martedì 18 giugno 2013

BIBLIOFOLLIA : La morte della carta (deve ancora arrivare)


BIBLIOFOLLIA  :  La morte della carta (deve ancora arrivare)

«Vogliono che ceda i diritti dei miei libri in ebook e dico,al diavolo, io amo le biblioteche!»: così lo scrittore Ray Bradbury, scomparsoil 6 giugno del 2012 all’età di quasi novantadue anni. In effetti amava cosìtanto le biblioteche pubbliche da aver destinato i diritti delle sue opere informato digitale, dopo averli ceduti a Simon & Schuster, a quelle della suaadolescenza. Qualche mese prima era stato un altro scrittore, Jonathan Franzen,a mettere in guardia dai rischi di quella che ha chiamato “impermanenza” degliebook, e più in generale dal senso di volatilità connesso alla digitalizzazionedell’editoria. Per Franzen il senso di fisicità e di permanenza del librocartaceo è parte integrante dell’esperienza di lettura, e solo attraverso talepersistenza è possibile continuare ad avere principi e valori durevoli.

Non sono pochi gli autori e gli studiosi che negli ultimianni ci hanno ricordato come i mutamenti nelle tecnologie della scrittura sianoda sempre collegati a svolte epocali nella storia della cultura. A questi si èaggiunto Alessandro Ludovico, fondatore di Mag.Net e Neural.it e ricercatorepresso il centro Creating 010 della Hogeschool Rotterdam, con il testopubblicato un anno fa nei Paesi Bassi, Post-Digital Print. Il ragionamento diLudovico parte da una constatazione: la normalità del digitale nelle nostrevite. Nel mese di maggio dell’anno scorso, a pensarci, le vendite di musica informato esclusivamente digitale hanno superato per la prima volta quelle di cde altri supporti fisici. Per musica, immagini, film e serie tv, pratiche comestreaming o download sono ormai la prassi, suggerisce Ludovico, ma per il mondodei libri e delle riviste il cambiamento è appena iniziato. Le nuove tecnologiecol tempo rimpiazzeranno dunque anche la carta stampata? Stando ai dati dimercato, che vedono l’editoria cartacea in flessione e la diffusione di ebookin aumento, sembrerebbe di sì. Se si pensa all’abbandono, dopo 244 anni, dellaversione stampata da parte dell’Encyclopaedia Britannica, o a quel che stasuccedendo nelle scuole di tutto il mondo, la conclusione potrebbe sembrare lastessa. In realtà la risposta non è così semplice.

La morte del libro è stata annunciata più volte nel tempo daletterati, scienziati e artisti. Nel 1894 in Francia viene pubblicata una storiaillustrata (La fin des livres, di Octave Uzanne e Albert Robida) che raccontadi un mondo in cui i contenuti dei libri vengono fruiti in spazi pubblici eprivati attraverso una sorta di piattaforma ‘on demand’, capace di offrireriproduzioni vocali in tempo reale o registrate. Biblioteche trasformate in“fonografoteche”, grammofoni miniaturizzati, riproduttori sonori di opereletterarie a monete sparsi per le vie cittadine (a qualcuno verranno in mentegli audiolibri, più noti sul mercato anglosassone ma in crescita anche inItalia), e autori che diventano di fatto editori di se stessi. Anche lecartoline futuristiche dell’artista francese Villemard, del 1910, raffigurano lasostituzione del medium cartaceo con altri media, ad esempio attraverso larappresentazione di studenti intenti ad ascoltare lezioni mediante rudimentaliauricolari connessi a macchine mangialibri.

Nei primi anni Trenta a parlare esplicitamente di libri come“contenitori antiquati di parole” e di “parola scritta non al passo con itempi” è Bob Brown, ideatore di una macchina pensata per la rapida riproduzionecinematica di testi miniaturizzati. Nei Readies for Bob Brown’s Machine,pubblicati nel 1931, compaiono testi scritti appositamente per la sua macchinada poeti come Gertrude Stein, Filippo Marinetti, Ezra Pound e William CarlosWilliams. Ludovico, nel ripercorrere questi e altri importanti passaggistorici, ricorda le dichiarazioni sulla fine dei quotidiani cartacei delloscrittore H.G. Wells, convinto nel 1940 che i giornali fossero “mortistecchiti”.


Il libro è obsoleto” è anche una delle celebri massime diMarshall McLuhan, il letterato canadese che ha dedicato la sua vita ariflettere su vecchi e nuovi media. McLuhan negli anni Sessanta opponeva lalentezza del medium cartaceo alla rapidità della comunicazione radiotelevisiva,non volendo automaticamente decretare la morte della stampa. Scrive infattiLudovico: “il nuovo processo di globalizzazione ha incorporato gradualmenteanche la stampa, trasformandola ancora una volta”. La tesi di Post-DigitalPrint è che a garantire la sopravvivenza della stampa sia stata la sua continuaevoluzione, forzata dalla comparsa di nuovi e più rapidi media.

Dalle avanguardie storiche alla underground press, fino aBorges che nel suo Libro di Sabbia del 1975 immagina un libro senza principioné fine, composto da un numero infinito di pagine numerate arbitrariamente,qualcosa che oggi a noi ricorda molto da vicino l’idea di ipertesto digitale.Ed è proprio sulla differenza tra ciò che la carta può e non può fare rispettoal digitale che ruota il ragionamento di Ludovico: “il ruolo della paginastampata – scrive – è radicalmente mutato, da medium prevalente diventa mediumcomplementare”.

A ridefinire il nuovo ruolo della stampa contribuisce oggi,in modo neanche troppo paradossale, la rete. Motore di innovazione e produzionedi cultura in ogni ambito, il network è anche alla base della trasformazionecontemporanea dell’intera filiera editoriale. Il new digital publishing è unfenomeno culturale che prende corpo nei mutamenti che riguardano distribuzione,librerie, biblioteche, recupero di testi antichi, autopubblicazione e stampa ondemand, modelli alternativi di vendita di prodotti stampati, anche attraversomezzi digitali (come il “Search Inside the Book” attivato da Amazon nel 2003per incentivare la vendita di libri cartacei). La stampa è sì “minacciata” dalladigitalizzazione dei testi e dal cambiamento delle abitudini dei consumatori,ma al contempo viene rivitalizzata e ha ancora un ruolo nella nostra “eraimmateriale” (ad esempio per edizioni limitate, per l’archiviazione a lungotermine e la memoria, legate alla natura statica del libro, o per i vantaggidella carta rispetto ai sistemi chiusi e proprietari di lettura digitale).Qualcosa di simile rileva anche Ted Striphas nel suo The Late Age of Print, nelsottolineare come i libri, persino in un mondo che diventa sempre più digitale,siano tutt’altro che morti. È forse questo il senso delle parole di McLuhansulla natura del libro: “obsolescenza non significa estinzione: piuttosto ilcontrario”.
di Mario Pireddu  http://ltaonline.wordpress.com

Eremo Rocca S.Stefano martedì 18 giugno 2013











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