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lunedì 18 gennaio 2016

APERTIS VERBIS : A proposito della festa di Sant'Agnese e del Pianeta maledicenza






 SANT’AGNESE SECONDO IL PROF. ARTURO CONTE
Da una vecchia lettera del Professor Arturo Conte ad un quotidiano locale: “Nella forra delle maldicenze, la prima vittima è Sant’Agnese, della quale si sa solo che fu una fanciulla romana del IV secolo; il resto è frutto di leggende tardive. Non si sa se fu decapitata con l’ascia o bruciata sul rogo. Nel dubbio gli aquilani hanno provveduto a squartarla con le lingue che tagliano più delle lame e bruciano più del fuoco. Il pettegolezzo insozza innanzitutto la santa a cui fanno riferimento le baccanti che la erigono a patrona, in una città che va diventando famosa per i petardi della Perdonanza,  nella quale sull’albero della gratuità del Perdono s’è subdolamente innestato quel “perdomai” con cui i greci designavano le scoregge (crepitus ventris) che escono dal deretano, con l’abissale differenza che i peti escono dalla bocca. In tali oscenità è possibile anche coniugare bocca e ano nell’unità di quel baccano e di quel perenne carnevale nel quale si risolvono le feste cittadine d’ogni stagione e fra cui primeggiano la fiera della Befana e i petardi della Perdonanza.Come conciliare il belato dell’agnello sacrificale con i turpiloqui delle Pitie e i grugniti dei porci?Nell’impossibilità di contenere le eruttazioni anali e verbali, dovrebbe almeno essere recepito l’adagio “giocare con i fanti lasciando in pace i santi”.A tal fine propongo ai cultori della maldicenza di ritrarre le zampe dall’aura misteriosa di Sant’Agnese, eleggendo a patrona del pettegolezzo la Perpetua manzoniana furba e scema, muta e linguacciuta, che tanti guai procurò agli sposi promessi e a Don Abbondio. La proposta è sostenuta dal nome stesso (Perpetua) che connota il peto rafforzato (per-petuus) nella pernacchia, l’incontinenza verbale delle spasimanti isteriche, la lingua biforcuta delle serve che ficcano il naso e gli occhi e le orecchie nelle vicende matrimoniali e nelle faccende patrimoniali, inoltrandoli fin nelle cripte delle sante. Propongo inoltre di sostituire i nomignoli Recchia fredda, Lima sorda, Capisciò… con i danteschi Alichino, Calcabrina, Cagnazzo, Libicocco, Draghignazzo, Ciriatto, Graffiacane, Farfarello, Rubicante, elevando a priore delle congreghe Barbariccia.vA quelli, infatti, già pronti a dar fiato alle pernacchie “ma prima aveva ciascun la lingua stretta coi denti verso lor duca per cenno” Barbaroccia, investe di orchestrator di maldicenze e capobanda di malelingue, “aveva del cul fatto trombetta”.Arturo Conte (1921-2009) professore emerito di Psicologia Generale e primario psicologo a L’Aquila, filosofo, filologo.

Eremo Rocca Santo Stefano lunedì 18 gennaio 2016

sabato 9 gennaio 2016

APERTIS VERBIS : Sant'Agnese processo alla maledicenza




 

Per l’anno 2016 gli ideatori ed i promotori   de “Il pianeta maldicenza,undicesima edizione del festival della critica  sincera e costruttiva nella tradizione aquilana  della Sant’Agnese 2016”,hanno deciso di aprire le manifestazioni con un processo.)Il programma per l’anno 2016 si articola temporalmente  nello spazio di due week end ( in attesa del 21 gennaio) e precisamente dal  venerdì 8 a domenica 10 e da venerdì 15 a domenica 17.Angelo De Nicola ,presidente  dell’Associazione culturale  “confraternita aquilana dei devoti di 
Sant’Agnese “,in prima assoluta  nel telegiornale regionale rai tre  delle ore 14,00 di venerdì 8 gennaio  ha dato la motivazione di questa apertura così responsabilizzante ,per modo di dire ,ovvero quella di un processo al “pianeta maledicenza “ che in questi anni è stato messo in piedi a L’Aquila. Partendo proprio dal cuore del problema ,ossia alle numerose documentate critiche  a questa iniziativa  che viene ritenuta ,da chi la critica ,fuorviante, mortificante  e spesso lesiva di quella che è l’identità aquilana. De Nicola ci ha provato così, con un blitz,a recuperare una motivazione  ( quella di prendersi sul serio sia nelle forme che nei contenuti  della manifestazione ) che fa acqua da molte parti e si traduce attraverso una presunta  colpevolezza ( quindi nella finta recita di un mea culpa in alcuni momenti ) in una ulteriore subdola esaltazione  di una  a dir poco inesattezza storica. Con forzature tra le quali quella più significativa per non dire ingombrante : l’aver voluto attribuire a questo aspetto di una tradizione popolare libera e autentica  ,”il dir male  che non è però quello carnevalesco “( in cui il mondo si inverte ), un valore “ positivo “ atteso e documentato che quando si parla di “male “ va messo in evidenza  con forza la negatività  proprio stando nella prospettiva  della “ordinaria banalità del male “ .Non è certo qui il caso  ( ma si può fare rinviando il tutto ad un altro post su questo blog) di affrontare né riferire  la riflessione   e il dibattito, da sempre presente nella storia dell’umanità, sull’opposizione male-bene o sulla reciproca integrazione del male e del bene  come facce della stessa medaglia  perché non è questa la dimensione  delle manifestazioni  sulla maldicenza  tanto basso  ne è in realtà il contenuto culturale ( anche se nel sito http://www.maldicenza.it/santagnese/santagnese_manifesto.htm ,il manifesto dei devoti agnesini scomoda Socrate, Diogene, Giovanni Battista, Giovanni Crisostomo, Dante, Cervantes, Shakespeare, Voltaire, Zola, Foscolo, Montanelli e mille altri,per  affermare che “l’agnesino non dice male ma "dice il male" e non  chiaramente  ,perché le parole hanno un peso e un senso , denuncia, si oppone, rimedia al male .
Dunque il processo  nella sua finzione  scenica ma anche nella sua imitazione della realtà dove imitazione sta  per manipolazione della realtà ha visto protagonisti  e attori interessati  in vario modo ad un dibattimento innanzi alla Corte ( così pomposamente chiamata ,in realtà un tribunale  termine che evoca di più il senso della giustizia  ma bastava anche un iudice monocratico ) composta da Nicola Trifuoggi  Presidente  Fraanca Fanti ,Giudice, Enza Turco giudice,  Angela Giliberti  cancelliere  .Un dibattimento tenuto dalla pubblica accusa  sostenuta dall’avvocato Antonello Carbonara ,dalla parte civile prof. Vincenzo Battista  e dal collegio di difesa composto dagli avvocati Umberto Pilolli e Giulio Cesare   Primerano  con il teste a difesa  Tommaso Ceddia Presidente onorario  dell’Associazione culturale  Confraternita aquilana  dei Devoti di Sant’Agnese.
Naturalmente un processo che ha visto alcuni strappi al codice di rito  per le incursioni piratesche  di Angelo De Nicola  (un Giano bifronte ,un Dr. Jekyll e Mr. Hyde  che è capace di mettere assieme l’inconcludente retorica del pianeta maldicenza  con l’appassionata profusione  di energie  e risultati  per  il progetto  Mission Mani-La delle Celestine di San Basilio, in occasione delle iniziative  fiore all’occhiello dell’ultima Perdonanza 2015 ) accolte a suon di applausi  ( e non di ceffoni come in alcuni casi ci si sarebbe potuto aspettare ) da parte di un pubblico di astanti  chiaramente di parte. Né si sono viste fuori dall’aula ,come sempre più spesso nel pianeta giustizia accade nella realtà,  manifestazioni di sostegno alle tesi dell’accusa. Con una stampa  se non assente ma molto compiacente ( stando ai resoconti del day after).
Ma veniamo all’accusa .Si porta sul banco degli imputati  un contesto, una organizzazione   auto definitosi  ( con una punta di megalomania )  “ pianeta maldicenza “ ,reo di essersi appropriato  per il  Capo A ) dello stemma della municipalità aquilana,trasformando un’aquila reale in un inconsapevole  passeraccio ( ne esistono 16 sottospecie ) seppure rapace  senza  aver mai chiesto autorizzazione appunto agli organi competenti della municipalità, insomma una quisquiglia nei confronti del  Capo B )  che contesta di  aver perseguito , si fa per dire , un’indebita appropriazione .Stando anche al sito della manifestazione  dove  con “ ripetute ammissioni “ in più documenti  si mostra come si sia perseguito un indebito  profitto  inteso come lustro .riconoscimento di status, affermazione dello statu quo  per gli organizzatori per l’intero “pianeta maldicenza ,trasformando  una salutare tradizione popolare  in un nocivo  “processo culturale “ in cui nello scontro tra bassa ed alta cultura  quest’ultima è risultata vincente per le sue capacità di manipolazione. Con una operazione ,per così dire , di appropriazione ad “ usum delfini “ ossia riscrivendo  ( con la penna dello storico di parte ) una evidenza documentale  della storia delle famiglie aquilane  che si avvaleva della “ fonte orale “ come mezzo di trasmissione , e la trasformazione in un pomposo apparato  storico critico  capace di svuotare  il senso e il valore  iniziale di tutta questa storia per  consegnarla al tempo presente  e tramandare al futuro una inesattezza storica .Quello che è peggio una mistificazione  “in corso d’opera “ che alcuni  storici  hanno stigmatizzato e dimostrato .   
Scrive  Walter Cavalieri in un intervento su http://news-town.it/ del 16 gennaio 2014 “Si trattava di una simpatica e picaresca tradizione popolare, unica in Italia, legata al convento di Sant'Agnese (a ridosso delle mura urbiche del Quarto di Santa Maria Paganica), le cui ospiti derelitte, prestando servizio presso le famiglie nobili e borghesi, ne carpivano con facilità ogni sorta di segreto e di confidenza privata.

Quelle morbose indiscrezioni entravano in convento e ne riuscivano sotto forma di dettagliati pettegolezzi accreditati dalla citazione: "E' uscita da S. Agnese!" Pare che in occasione di fidanzamenti o matrimoni le rispettive famiglie, all'insaputa l'una dell'altra, s'informassero reciprocamente su di loro presso il convento (divenuto una formidabile agenzia di informazioni...) per sapere se risultasse qualche "magagna" tenuta nascosta. E sicuramente tra gli "utenti" c'erano anche molti padri, fidanzati o futuri sposi…
Col tempo le estemporanee comitive agnesine iniziarono a strutturarsi in vere e proprie confraternite, a cominciare dalla "Sancta Agnes garrulorum praesidium", nata il 21 gennaio 1955, con sede fissa presso la Trattoria San Biagio. Tutto ciò durò fino agli inizi del nuovo millennio, quando alcuni di questi stessi confratelli immaginarono di trasformare questo tipico momento goliardico e di divertimento malizioso in un fenomeno di "alta cultura" del quale la nostra città avrebbe dovuto farsi vanto.

La discutibile revisione, resa possibile dal vuoto culturale che la Città viveva in quel momento, nasceva da una leggenda risalente ai primi del 1300, quando alcuni nobili e borghesi aquilani, desiderando parlare senza peli sulla lingua di politica e di potenti, avrebbe iniziato a riunirsi vicino Porta Rivera, a fianco della appena costruita fontana delle 99 Cannelle. I governanti non avrebbero tardato ad individuare il piccolo gruppo di maldicenti sediziosi e a esiliarli dalla città, minacciando la pena di morte qualora vi fossero rientrati.

Poco dopo, però, i familiari dei proscritti, appoggiati da gran parte della popolazione, avrebbero chiesto e ottenuto il perdono, ma a condizione che ciascuno giurasse di non fare più maldicenza dentro le mura della città. Essendo stati espulsi il 21 gennaio, gli esiliati sarebbero stati riaccolti in città come "quelli di Sant'Agnese" e sarebbero tornati a dedicarsi alla maldicenza, ma (per non contravvenire al giuramento) lo avrebbero fatto in una mescita di vino collocata fuori le mura della città.
Nasceva così il racconto postumo che lega Sant'Agnese alla celebrazione della libertà di parola, dello spirito di comunità, della ribellione contro il potere costituito. Come se il pettegolezzo potesse identificarsi, grazie a un sottile sortilegio ermeneutico, con il "dire il male" e non più col "dir male". Per nobilitare "lavannare" e "mamme deji cazzi dej'atri", si scomodava nientepopodimeno che la "parresia" socratica, consistente nel parlare con coraggio e franchezza nell'ambito di un'etica della verità...
Mediante iniziative pseudo-culturali amplificate dalla presenza di ospiti illustri come Francesco Cossiga, Giulio Andreotti o il vescovo di Chieti Bruno Forte, L'Aquila agnesina giungeva a rivendicare con orgoglio il titolo di "Capitale della maldicenza", inventando un brand da esportare a fini turistici o addirittura da inserire, accanto alle vere eccellenze, nella velleitaria candidatura a capitale europea della cultura 2019
La politica e le istituzioni, anzichè stimolare la coesione e la dignità della comunità, hanno dunque sperperato per anni denaro pubblico assecondando e alimentando questa grande mistificazione borghese che rischia di mettere fine all'autentica natura popolare dell'evento.

La mentalità agnesina restata confinata per decenni a quel solo giorno di trasgressione collettiva simil-carnascialesca, è stata elevata a sistema e indicata quale modello virtuoso, esasperando al contrario la peggiore aquilanità: quella della critica improduttiva, della vis disfattista, del confronto politico fondato sul sotterfugio e la calunnia.
Per “aver spacciato  una tradizione popolare  per un momento culturale di alto livello, un motivo di vanto per la nostra città. Addirittura, si parla di Sant'Agnese come una tradizione che stimolerebbe la libertà di parola, lo spirito di comunità, la ribellione contro il potere costituito. Per aver reiterato l’iniziativa  rendendola un 'marchio' da esportare  senza rendersi conto  del danno che ha arrecato  alla  città. E soprattutto per aver proposto di diffondere nelle scuole aquilane lo spirito della maldicenza dando un  colpo di grazia a una generazione che già fatica a trovare valori positivi.
Lo storico  Raffaele Colapietra in un intervento su Il Centro del 12 gennaio 2014   racconta i fatti  e  afferma che  “ nel  1845 il vescovo Gerolamo Manieri, patrizio aquilano, vergò un lascito testamentario in virtù del quale s'istituisse un conservatorio per raccogliere ed educare le trovatelle dell'ex monastero delle Celestine di Sant'Agnese soppresso e vuoto da una quarantina d'anni e che era uno dei quattro presenti in città, accanto al confinante San Basilio, a Santa Maria Maddalena sostituito dal liceo scientifico in epoca fascista e oggi abbandonato a sé stesso ed a Santa Maria dei Raccomandati, già municipio, oggi destinato ad alte e misteriose fortune. Come la maggior parte delle buone cose all'Aquila non se ne fece nulla per molto tempo, fin quando cioè il nuovo vescovo Luigi Filippi, futuro primo arcivescovo, non fece venire le suore Stimmatine di recente istituzione, con la loro stessa fondatrice e superiora, la venerabile Anna Lapini, nel 1855, e l'istituto iniziò la sua vita meschina, indirizzata soprattutto a collocare quelle infelici come donne di servizio e, secondo il costume, a disposizione incondizionata del padrone e degli eventuali padroncini.
Le cose andarono avanti così fino al 1874 allorché l'ospedale, che nel 1820 era stato allocato a Collemaggio dalla sua antica sede presso San Bernardino, si trasferì a Sant'Agnese dove è rimasto fino ai giorni nostri, adibendo la chiesa a cappella ed estendendosi in epoca fascista all'attigua chiesa di Santa Maria del Guasto la cui facciata fu rimontata fuori porta Napoli. Le Stimmatine si trasferirono pertanto anch'esse a capo della costa della Rivera, dove i Cistercensi di San Bernardo (da cui il nome ancor oggi) avevano ricostruito chiesa e convento di Santa Maria del Rifugio distrutti dal terremoto del 1703 più o meno là dove è stato a lungo il mattatoio e dove fino al 1874 erano stati provvisoriamente gli Agostiniani, che rientravano ora in possesso della loro bella chiesa oggi deplorevolmente adibita ad uso profano. A San Bernardo le Stimmatine fondarono collegio, orfanotrofio, pensionato e quant'altro, fiorentissimi fino ai giorni nostri, né più si curarono della loro originaria missione caritativa.”  
Affermazione storica che lo porta a concludere  “ di conseguenza, mettendo da parte i secoli, la libertà e le altre infinite goffaggini pseudostoriche che si sono volute ammannire ai gonzi, l'etichetta di Sant'Agnese si riferì per non più di una ventina d'anni non alla santa, né alla data del 21 gennaio, bensì al luogo (che sarebbe potuto essere benissimo un altro) in cui erano in pratica recluse queste sventurate alle quali si affibbiava pretestuosamente e beffardamente la debolezza di parlar male dei padroni, cioè di rivelarne le magagne, più o meno come un quotidiano local-romano è stato chiamato per decenni il giornale delle serve per la larga parte che vi aveva la cronaca locale in dialetto romanesco e per la pessima carta in cui era stampato nell'Ottocento. Quando vediamo, il giovedì pomeriggio o in altra data, le badanti extracomunitarie raccogliersi in capannelli per confidarsi le proprie miserie possiamo farci un'idea di che cosa fosse in realtà Sant'Agnese: e dovremmo averne rispetto e pietà.
Quale lo scopo della gazzarra che, come tutte le menzogne, non è mai innocente, ma è figlia del diavolo, come insegna il vangelo di san Giovanni 8,45? Non lo sappiamo né c'interessa saperlo, dovremmo disprezzarla, ci limitiamo a compatirla: e compatiamo anche la fiera delle vanità che è stata messa in piazza pochi giorni dopo quella della Befana. Il maggiore degli espositori (Cossiga) avrebbe potuto snocciolare un'intera enciclopedia della maldicenza intorno ad un unico argomento: il cadavere di Aldo Moro».
Una iniziativa dunque quella degli ideatori e organizzatori del “pianeta maldicenza” capace di pietrificare come una medusa ( insieme a Steno ed Euriale, è una delle tre Gorgoni, figlie delle divinità marine Forco e Ceto ) chiunque avesse incrociato il loro sguardo  (in attesa di un novello Perseo che forse è in grado di decapitarla ) per un elogio  alla stupidità degli aquilani. Ma quanti sono gli aquilani che si vogliono far prendere per il naso? Quanti  consapevoli o inconsapevoli  affidano a questa iniziativa  il senso di rivalsa  della città nei confronti di un destino  “cinico e spietato” ignorando  la realtà  che  “faber est suae quisque fortunae”( letteralmente "Ciascuno è artefice della propria sorte") Voler dunque ridurre con le manifestazioni della Sant’Agnese  tutto alla maldicenza , seppure  intesa come  “critica sincera  e costruttiva nella tradizione aquilana “ è opera stolta perché  riduce ad identità aquilana un insignificante dieci per cento  di un fenomeno  sul quale si mette l’accento in modo positivo senza sapere che è la parte più negativa dell’intero racconto storico di un contesto aquilano  di altri tempi.
La sentenza . La sentenza  ha condannato qualsiasi forma di calunnia, diffamazione, pettegolezzo, volgarità ma ha mandato libero  il reo  che ha potuto beneficiare  della prescrizione ( i fatti imputati risalgono  almeno al 1300.E qui  avremmo potuto finire ma non possiamo  non dire che del resto ( come si dice sempre in questi casi  nel rispetto di un principio giuridico questo sì cosa seria )  le sentenze si rispettano e non si commentano  cosa che Angelo De Nicola sa bene  come navigato  cronista di giudiziaria. Cosa sulla quale comunque contava  nel proporre questo processo  che sarebbe potuto finire come è finito ufficiosamente    anche con un’altra  specificità all’italiana  ,quello della prescrizione   essendo stato commesso il reato  molti anni fa con una  capacità spettacolare di “ coazione a ripetere “ ma anche di capacità manipolativa  non essendo stati capaci gli aquilani  di usare la flagranza di reato per un arresto di massa  che avrebbe istituito un campo di concentramento di presunti innocenti fino a pronuncia  definitiva passata in giudicato.Avvertenza finale  Non se ne vogliano gli ideatori e organizzatori  protagonisti del festival Sant’Agnese  2016 se anche noi per una volta  abbiamo voluto giocare  ( e ci dichiariamo rei confessi di aver portato l’acqua  al mulino di una iniziativa  che semplicemente non condividiamo per non dire non apprezziamo ) con una nostra personale “ confraternita” al gioco della maldicenza  che anzi in questa ottica potrebbero anche esserci grati  per i servizi resi tanto  a lavare la testa ali asini si perde l’acqua e il sapone. In onjore si Sant’Agnese  poi abbiamo scherzato  ( ed è un modo per capire se gli organizzatori stanno allo scherzo  anzi alla maldicenza che gli è tanto cara ) . E anche se come si è capito non siamo per niente d’accordo su questa manifestazione ci sentiamo  di dire che in definitiva  che i problemi di L’Aquila sono altri  nella speranza che appunto pproprio questa iniziativa  non diventi un ulteriore problema.  Sono certo che ci sapranno stare. Perché in definitiva  ,sotto sotto ( si fregano le mani )  tutto questo giova loro  e gramscianamente parlando  (diceva Gramsci  che se mangi un piatto di fagioli  al giorno fai comunque  un atto politico )l’alternativa sarebbe il silenzio .E non a caso i critici di questa iniziativa sono da molto silenziosi .Perchè dal silenzio  nascono altre cose. Sono quelle di cui L’Aquila  ha bisogno  in questo momento . E la finisco qui per non trasformare  tutto in un pistolotto  da pulpito  di prediche parolaie, inutili e inconcludenti .  Anche se la tentazione è forte  e contraddittoria : perché non un processo d’appello ?




mercoledì 3 luglio 2013

APERTIS VERBIS : “la giustizia e la libertà sono le mieregole”


APERTIS VERBIS  :  “la giustizia e la libertà sono le mieregole”



Credo nella solidarietà tra gli esseri viventi,
 e tra gli esseriviventi considero non solo gli uomini
 ma anche gli animali.
Credo nella capacità del nostro cervello di capire
il mondo che ci circonda, le leggi che lo
regolano.
Credo nella comprensione e rispetto
Credo che la comprensione abbia come punto di partenza
imprescindibile la conoscenza delle regole del mondo
Credo  in molte cose e  l'elenco di ciò in cui credo
potrebbe essere lunghissimo, non basterebbe un libro cheraccontasse
la mia vita a esaurirlo.
Credo nella giustizia ,nella libertà  e nel  rispetto della vita e nei
confronti del prossimo, soprattutto dei più deboli e sfortunati

Liberamente tratto da :
“la giustizia e la libertà sono le mie regole”
di Pierluigi Di Piazza e Margherita Hack
in “Io credo. Dialogo tra un'atea e un prete” del novembre2012


Eremo Rocca S.Stefano  mercoledì 3 luglio 2013



giovedì 12 gennaio 2012

APERTIS VERBIS : I costi della politica

APERTIS VERBIS   :  I costi della politica


Fare politica  è un lavoro? E perché  deve essere un lavoro ?. E infatti non lo è: chi lavora paga le tasse. Invece, tra i 476 diversi tipi di sgravi fiscali previsti dalle nostre leggi, c'è un comma che prevede: "Non concorrono a formare reddito le somme erogate ai titolari di cariche elettive nonché coloro che esercitano le funzioni di cui agli articoli 114 e 135 della Costituzione a titolo di rimborso spese".

Tradotto: niente tasse sulle indennità di 145mila parlamentari, consiglieri di regioni, comuni, province, consigli circoscrizionali.
E non è mica l'ultimo sgravio alla politica.
Ce ne sono a mucchi, inclusa l'esenzione Ires per reddito derivante da esercizio di attività commerciale in occasione  di manifestazioni " propagandistiche da partiti politici". Come
dire che i nostri legislatori hanno trovato il tempo di approvare pure la detassazione delle salsicce grigliate alle feste di partito.
La verità è che questi regali ai partiti potrebbero anche essere comprensibili se fossero un premio a un'attività culturale e politica che si deve sostentare con la sola forza delle donazioni volontarie di singoli cittadini e di lobby. come dovrebbe essere dopo un referendum: quello del 1993 vide il 90% dei votanti favorevole a chiudere il rubinetto dei soldi pubblici dati ai partiti. Ma questi,
incuranti della sovranità popolare prevista dalla Costituzione riaprirono il rubinetto già dalla fine dello stesso anno, con una legge "sui rimborsi elettorali ai partiti", che già nella sua prima applicazione distribuì agli stessi l'equivalente di 47 milioni di euro.
Da allora il rubinetto si è trasformato in cascata: di soldi e di privilegi, aumentati di continuo, senza curarsi se si trattava di un periodo di crisi o di uno favorevole. Tra il 1999 e il 2008, i finanziamenti ai partiti sono cresciuti del 1.110 per cento: più che un lavoro, l'unica attività imprenditoriale completamente indipendente dalle condizioni del mercato.

Dicono che è demagogia, che il problema non sono i costi della politica. Può darsi, ma 503 milioni di euro per una sola legislatura non sono bruscolini. Soprattutto se pensiamo che a questi soldi vanno sommati i normali costi di funzionamento della politica. Come, per dire i 600 milioni di euro di budget del Senato e il miliardo della Camera: oltre due miliardi, solo tra contributi ai partiti e funzionamento delle due Camere. Briciole? Tanto per capire di quanto si sta parlando, quei soldi basterebbero a coprire due terzi del costo di costruzione della linea C della metropolitana di Roma.
Ma naturalmente i costi della politica non sono affatto finiti: ci sono gli enti locali, le migliaia di società municipalizzate, i consorzi, le comunità montane. Altri miliardi. Secondo uno studio dell'Istituto Bruno Leoni, tagliando le sole province si risparmierebbero altri 2 miliardi di euro. Guardando nelle pieghe dei bilanci pubblici, . saltano fuori cifre assurde, totalmente ingiustificate, veri e propri costosissimi privilegi. Basta guardare alle pensioni e vitalizi per gli ex parlamentari, i quali hanno votato riforme del sistema pensionistico che prevedono una proporzionalità tra contributi versati e pensioni erogate. Per gli altri. Per loro invece incassano assegni per 219 milioni, avendo versato contributi per 15 milioni. Alla faccia della proporzione! E il bello è che la pensione parlamentare, importo minimo 3.108 euro, scatta dopo una sola legislatura (idem per i consigli regionali): c'è chi la incassa a 42 anni (però guai a non innalzare a 65 anni l'età della pensione per le
donne!).
Naturalmente ai parlamentari spetta anche un ufficio a testa. E, siccome i palazzi pubblici non bastano, cosa fa la Camera? Ha trovato alcuni convenienti affitti al centro di Roma, appena 86 milioni di euro l'anno, per un totale di oltre 136.000 euro di affitto spesi per ogni parlamentare. Non meno sconvolgente il quadro delle spese per spostarsi: il tasso di utilizzo di "voli blu" è addirittura esploso. Nel 2009, ha ricostruito sul Corriere Sergio Rizzo, sono aumentate del 154% le ore di volo a testa per i membri del governo rispetto a due anni prima. I membri' del governo del resto non possono essere da meno degli europarlamentari, come ha illustrato su Panorama Mario Giordano.


Che prima volavano e ricevevano un indennizzo forfetario: allora volavano low cost e lucravano sulla differenza. Ora, che i rimborsi vengono dati in base alla spesa effettiva sostenuta, scelgono voli di lusso Oppure si organizzano in gruppi e affittano jet privati, spendendo 1.400 euro a testa.

E naturalmente, una volta atterrati, c'è l'auto blu, il cui reale numero è difficile perfino da contare. A un recente censimento avviato dal Formez molte amministrazioni non hanno risposto. Una certezza però c'è: il record è tutto della Regione Sicilia, che le concede a 90 tra parlamentari regionali, assessori e dirigenti. Del resto il presidente della Regione Raffaele Lombardo ha a disposizione cinque Audi A6 blindate. L'ente in questo senso però è estremamente democratico: non si dimentica nemmeno della stenografa d'aula dell' Assemblea regionale o del dirigente della Biblioteca Museo "Pirandello" di Agrigento, tutti scarrozzati sull' auto pubblica. Con autista, s'intende. Del resto gli enti locali sono sempre pronti a condividere una fetta della torta con i propri addentellati,con i 300mila fortunati consulenti ingaggiati  spesso con motivazioni "folcloristiche". Come la consulente legale ai funerali della giunta regionale  Bassolino, che qualche anno fa fece scalpore":
Ma è guardando tra le spese "minori" che. vengono fuori le chicche migliori, quelle che alimentano la nostra impotente rabbia: ad esempio i 4.400 euro spesi dal Senato nel 2009 per acquistare 50 lussuosi asciugamani (che su eBay, stesso modello,si trovavano a 5 euro). E che dire dei 6.000 euro di caffè spesi in un anno dalla Regione Lazio per le riunioni  di giunta? 14 tazze ad assessore per ogni seduta.

PRIVILEGI 'ONO.REVOLI' STIPENDIO MENSILE EURO 19.150 DI CUI:
•          Stipendio base circa euro. 9.980 ,Rimborsi per portaborse circa euro 4.030,Rimborso spese affitto euro 2.900 Indennità di carica (da euro335 a euro 6.455) tutti esentasse , Telefono cellulare gratis,tessera cinema gratis Tessera teatro gratis  Tessera autobus - metropolitana gratis, francobolll gratis ,Viaggi aerei nazionali gratis ,Circolazione autostrade gratis ,Piscine e palestre gratis ,Treni gratis    Cliniche gratis Assicurazione infortuni gratis Assicurazione morte gratis Auto blu con autista gratis

Dunque nel  2010 i 630 parlamentari di camera e senato hanno speso (a nostro carico) più di 3 milioni di euro solo per le cure odontoiatriche e poi hanno votato un taglio delle detrazioni ad anziani e famiglie che nel 2014 arriverà a120%. In pratica oltre a non poter fornire un adeguato servizio sanitario ai suoi cittadini, il Parlamento obbliga ogni italiano a pagarsi alcuni servizi di tasca propria e, su quei soldi,a doverci anche pagare le tasse. E a pagare questo conto sarà soprattutto il ceto medio-basso, le famiglie con bambini, gli anziani e coloro che hanno una forte disabilità .
I 630 parlamentari italiani nel 2010 hanno speso 1 milione di euro per fisioterapia, 488.000 euro per occhiali, 257.000 euro per psicoterapie, 28.138 euro per curare le vene varicose e poi hanno votato una manovra che costerà alle tasche di ogni famiglia fino a 1.000 euro l'anno, o molto più se si ha in casa un ammalato grave.
Come recitava"il quotidiano nazionale "Il Giornale" nei giorni della pubblicazione della
manovra  "Sotto la casta, L'Italia crepa"..

Sono oltre 1,3 milioni le persone che vivono direttamente, o indirettamente.di politica. Un esercito composto da oltre 145 mila tra Parlamentari, Ministri, Amministratori Locali di cui . 1.032 Parlamentari nazionali ed europei, Ministri e Sottosegretari; 1.366 Presidenti, Assessori e Consiglieri regionali; 4.258 Presidenti, Assessori e Consiglieri provinciali: 138.619 Sindaci, Assessori e Consiglièri.comunali. A questi vanno aggiunte 24 mila persone nei Consigli di Amministrazione  delle 7 mila società, Enti e consorzi partecipate dalle pubbliche amministrazioni quasi 318 mila persone che hanno un incarico o una consulenza   elargita dalla pubblica Amministrazione; la massa del personale di supporto politico addetto agli uffici di gabinetto dei Ministri, Sottosegretari, Presidenti di Regione,  Provincia, Sindaci, Assessori Regionali, Provinciali e Comunali; i Direttori Generali , amministrativi e Sanitari delle ASL; la moltitudine dei componenti dei consigli di amministrazione degli Ater e degli Enti Pubblici.

Ogni anno i costi della politica, diretti e indiretti, ammontano a circa 18,3 miliardi di  euro. a cui  occorr aggiungere i costi derivanti da un sovrabbondante sistema istituzionale. Una torta con i propri addentellati,con i 300mila fortunati consulenti ingaggiati spesso con motivazioni "folcloristiche". Come la consulente legale ai funerali della giunta regionale . Bassolino, che qualche anno fa fece scalpore":
Ma è guardando tra le spese "minori" che. vengono fuori le chicche migliori, quelle che' alimentano la nostra impotente rabbia: ad¬esempio i 4.400 euro spesi dal Senato nel 2009 per acquistare 50 lussuosi asciugamani (che".
su eBay, stesso modello,si trovavano a 5"euro). E che dire dei 6.000 euro di caffè spesi in un anno dalla Regione Lazio per le riunioni  di giunta? 14 tazze ad assessore per ogni seduta. Con tutto quel caffè la gastrite è assicurata. Per forza poi devono andare in pensione giovani. •


2.215. euro IL COSTOAL MINUTO DEL FUNZIONAMÈNTO DELLA  CAMERA DEI   DEPUTATI e 646 euro il costo per ogni cittadino. L’Italia non si può più permettere il costo di questa politica

Eremo Via vado di sole, L'Aquila, giovedì 12 gennaio 2012

martedì 16 agosto 2011

APERTIS VERBIS : Università e bonus


APERTIS VERBIS : Università e bonus

Leggo a pag. 4 del numero del 10 agosto 2011 di Zoom, un settimanale di informazione e affari,

un breve articolo non firmato dal titolo “ Dissidi tra atenei “ che dice : “Il cosiddetto "bonus tasse" scatena una guerra tra atenei. Ancora una volta sul fronte dei contendenti ci sono il rettore dell'università aquilana Fernando Di Orio e la sua collega teramana, Rita Tranquilli Leali. In sostanza, il rettore dell'ateneo di Teramo ha chiesto che, nella proroga del bonus tasse per gli studenti, venga rispettato il criterio di provenienza dei ragazzi. "Comprendo pienamente lo spirito che ha mosso il rinnovo dell'accordo di programma stipulato nel maggio 2009 tra il nostro ministero e l'università dell' Aquila - ha detto la Leali - pur tuttavia, non posso che dolermi per la permanenza della disparità di trattamento che i miei studenti aquilani, a parità di oggettive condizioni, sono costretti a subire se vogliono iscriversi a corsi di studio del mio ateneo, liberamente scegliendo la facoltà maggiormente rispondente alle loro inclinazioni e alle loro prospettive di vita. Pongo una problematica di rispetto e tutela dei ragazzi, e delle loro famiglie, accomunati da un unico dato: la tragicità del terremoto e dei suoi devastanti effetti. Credo che tutti dobbiamo combattere per tale esigenza di giustizia".

Le parole del rettore teramano, che all'inizio sono state male interpretate, hanno suscitato un mare di polemiche: sulla vicenda, oltre a Di Orio, sono intervenuti anche il Pd aquilano e la Cgil. ”

Fin qui dunque l’articolo che riferisce di una questione che è stata affrontata anche da altre testate che hanno riportato appunto non solo le dichiarazioni di Di Orio , del Pd e della Cgil a cui rimando.

L’articolo mi serve per tentare di far presente che probabilmente sulla questione università in generale e la questione università-L’Aquila andrebbe riflettuto in modo più compiuto in ordine proprio al progetto della formazione , della ricerca , della attività professionale legata appunto alle prospettive di vita “professionale” in questo nostro paese. Una riflessione su come siano nate in Abruzzo le università, quali livelli di formazione garantiscano per l’inserimento nel mondo del lavoro.

E quindi sul ruolo e i compiti dell’Università all’Aquila dopo il terremoto non potendo tacere che l’università è una delle componenti vitali di questa città e come tale motore di una rinascita alla pari della Curia, dei costruttori, degli ordini degli ingegneri , dei commercianti , dell’apparato pubblico amministrativo in cui è preponderante l’organizzazione giudiziaria, i politici negli enti locali.

A nessuna di queste componenti , di fronte ad una ricostruzione che non parte o che in modo distorto si trascina e si trascinerà non so per quanti anni, potranno essere fatti sconti perché tutte ugualmente coinvolte e tutte ugualmente responsabili di fronte all’impotente cittadino che non riesce a riavere la sua città.

Non è mia intenzione estendere qui l’analisi ad una situazione che comporta ben altri livelli di riflessione. Voglio solo introdurre alcuni elementi appunto di riflessione sul bonus tasse università di L’aquila con la piena avvertenza che in siffatta analisi meno spontaneismo, più pacatezza, competenza e meno interesse di parte potrebbero giovare a soluzioni proficue.

Quindi. L’iscrizione gratuita ai corsi che ha l’obiettivo di mantenere il numero degli iscritti ad un certo livello che è obiettivo comprensibile per una università che ha visto e vissuto dalla sera alla mattina uno sconquasso ,potrebbe rivelarsi a sua volta un altro sconquasso a causa del fatto che il tempo che passa invano ( si guardi lo stato attuale a distanza di ventotto mesi dal sisma ) non riesce a restituire agli studenti una università in una città. In cui appunto studiare e vivere.

La situazione della città determina una carenza di spazi per le attività dell’università e una carenza di alloggi. Queste due cose assieme stanno evidenziando un costo che è difficile sostenere a lungo. La situazione di una università in cui è difficile studiare a causa di spazi mancanti, di trasporti inefficienti , di polemiche nell’esercizio del diritto allo studio, di contrapposizioni tra cittadini e studenti (caso alloggi alla caserma Campo Mizi ) difficoltà nella realizzazione di nuove sedi ( lavori sospesi al complesso del S. Salvatore ; lavori non ancora iniziati al complesso “L. Ferrari “ prevedendo in questo caso la restituzione degli immobili alla giustizia minorile entro il 31.12 2011 per riaprirvi un carcere minorile ) non trova forse nel bonus tasse un volano di rilancio sicuro.

Perché in siffatta situazione il numero degli iscritti forse non è un indice di valutazione. Piuttosto il tutto va valutato con l’indice di frequenza che determina forse anche l’indice di qualità dell’attività didattica. Questi due indici diventano forse essenziali per attestare la solidità di una istituzione (nelle condizioni date, si badi bene nelle “ condizioni date “) l’Università dell’Aquila che fin dalle prime ore dopo il terremoto si è detta essenziale alla città e alla sua rinascita tanto da determinare un binomio , in senso positivo vogliamo credere , Università-città di L’Aquila.

Ora il fatto di esimere dal pagamento delle tasse gli iscritti ancora per il prossimo triennio, mentre da una parte tende all’obiettivo di conservare un indice di valutazione ( non è che succede come per i biglietti del teatro per i quali più se ne dimostra di averne “staccati” e più sovvenzioni si ricevono indipendentemente da quello che si rappresenta sul palcoscenico ) ,dall’altra potrebbe determinare alcune situazioni incresciose.

L’invogliare i giovani a scegliere una facoltà perché in quella università si risparmiano le tasse potrebbe far registrare nel tempo abbandoni e fuori tempo nel conseguire l’attestato finale .Da una parte. Dall’altra , potrebbe determinare un pendolarismo non per la frequenza ma solo per sostenere gli esami. Perchè è difficile vivere a L’Aquila. Anzi spesso ,se non si hanno risorse economiche tali da parte. degli studenti e delle loro famiglie, per sostenere l’oneroso costo degli affitti, se non si è automuniti per gli spostamenti e via dicendo.

Ora non far pagare le tasse sembra essere una penalizzazione per chi non ha queste risorse invogliandolo a scegliere una sede che poi non può frequentare sia come università che come città. Al più potrà limitarsi ad avere qualche contatto con gli insegnanti e a sostenere gli esami come “fuori sede “. Forse non è una penalizzazione immediata ma a lungo andare potrebbe verificarsi quanto ho sopra accennato. Forse mi sbaglio, sicuramente mi sbaglio e vorrei tanto sbagliarmi ma riflettere su questa situazione è quasi un dovere ma non solo per un semplice scribacchino come me ma per l’intera città. Se non ora quando ? che bella frase retorica ad effetto. Scusate mi è scappata pensando che questa agevolazione del bonus potrebbe essere pagata nel tempo a caro prezzo dallo studente che sceglie L’aquila, “una L’Aquila,senza L’Aquila.” Per non parlare della stessa università contando tutti quelli che studenti non sono e che non lo saranno mai e che si sono iscritti , non dovendo pagare le tasse “ per dare una mano “

Eremo Via vado di sole , L'Aquila, martedì 16 agosto 2011