giovedì 8 dicembre 2011

LETTERE DALL’EREMO : ( 2 ) Dalla Dives in misericordia alla Deus Caritas est: il cammino della Chiesa di oggi all’insegna dell’Amore Misericordioso

LETTERE DALL’EREMO    :  (  2 )  Dalla Dives in misericordia alla Deus Caritas est: il cammino della Chiesa di oggi all’insegna dell’Amore Misericordioso

2. La «Chiesa dei laici»

Ora, questo dovere della Chiesa di contribuire alla costruzione della Civiltà dell’Amore passa necessariamente attraverso la piena valorizzazione della vocazione e della missione dei fedeli laici. La Chiesa – ha detto Benedetto XVI a Verona – contribuisce alla costruzione della Civiltà dell’Amore soprattutto con la fede che «purifica la ragione», aiutando a riconoscere e quindi a realizzare ciò che è giusto, offrendo la sua Dottrina Sociale. Ebbene, questo contributo diventa concreto grazie all’impegno temporale dei laici. L’ora dell’Amore Misericordioso viene insieme all’ora dei laici.

Dunque non è un caso, ma è il compimento di un disegno, il riconoscimento ufficiale, da parte della Chiesa, della Associazione Laicale dei Laici dell’Amore Misericordioso (ALAM). E che sia un disegno di Dio lo dimostra anche il fatto che Madre Speranza – anticipando i tempi – abbia pensato all’esistenza di un ramo di laici all’interno della grande Famiglia dell’Amore Misericordioso, ritenendolo importante – sono sue parole – proprio per annunciare e testimoniare «il Vangelo dell’Amore e della Misericordia, facendo conoscere Dio come "Padre pieno di bontà che cerca con tutti i mezzi il modo di confortare, aiutare e far felici i suoi figli, e che li segue e li cerca con amore instancabile come se non potesse essere felice senza di loro"»15.

Vediamo brevemente le ragioni dottrinali e storiche, che oggi consentono di parlare della «Chiesa dei laici».



a) Ragioni dottrinali

È stato il Concilio Vaticano II a porre fine al vecchio «clericalismo». Nel nuovo «popolo messianico», – specifica la Lumen gentium –, comune è la dignità di tutti i membri, comune è la vocazione alla perfezione; non c’è nessuna disuguaglianza, dovuta alla razza, alla nazione, al sesso, alla condizione sociale. E, quantunque alcuni per volontà di Cristo sono costituiti dottori e dispensatori dei misteri e pastori per gli altri, tuttavia «vige fra tutti una vera uguaglianza riguardo alla dignità e all’azione comune a tutti i fedeli nell’edificare il Corpo di Cristo»16.

La Gerarchia, quindi, va compresa all’interno del «Popolo di Dio», al suo servizio; i fedeli laici non sono minorenni, né meri «ausiliari» del clero, ma «per la loro parte compiono nella Chiesa e nel mondo la missione propria di tutto il popolo cristiano»17. Commenta Giovanni Paolo II: «nel dare risposta all’interrogativo "chi sono i fedeli laici", il Concilio, superando precedenti interpretazioni prevalentemente negative, si è aperto a una visione decisamente positiva», rivendicando «la piena appartenenza dei fedeli laici alla Chiesa e al suo ministero e il carattere peculiare della loro vocazione»18, l’«indole secolare». La Chiesa del XXI secolo sarà la «Chiesa dei laici».

Ora, poiché «è proprio dei laici cercare il regno di Dio trattando le cose temporali e ordinandole secondo Dio»19, tocca soprattutto a essi instaurare il dialogo sui grandi problemi del tempo, illuminarli con la luce che viene dal Vangelo, rinnovare la società, della quale la Chiesa condivide la storia, le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce20. I fedeli laici non ricevono questa missione per delega della Gerarchia, ma «inseriti nel Corpo Mistico di Cristo per mezzo del Battesimo – insegna il Concilio –, fortificati dalla virtù dello Spirito Santo per mezzo della Cresima, [i fedeli laici] sono deputati dal Signore stesso all’apostolato»21.



b) Ragioni storiche

Le ragioni dottrinali del Magistero trovano piena conferma nella mutata situazione storica, sociale e culturale, la quale oggi per prima esige dai fedeli laici una maturità maggiore, una sintesi armoniosa tra fede e impegno storico, nella chiara distinzione tra il piano religioso (confessionale) e quello delle realtà temporali (laico). Di conseguenza – spiega il Concilio – i fedeli laici godranno della necessaria autonomia nel compiere le scelte temporali e politiche: tocca a essi decidere che cosa fare, senza dover chiedere ogni volta ai Pastori come risolvere i problemi anche gravi che nascessero22. Dal canto suo, la Gerarchia considererà i fedeli laici non esecutori passivi delle proprie direttive, ma quali collaboratori responsabili.

Benedetto XVI nelle sue «riflessioni» al Convegno di Verona riprende questi insegnamenti, che aveva già formulati nell’enciclica DCE. Insiste, perciò, sulla necessità di un laicato maturo, sottolineando che la crisi della cultura cristiana ha portato oggi al relativismo etico, per cui tutte le concezioni filosofiche, morali e religiose sono ritenute equivalenti. La «questione sociale» è divenuta così «questione antropologica».

Il compito dei laici, a questo punto, è insostituibile: essi oggi sono chiamati non solo a testimoniare i valori cristiani nella vita personale e sociale, ma a mediarli in termini laici, comprensibili e accettabili da tutti gli uomini di buona volontà e a favorirne anche la traduzione legislativa servendosi di tutti gli strumenti democratici disponibili.

È, dunque, l’ora dei laici. Nella Chiesa sono chiamati a responsabilità nuove. Se la Chiesa vuole contribuire efficacemente alla edificazione della Civiltà dell’Amore, non può che essere la «Chiesa dei laici». L’ora dell’Amore Misericordioso viene insieme all’ora dei laici. È notevole l’intuizione di Madre Speranza.

In particolare, occorre un laicato maturo che sia in grado di cogliere gli aspetti positivi della secolarizzazione rettamente intesa: la legittima autonomia delle realtà temporali e la laicità; la consapevolezza che la distinzione tra il piano religioso e quello temporale non è un male, ma purifica i contenuti della fede, accresce la responsabilità storica dei credenti e ne stimola la creatività, apre la strada al dialogo con tutti gli uomini di buona volontà. Nello stesso tempo, un laicato maturo dovrà opporsi alla degenerazione del «secolarismo», che porta l’uomo a ritenersi autosufficiente, a credere che la storia sia solo immanente, a escludere Dio dalla vita e dalla società, a considerare la religione e la libertà religiosa come affari puramente privati.
(Bartolomeo Sorge S.J.)

Eremo Via vado di sole, L'Aquila, giovedì 8 dicembre 2011

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