domenica 6 novembre 2011

VISIONI : AFFONDO GLI OCCHI NEL BUIO

VISIONI  :  AFFONDO GLI OCCHI NEL BUIO

Durante le settimane  che hanno preceduto il 6 aprile , data del  terremoto , leggevo  le poesie di  Pedro Pietri e ad un tratto il due di giugno, dopo quasi  due mesi dopo quella notte , mentre vivevo in una tenda  nel complesso Luigi Ferrari a Via Acquasanta, mi  sono tornate in mente quelle di “Scarafaggi metropolitani e altre poesie “  . Il mio amico Luca   mi ha portato da Rieti una copia di quel volume e rileggendole ancora una volta  mi hanno  ispirato   questa poesia

Era la notte  prima che arrivasse il terremoto
e stavamo attorno al tavolo spauriti
afflitti, congelati e confusi
e i nostri occhi erano un calendario vuoto.

Avevamo attorno valigie, buste
di plastica, bottiglie d’acqua,automobili
pronte a partire,immagini sacre alle pareti
del tipo Gesù proteggi questa casa .

E’ arrivato il terremoto
sono cadute cornici, statuette
e tutto quello che era made in china.
Appesi alla cucina non sono
rimasti  più mestoli e cucchiaioni
dagli sportelli degli armadi aperti
sono caduti cuscini coperte e lenzuola.

Cattive notizie da parete a parete
si sono sussurrate all’istante
e in onda alla radio abbiamo ascoltato
il terremoto ci aveva rubato un’altra nottata.

Arrivano i  soccorritori, qualcuno
sembrava armato di bombe a mano
con l’alito pesante da buttare
giù le ultime case
e ci informa a noi e a tutti i sacchetti
vuoti della spesa
di nostra proprietà piegati in ordine
nei cassetti della cucina che è pronta una tenda
due tende, cento tende, mille tende
una tenda che è cucina ma anche soggiorno
stanza da letto e armadio
della biancheria una tenda però senza cesso.
e quindi bisognava portarsi l’orinale sempre appresso.

E allora siamo per strada
e ci saremo
trecentosessantacinque giorni l’anno,
diventerà il nostro prossimo recapito
perché i domicili  hanno sofferto
un attacco di cuore
e il cuore della città è infartuato.

Dunque questo è il terremoto ,
dunque questo è il terremoto
quando ti svegli al mattino
per lavarti i denti
con il dentifricio più in voga
offerto dalla protezione civile.

Dunque questo è il terremoto
quando abbiamo seguito la scritta
benvenuti al campo di centi coltella
e ci hanno dato i numeri
per andare a dormire nel pallone
e se non era per Grazia che faceva
casino alle undici di sera con quelli
della protezione civile
i letti erano occupati  da quelli
senza i numeretti e noi
dormivamo in macchina con il cane.

Dunque questo è il terremoto
un concorso di bellezza
per eleggere la prima miss metropolitana
terremotata nella sala da ballo
per i terremotato a L’Aquilone,
L’Aquilò in aquilano.

Dunque questo è il terremoto
inquilini delle tende  dalla mente
accecata che pregano d’imbroccare
i numero giusti della lotteria
per traslocare in una casa e risvegliarsi
con un nuovo certificato di nascita.

Dunque questo è il terremoto
più numerosi delle drogherie in città
sono diventati i cessi chimici
pardon i bagni chimici
senza scritte al neon ma ammiccanti
al bisogno : “ Clienti cercansi
esperienza non indispensabile.”

Dunque questo è il terremoto
una tenda qui
una tenda e solo tende ovunque guardi
questa è diventata Piazza d’Armi,
riempie l’aria appestata nel campo,
non più inquinata, ogni sorta d’umanità
dissenterici,prostitute, magnaccia,
drogati, alcolizzati, suicidi,brava gente
e frati cappuccini, ma tutti ancora
solo apprendisti terremotati.

Dunque questo è il terremoto
non ci sono più grassi proprietari di negozi
da ordinati quartieri di lusso
puliti e con video citofono
capaci di imparare l’inglese dalle  cassette
della de agostini in sei settimane
di ingrassare di quattro chili in un mese
e di  andare in palestra tutte le sere
per smaltire i quattro chili ;
non ci sono più
e non scrivono più lettere d’amore
ai loro registratori di cassa.

Dunque questo è il terremoto
smarrire la definizione di orgoglio
stare zitti per un letto d’albergo
o una crociera
avere la sfortuna dalla nostra
vivere dove si aggirano topi e scarafaggi
io ho una gatta brava ad acchiapparli
e sono esente e cerco di vivere
avere una casa  che non è più
“assolutamente” casa nostra.

Questo dunque è il terremoto
un clima che produce le nostre facce:
nere se piove , bianche  se c’è il sole.

Questo è dunque il terremoto
confermare ancora fedeltà
alle bollette, ai mutui
alle finanziarie. Perché così
va a finire per rifarti una casa.

E dunque il terremoto  poteva
essere un’altra cosa ?


E rileggendo questa poesia   oggi ripenso a quelle di  Santa Barbara amore mio , a quella  iniziale ma anche ad un’altra poesia che non è in quel volume ma fa parte del quaderno da cui sono tratte quelle poesie.
Di fronte ai morti  del terremoto   si può dire , noi che siamo sopravvissuti :

Che cosa si porta via la morte
con gli occhi  ripieni di buio
tra i fiori di prato  e la monotonia
delle facce,
che cosa si porta via  pigra
e lenta ,incantata  e silenziosa…
che cosa si porta via
se non abbiamo più niente;
rinunciamo a morire .

Eremo Via vado di sole, L'Aquila, domenica 6 novembre 2011

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