continua il ministro della Giustizia - E' tempo di mettere mano ad una seria riforma del sistema penitenziario ma sarei una sognatrice se pensassi di poterlo fare con le forze che mi accompagnano e con i tempi brevi di questo governo".

Controllo sui fondi. "Sarà mia cura -afferma il Guardasigilli - garantire che questo denaro venga speso nel migliore dei modi. Dobbiamo completare delle opere a buon punto di realizzazione, vi sono carceri costruiti a tre quarti, padiglioni che dovrebbero consentire un ampliamento il cui completamento dovrebbe esse4e realizzabile con questo stanziamento. Sono pronta a dare conto di ogni euro che verrà speso, deve essere speso per soluzione problema edilizia carceraria, nei limiti di quello che si può fare con questi mezzi".

Circoscrizioni giudiziarie. "Una giustizia del giudice di pace che funziona meglio è una giustizia più vicina al cittadino e che ha una estrema importanza" continua Severino che ha dato il via libera alla "revisione delle circoscrizioni in attuazione della delega già conferita, iniziando dai giudici di pace, per non avere sprechi"

Le polemiche. "Non è concepibile un provvedimento in materia di custodia cautelare così come ipotizzato dal Governo Monti, significherebbe abbassare la guardia nei confronti del crimine ed uno schiaffo all'impegno delle forze dell'Ordine che già adesso è oltre il limite"afferma in una nota Filippo Ascierto, parlamentare del Pdl. ma dal partito di Berlusconi si alzano altre voci critiche: "Dal foverno provvedimenti inaccettabili" dicono i parlamentari del Pdl Alfredo Mantovano e Guido Crosetto. Per il leghista Sergio Divina il ddl è "un indulto mascherato". Disco verde dal Pd: "Apprezziamo innanzitutto l'approccio innovativo imperniato prevalentemente su un uso più esteso delle misure alternative alla detenzione, sull'indirizzo di depenalizzare quei reati che non rappresentano grave allarme sociale e sul principio di maggiore garanzia e legalità nell'uso della custodia cautelare".

Eremo Via vado di sole, L'Aquila, lunedì 19 dicembre 2011

domenica 18 dicembre 2011

OCCHIO DI GIUDA : Rapporto sulle carceri italiane

OCCHIO DI GIUDA  : Rapporto sulle carceri italiane 


Il quadro complessivo e aggiornato della situazione delle carceri italiane è diffuso da Antigone 1 attraverso il Redattore Sociale 2 e rilanciato da Ristretti Orizzonti 3. Ecco, dunque, qui di seguito tutti i dettagli del Rapporto che porta la data del 28 ottobre.
Il quadro generale. Detenuti a quota 67.428, un terzo stranieri. Nel corso dell'anno 84.641 gli ingressi totali. Le donne recluse sono 2.877. Tempi duri per i lavoranti. Oltre 18 mila in misura alternativa. È un sistema penitenziario in affanno, stretto tra il sovraffollamento e le difficoltà finanziarie, quello descritto dall'ottavo rapporto nazionale sulle condizioni di detenzione redatto dall'Osservatorio Antigone, dall'emblematico titolo "Le prigioni malate" (Edizioni dell'asino), presentato questa mattina.

La popolazione detenuta. Al 30 settembre 2011 erano 67.428 i detenuti reclusi nei 206 istituti di pena italiani, a fronte di una capienza regolamentare di 45.817 posti. Nel corso del 2010 sono stati 84.641 gli ingressi totali, di cui 6.426 di donne e 37.298 di stranieri. La componente femminile resta minima rispetto al totale della popolazione reclusa (2.877, di cui 1.182 straniere). Per 53 donne detenute e i loro figli (54 bambini) hanno funzionato 17 asili. Nel complesso, i detenuti non italiani sono poco meno di un terzo (24.401). Di questi, il 20,2% viene dal Marocco, il 14,8% dalla Romania, il 13,1% dalla Tunisia, l'11,2% dalla Albania. Delle detenute straniere presenti il 22,6% viene dalla Romania, il 15,9% dalla Nigeria. Al 30 giugno 2011 la fascia d'età più rappresentata era quella compresa tra i 30 e i 35 anni (11.594), seguita da quella compresa tra i 35 e 39 (10.835), 547 gli ultrasettantenni. Inoltre, 1.647 erano i detenuti in possesso di una laurea, 22.117 quelli con la licenza di scuola media inferiore, 789 gli analfabeti.

Tipo e durata delle condanne. I detenuti con condanna definitiva sono in tutto 37.213. Nella precedente rilevazione di giugno 2011 erano 37.376, di cui il 6,7% in carcere per condanne fino a un anno e il 28,5% fino a tre anni. Inoltre, tra i definitivi il 26,9% aveva un residuo di pena fino a un anno, il 61,5% fino a tre anni. Nel mese di settembre le persone recluse in attesa di primo giudizio erano 14.639 e i detenuti imputati 28.564. Gli internati 1.572. Al 30 giugno erano 32.991 le persone ristrette per reati contro il patrimonio, 28.092 per reati previsti dalla legge sulle droghe, 6.438 per associazione di stampo mafioso, 1.149 per reati legati alla prostituzione.

Svuota carceri e misure alternative. La cosiddetta legge "svuota carceri" (ex l. 199/2010) al 31 maggio aveva aperto le porte del carcere a 3.446 persone. Per quanto riguarda le misure alternative, al 30 settembre 2011 ne beneficiavano in 18.391, di cui 9.449 in affidamento in prova ai servizi sociali, 887 in semilibertà e 8.055 in detenzione domiciliare. La rilevazione di giugno dimostra che lo 0,46% delle persone in misura alternativa ha commesso reato nel frattempo.

Carcere e lavoro. In base ai dati di fine giugno lavoravano in carcere 13.765 persone, il 20,4% della popolazione detenuta. Tra questi, 11.508 erano alle dipendenze dell'amministrazione penitenziaria e 2.257 per datori di lavoro esterni. Antigone registra il brusco calo del budget per la remunerazione dei lavoranti: dal 2006 al 2011 è sceso di 21.735.793 euro. Per il 2011 lo stanziamento è stato di 49.664.207, nonostante i detenuti siano aumentati di oltre 15 mila unità. Altre brutte notizie, nel frattempo, sono arrivate: gli incentivi alle assunzioni di detenuti in esecuzione penale all'interno degli istituti, previsti dalla legge "Smuraglia" (n. 193/2000), per l'anno in corso non sono operativi da giugno per esaurimento del budget a disposizione per la copertura dei benefici fiscali. Una notizia, questa, che ha suscitato forti reazioni e polemiche, tanto da spingere il Dap a impegnarsi a trovare la copertura almeno fino alla fine dell'anno. Ma è ancora tutto in forse.

La mappa del sovraffollamento: maglia nera al carcere di Lamezia Terme (303%)
La Puglia è la regione più sovraffollata (183%), mentre in Trentino Alto Adige i detenuti sono meno dei posti disponibili. Sotto controllo la situazione in Sardegna e Basilicata.
Non migliora la situazione del sovraffollamento nelle carceri italiane. Le stime di Antigone parlano ancora di detenuti in eccesso rispetto alla capienza regolamentare (67.428 persone, 45.817 posti). Il carcere in assoluto più sovraffollato è quello di Lamezia Terme, il cui indice di affollamento raggiunge quota 303% (rilevazione al 30 giugno). A fronte di una capienza di 30 posti, sono 91 i reclusi, di cui 39 stranieri.

Brescia "Canton Monello" è al secondo posto, con un indice del 258% (206 posti, 532 detenuti), seguito dal 253% di Busto Arsizio (167 posti, 423 reclusi). Valori di poco inferiori sono quelli del carcere di Varese (247%, con 131 detenuti per una capienza di 53) e di Piazza Armerina (240 (108 reclusi, 45 posti). Non va meglio a Pozzuoli (236%) e Bologna (235%), così come a Vicenza (234%) e San Vittore (230%). Ma la lista del disagio penitenziario è lunga e non fa sconti.

Le regioni più affollate. Parallelamente, Antigone fa anche il punto sulle regioni più sovraffollate. Il primo posto va alla Puglia, con un indice di sovraffollamento del 183% (11 istituti, una capienza di 2.458 posti e una popolazione reclusa che arriva a quota 4.486). Segue l'Emilia Romagna con un 171%: 13 carceri, 2.394 posti, 4.089 reclusi. La Lombardia guadagna un 169% (19 istituti, capienza di 5.652 e 9.559 detenuti. Al quarto posto la Calabria (165%), al quinto il Friuli Venezia Giulia (164%) e in sesta posizione il Veneto (162%). In Trentino Alto Adige invece il sovraffollamento non è arrivato: con il suo indice del 65% la provincia autonoma si posiziona all'ultimo posto della lista: nei due istituti ci sono 520 posti disponibili, ma sono 340 i detenuti.

Le meno gravi. La situazione non è grave in Sardegna, dove in 12 istituti sono garantiti 1.981 posti e i detenuti sono 2.012 (102%). Anche la Basilicata tiene: nei suoi tre istituti ci sono 482 detenuti, mentre i posti sono 440 (110%).

Il confronto con l'estero. Record sovraffollamento e ritardo nelle misure alternative: impietoso confronto europeo. Buoni i dati sul tasso di criminalità, ma va male per quota di detenuti senza sentenza definitiva e per la percentuale di stranieri. Il sovraffollamento italiano non ha pari in Europa, a eccezione della Serbia. Lo dice l'ultima rilevazione di "Space I": al 1° settembre 2009 il tasso di sovraffollamento in Italia era del 148,2% e rappresentava un record assoluto in Europa, superato solo dalla Serbia (157,9%). In Francia il tasso era del 123,3%, in Germania del 92%, in Spagna 141%, nel Regno Unito del 98,6%, mentre la media europea era del 98,4%.

Tassi di criminalità. Va meglio per quanto riguarda i tassi di criminalità registrati da Eurostat: l'Italia, con 4.545 reati registrati ogni 100 mila abitanti, precede Spagna e Francia, rispettivamente a quota 5.147 e 5.559. Germania e Regno Unito presentano tassi di criminalità più elevati, rispettivamente 8.481 e 7.436.

Stranieri nelle celle. L'Italia si colloca sopra la media anche per presenze straniere negli istituti penitenziari: sempre secondo "Space I" gli stranieri nelle carceri francesi erano il 18,1%, in quelle tedesche il 26,4%, in quelle spagnole il 34,6%, in quelle britanniche il 12,6%, mentre in Italia erano il 37%.

Senza sentenza definitiva. Duro anche il confronto per il numero di detenuti senza sentenza definitiva: in Francia erano il 23,5% dei reclusi, in Germania il 16,2%, in Spagna il 20,8%, nel Regno Unito il 16,7%, mentre la percentuale italiana era del 50,7%.
Reati legati alla droga. Il nostro Paese spicca anche per la quota di persone condannate per reati previsti dalla legge sulle droghe. Al 1° settembre 2009 tra i definitivi in Francia il dato era del 14,5%, in Germania del 15,1%, in Spagna del 26,2%, nel Regno Unito del 15,4%. Alla stessa data la percentuale in Italia era del 36,9%.
Le alternative al carcere. Grande distacco anche in materia di misure alternative: i beneficiari sono stati in Francia 123.349, in Germania quasi 120 mila, in Spagna 111.994, in Inghilterra e Galles 197.101, in Italia 13.383.

A macchia di leopardo: Tribunale che vai... C'è unanimità solo per gli affidamenti in prova ai servizi sociali. Basse percentuali per i domiciliari, a eccezione di Venezia. Irrigidimento sul fronte semilibertà. In ordine sparso, così procedono i tribunali di sorveglianza italiani nella concessione o meno delle misure alternative. Nel suo ottavo rapporto Antigone mette i luce la diversa propensione all'autorizzazione di misure quali l'affidamento in prova, la semilibertà, la detenzione domiciliare nelle diverse sedi di giustizia italiane.

La forbice delle disponibilità. Secondo quanto emerso dall'indagine esplorativa, per l'affidamento in prova ai servizi la forbice nelle percentuali di accoglimento delle istanze è ampia: va dal minimo dell'11,58% di Napoli al massimo del 39,43% di Milano. Tra i tribunali con gli indici meno elevati Antigone segnala Venezia (14,5%) e Torino (14,43%), mentre tra quelli con gli indici più elevati evidenzia Perugia (31,6%).

Affidamento terapeutico. La misura alternativa con le maggiori possibilità di successo è in generale l'affidamento terapeutico: 7 dei 9 tribunali indagati presentano tassi di accoglimento superiori al 30%. A Milano e a Venezia la percentuale arriva quasi al 50%. All'ultimo posto invece si piazza Napoli, con l'8,4%, ma non spicca neanche L'Aquila (16,04%). Detenzione domiciliare. Meno disomogenea è la concessione della detenzione domiciliare, che incontra una generale tendenza alla prudenza, con percentuali di accoglimenti che non superano mai il 25%. Si va dal 14,96% di Napoli e al 25,7% di Roma. In controtendenza solo Venezia, con il 49,63%.

La semilibertà. Intanto, sul fronte della semilibertà si deve fare i conti con un irrigidimento: il tribunale con la percentuale più elevata è Perugia con il 20,75%. Tra gli altri, Venezia raggiunge quota 18,44% e ancor più bassi sono i valori di Milano (5,67%), Napoli (8,25%), Roma (8,76%) e Torino (8,82%).

Come interpretare i dati. Due le interpretazioni possibili di fronte a questi dati: "In primo luogo - scrive Antigone nel rapporto - ad eccezione degli affidamenti terapeutici, c'è una tendenza a un atteggiamento prudente da parte della magistratura di sorveglianza che merita un momento di riflessione e di ulteriore analisi". In secondo luogo, i risultati parlano di una "giurisprudenza a macchia di leopardo". Se in alcuni tribunali si riesce a "limitare l'impatto delle famigerate leggi Ammazza - Gozzini", altrove si tenta di "aggravarne gli effetti in senso restrittivo". A determinare le differenze territoriali sembra essere soprattutto "l'elemento culturale locale".

"Non riusciamo a pagare le bollette". Ad inizio anno giudiziario la relazione ministeriale ammetteva tutte le difficoltà. Antigone: "Sicuri che non ci sia destinazione migliore per i 600 milioni di euro del piano carceri?" La vera emergenza per le carceri italiane è la scarsità di risorse. Solo ieri, 27 ottobre, il provveditore dell'amministrazione penitenziaria in Toscana, Maria Pia Giuffrida, avvisava che "non abbiamo più nemmeno i soldi per pagare il riscaldamento: per ora stiamo chiedendo aiuto alle ditte fornitrici. Qualcuna però ha già tagliato il servizio". È quanto mai attuale, quindi, il quadro della situazione tratteggiato nell'ottavo rapporto Antigone, nel quale si descrive un sistema in affanno, a un passo dal collasso.

Debiti per 120 milioni. D'altro canto lo aveva annunciato la relazione del ministero sull'amministrazione della giustizia, pronunciata a inizio anno giudiziario 2011 e citata da Antigone. Già in quella sede si parlava di un'esposizione finanziaria "di oltre 120 milioni di euro nei confronti delle aziende e dei fornitori di beni e servizi essenziali al mantenimento e all'assistenza delle persone detenute". Per far fronte a tutti i costi l'unica soluzione è "l'artificioso rinvio delle liquidazioni da un esercizio all'altro. Non senza il ricorrente rischio di interruzione delle forniture da parte delle aziende erogatrici". In particolare, per il capitolo di bilancio relativo alle spese di mantenimento e di pulizia sono stati stanziati 30 milioni di euro nel 2010, "valore ben inferiore rispetto a un fabbisogno stimato in circa 90 - 100 milioni di euro" come si indicava ella relazione. Per il 2011 le risorse previste erano di 42 milioni e 600 mila euro. "In questo modo oltre al resto sul bilancio gravano anche gli interessi moratori sempre più cospicui".

L'endemica carenza di personale. Il sistema, intanto, deve fare i conti anche con un personale in numero insufficiente: i magistrati di sorveglianza sono 193 anziché 208. La pianta organica della polizia penitenziaria prevede 45.109 unità, mentre l'attuale organico è fermo a quota 39.232. Dovrebbero esserci 1.331 educatori e 1.507 assistenti sociali, mentre nel 2010 ne risultavano in servizio rispettivamente 1.031 e 1.105.
  La Cassa (vuota) delle ammende: il tesoretto scippato. La cassa svuotata per l'emergenza carceraria: 100 milioni tolti al  recupero dei detenuti e convogliati in nuove carceri, per costruire le quali - secondo il Piano - si dovrebbero spendere 600 milioni. Costruire altre carceri non è la soluzione, dice il nuovo rapporto Antigone, che denuncia un uso distorto delle risorse a disposizione. Oggetto di attenzione e preoccupazione è la "Cassa delle ammende", originariamente nata per finanziare i progetti di riabilitazione dei detenuti, ma di cui oggi si fa un uso ben diverso. Sui due conti che la compongono, quello depositi e quello patrimoniale, si trovavano fino a poco tempo fa oltre 150 milioni di euro. Soldi che arrivano dalle ammende, da sanzioni pecuniarie che il giudice impone al condannato, ma anche dai proventi delle manifatture realizzate dai detenuti o da versamenti cauzionali.
Solo scelte arbitrarie. La scelta dei progetti da finanziare, in capo al Dap e a un delegato del ministero del Tesoro, "avviene nel più completo arbitrio, denuncia Antigone. Se ciò è accettabile qualora i richiedenti siano soggetti pubblici è invece inaccettabile qualora siano soggetti privati". Oltre all'arbitrarietà della gestione, il problema è che di soldi, oggi, in quella cassa ce ne sono pochi. È colpa dell'emergenza sovraffollamento: il decreto "mille proroghe" ha stabilito che per affrontare la situazione "i fondi disponibili nella Casa delle ammende possono venire utilizzati anche progetti di edilizia penitenziaria". E così il "tesoretto" scivola via: 100 milioni sono stati vincolati all'edilizia carceraria, mentre gli altri 500 milioni necessari al piano carceri sono stati previsti dalla finanziaria 2010. Tra questo e la liquidazione di alcuni progetti approvati, oggi la cassa dispone di 22 milioni. Togliendo altri 10 milioni di euro per la manutenzione degli istituti da gennaio a settembre 2011, rimane ben poco per i progetti di recupero sociale.

Il sovraffollamento però rimarrà. Il problema, tra l'altro, è che anche con le nuove carceri il sovraffollamento non cesserà. Entro la fine del 2012 arriveranno 11 nuovi istituti e 20 padiglioni per un totale di 9.150 posti e un importo di 661 milioni di euro. Ma i posti mancanti sono molti di più, per l'esattezza 21.600.

Le carceri fantasma. A tutto questo Antigone aggiunge "un'altra perplessità", relativa alle carceri fantasma, "ossia a tutti quegli istituti penitenziari che negli ultimi 20 anni e più (circa 40) sono stati costruiti, spesso ultimati, a volte anche arredati e vigilati, ma inutilizzati, sotto - utilizzati o in totale d'abbandono". Quindi l'amarezza: "Anziché varare un nuovo piano carceri non poteva essere più utile e meno costoso, a seconda dei casi, ultimare, mandare a pieno regime questi istituti o adattarli alle nuove necessità?".

Eremo Via vado di sole, L'Aquila, domenica ,18 dicembre 2011

sabato 1 ottobre 2011

OCCHIO DI GIUDA : Migranti reclusi

OCCHIO DI GIUDA : Migranti reclusi

“Vogliamo sottolineare che la situazione dell’Ospedale Psichiatrico Giudiziario di Aversa è totalmente inaccettabile. Per quanto riguarda le condizioni dei pazienti detenuti e le procedure seguite nella loro contenzione fisica, abbiamo osservato trattamenti inumani e degradanti”.

Purtroppo sì. È questa la cruda realtà degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari in Italia. Una verità sconcertante, accertata nel settembre 2008 e debitamente documentata nella Relazione del Comitato di Prevenzione della Tortura del Consiglio d’Europa, rivelata in seguito al sopralluogo effettuato nell’OPG di Aversa (NA). Il Comitato ha accertato che si tratta di tortura.

Nulla di nuovo. Le istituzioni nazionali erano in realtà al corrente da tempo della gravità della situazione. In data 1 aprile 2008 veniva emanato, al fine di regolamentare la materia, il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri entrato in vigore il 14 giugno 2008, che sanciva il passaggio della funzione sanitaria in tutti gli Istituti Penitenziari (adulti, minori e OPG) dal Ministero della Giustizia a quello della Salute. Ed è proprio questo il nodo fondamentale dell’intera vicenda. Il riconoscimento normativo come luogo di cura, e non come centro di detenzione. Ma a distanza di tre anni dall’emanazione del decreto, la normativa vigente è rimasta completamente inattuata.


“Le condizioni igienico-sanitarie, organizzative e clinico – psichiatriche degli OPG risultano gravi e inaccettabili e presentano un assetto strutturale assimilabile al carcere o all’istituzione manicomiale”.

È questo il risultato della Relazione della Commissione di inchiesta del Senato della Repubblica presieduta dall’onorevole Ignazio Marino. Una delegazione della Commissione ha avuto accesso, senza alcun preavviso, presso i sei OPG distribuiti su tutto il territorio nazionale, rilevando la palese inadeguatezza dell’approccio terapeutico utilizzato e la cronica carenza di personale. Mancano gli infermieri ed ogni ospite ha in media trenta minuti al mese di colloquio con lo psichiatra. Praticamente, un lasso di tempo ininfluente per aspirare a un benché minimo segnale di miglioramento psichico.

Gli ospiti di questi “centri di detenzione”, autori nel 30% – 40% dei casi di piccoli reati, soffrono oltremodo per gli errori del passato. A causa della loro infermità mentale non possono essere ospitati nelle ordinarie strutture carcerarie, dovendo pertanto scontare l’alternativa misura di sicurezza presso gli OPG. A differenza della pena carceraria (commisurata alla gravità del reato), la misura di sicurezza è prorogabile, di norma, di sei mesi in sei mesi. Alla scadenza della stessa il giudice valuta la pericolosità sociale del soggetto. E nella maggior parte dei casi, la cronica carenza di strutture intermedie o di reparti specializzati al trattamento della malattia mentale scatena un sistema vizioso di proroghe sistematiche, svincolate dallo stesso concetto, quanto mai dilazionato, di pericolosità sociale. E l’assenza di un adeguato percorso terapeutico all’interno della struttura limita drasticamente le possibilità di reinserimento sociale, con evidente violazione della “funzione rieducativa della pena” prevista dell’art. 27 Cost. Si compie in tal modo, con estrema crudeltà, la condanna all’ergastolo bianco.


A pagare il prezzo più alto per questo esasperato ricorso alle misure di sicurezza sono sempre più spesso cittadini stranieri extracomunitari, i deboli tra i deboli, nei confronti dei quali non viene garantito l’accesso ai diritti previsto per i cittadini italiani. Alla base di questa discriminazione vi sono certamente scelte di politica di repressione e di “gestione discrezionale” del fenomeno dell’immigrazione, senza dimenticare quella strutturale incapacità istituzionale di predisporre un equo sistema di tutela dei diritti fondamentali di ogni individuo. Una volta entrati in contatto con quest’atroce realtà, i migranti reclusi sono costretti a subire una serie interminabile di soprusi e discriminazioni. Innanzitutto perché il loro diritto alla difesa incontra numerosi ostacoli formali e sostanziali (in primis per chi vive in Italia come immigrato irregolare), senza trascurare le evidenti difficoltà linguistiche, di comunicazione e di scarsa conoscenza del sistema giuridico italiano, oltre all’impossibilità di attivare, a causa delle insufficienti risorse economiche, quei meccanismi di tutela previsti in caso di evidenti errori giudiziari.

La stessa Commissione di inchiesta del Senato ha accertato, in seguito a perizie psichiatriche, che tra i 1500 ospiti presenti nei sei OPG 376 sarebbero soggetti non pericolosi, quindi “dismissibili” e trasferibili in case–famiglia o Dipartimenti di salute mentale.

La situazione, purtroppo, allo stato attuale, non presenta novità significative. Questi centri, autentici “contenitori di follia”, sono una vera e propria discarica sociale, un posto in cui rinchiudere i dimenticati. Stanze sovraffollate, condizioni igienico-sanitarie disumane, uso sconsiderato di psicofarmaci, letti di contenzione sui quali legare per giorni e giorni, nudi e senza assistenza, gli ospiti più esagitati del centro. A vigilare, nessun infermiere, nessun medico, soltanto le guardie carcerarie.

Nonostante siano trascorsi oltre trent’anni dalla storica “Legge Basaglia” che sanciva la chiusura dei manicomi e la contestuale regolamentazione del trattamento sanitario obbligatorio, il superamento della logica manicomiale è ancora lontano dalla piena ed effettiva attuazione. L’approccio repressivo è indubbiamente antiterapeutico e lesivo dei diritti umani, rappresenta un crimine istituzionale che annienta completamente l’individuo e distrugge la sua mente, per sempre, solcando la memoria di tracce indelebili, intrise di una sofferenza infinita.

“L’ennesimo fatto increscioso” sentenzieranno i soliti noti, non tanto per i diritti umani ancora una volta violati quanto per alimentare quella perenne, quanto mai fittizia , condizione di costante e forzata indignazione. E, peraltro, svincolata, sistematicamente, da necessari interventi risolutivi.

E uno stato di finta incredulità, smascherato da una toccante testimonianza di un detenuto migrante, intervistato, durante i sopralluoghi, da una delegazione della Commissione d’inchiesta del Senato: “Io vengo dai Paesi di guerra, non riesco a capire…tra la democrazia vostra e la nostra…non capisco qual è la differenza…la differenza è che qui ti uccidono piano piano”.

Fonte :Voci Globali è un esperimento di giornalismo partecipativo, basato sui citizen media e mirato a rilanciare voci e opinioni spesso dimenticate dall'informazione mainstream. I temi principali sono Paesi in via di sviluppo, violazione dei diritti umani, giustizia sociale, tutela delle minoranze, rispetto della libertà di espressione, cyber-attivismo. Una finestra sull'attualità del villaggio globale raccontata in presa diretta dai cittadini-reporter. Con una redazione virtuale e contributi provenienti da varie parti del mondo, non mancano poi materiali multimediali e reportage originali. Qui maggiori dettagli. Per suggerimenti, proposte e quant'altro, non esitate a contattarci. E grazie!

Migranti reclusi: se la prigione diventa manicomio 18/09/2011di Redazione [Articolo a cura di Ermanno Serratì*

Ermanno Serratì, consulente legale con una grande passione per ogni forma di espressione artistica, è coinvolto in attività associative a sostegno dei migranti e segue temi legati ai diritti umani

Eremo Via vado di sole, L'Aquila, sabato 1 ottobre 2011