lunedì 20 settembre 2010

LUOGHI FATALI : Una rotonda dopo l'altra

LUOGHI FATALI : Una rotonda dopo l’altra


“Chi fa un viaggio rischia di arrivare; è accaduto a Ulisse, accadde anche a Pinocchio. Dopo fatiche e metamorfosi – scrive Giorgio Manganelli in Carlo Collodi: Pinocchio su L’Espresso 1968, - egli è ammesso alla definitiva iniziazione alla condizione umana. Ma appunto allora con assoluta lancinante chiarezza, avvertiamo che Pinocchio ha subito l’iniziazione sbagliata. Il suo itinerario è stato insieme un viaggio verso, ed una fuga : come accade nei luoghi fatali , i due percorsi coincidono… Dunque la pedagogica minaccia “ pinocchio deve morire” ha trovato, ha eccitato il sicario ? No : Pinocchio lo sappiamo sa uscire indenne dal fondi del mare, da un nodo scorsoio , dai pigliali degli assassini”.

Ma non sa uscire forse indenne dal susseguirsi di rotonde che costellano pochi chilometri dentro e attorno alla città di L’Aquila .

Dunque con i miei due pinocchi, uno di stoffa imprigionato nella maniglia interna della porta di destra dell’auto e uno di legno piazzato dentro quella che deve essere l’alloggio per una bottiglia ho acceso il motore della automobile.

Non l’avessi mai fatto. Era meglio andare a piedi, prendere l’autobus, restarmene al letto al poasto di recarmi a lavorare. Ora mi toccherà portare quest’autovettura là, sul finire del mondo dove riposano i sogni attraverso le rotonde di Colle Sapone.

E’ una questione di cuore ora! Una sporca questione di cinismo di cuore. Quanto cinismo siamo in grado di sopportare in cambio di altrettanta intensità. Chi ha pensato tutte quelle rotonde , in così poche centinaia di metri strada è un cinico.


Vorrei scrivere una storia su queste rotonde ma questo che ho scritto finora è solo l’incipit di una grande best seller che arriverà per il momento ad una trentina di lettori. Perché? Perché il mio protagonista ( io) ha l’arroganza di chi non è sicuro di sé (ovvero di essere capace di scrivere questo grande romanzo che sogna da una vita ed è ora già un po’ vecchio) ma finge di esserlo.

Un protagonista che si rivolge a questa storia delle rotonde come un corteggiatore che vuole essere segretamente rifiutato ma non ce la fa . Capace anche di grandi tenerezze perché quelle rotonde hanno preso il posto di strade che facevano tenerezze. Piccole viuzze di periferia ,di campagne tracciate dall’aratro e dal calpestio delle pecore e degli asini .

Poi qualcuno ha costruito là dove non doveva essere costruito un polo scolastico . Siamo all’ingresso ovest della città, una città che si annuncia con un biglietto da visita cimiteriale con una strada di accesso di cipressi. Il poeta cantò una volta quei cipressi che da … ma erano altri tempi ed altri cipressi.

Questa storia delle rotonde è comunque una storia d’amore un poco turbolenta finita con un botto che peggio non si poteva.

Questo penso mentre l’auto fa fatica a districarsi in questo percorso e i pensieri non riscono a districarsi a loro volta dalle avvincenti parole che escono dall’autoradio.

Come mi sento male. Ma perché , chi me l’ha fatto fa a venire stamattina in questa giungla di segnaletica verticale , orizzontale, rotonde. Perché non me ne sono stato a casa. Lo so perché. Per ambizione, perché volevo essere il protagonista di un best seller che racconta una storia d’amore delle rotonde finito in un …“ botto”.

Tutt’a un tratto un rewind ossessivo mi impone un pensiero: in quale film , in quale second life, in quale reincarnazione ho visto prima tutte queste rotonde?

Era un film d’amore in cui appunto “l’amore”, un amore capace di grande intensità e cinismo si imbatteva nelle rotonde. Che avventura, che avventura!


Quando ero ragazzino e vivevo in una città vecchia come questa dove abito ora ma con gli edifici meno scassati di quelli che stanno nella città in cui appunto abito , mia madre mi raccontava la storia d’amore d’una ragazza, come lei era appena stata perché ora era appena donna,che riceveva lettere l’amore.

Io penso che quel rapporto d’amore di cui lei mi parlava era inventato. Se l’era inventato lei. A pensarci bene il racconto di quel rapporto d’amore non era il racconto di un amore ma era il racconto di come guardiamo al passato e alle persone , che in un certo periodo hanno significato molto per noi.


Ma ora mi viene in mente che forse queste rotonde sono politiche e hanno il compito di cambiare il mondo. Forse è troppo cambiare il mondo nel senso in cui lo fa un Governo. Più modestamente di cambiare il mondo di chi è costretto a percorrere queste strade con le rotonde quante una, due ,tre o quante volte al giorno ?

Ma il fatto è altrettanto interessante . Ogni cultura produce delle storie e dei contesti. Ognuno di noi ha un bisogno innato di sapere che cosa si prova a essere temporaneamente qualcun altro perché attraverso la finzione noi riusciamo a scoprire qualcosa di vero su noi stessi.


Ecco il compito politico delle rotonde : luoghi fatali di conoscenza di se stessi ed è questo un notevole atto politico perché ci fa uscire fuori dalla consuetudine, dal conformismo, in poche parole dal gregge. Appena il potere se ne accorgerà , ahimè si vedranno operai indaffarati a smantellare , inesorabilmente, tutte le rotonde. Ahi le rotonde piangerà allora il poeta e il cinico dirà ben vi stà, l’avete voluto voi rifiutando il rapporto d’amore con le rotonde. Perché , solo per finire la riflessione un rapporto d’amore è un rapporto di conoscenza tante volte, soprattutto di se stessi.

Ora però mentre continuo a guidare con attenzione mi lascio appena distrarre da un pensiero. Appena arrivo scriverò questi pensieri-confessione sulla carta, i pensieri confessione di una mattina di settembre con una temperatura già autunnale , il cielo nuvoloso e la necessità di superare ,una , due , tre , quattro, sei rotonde in un chilometro di strada . Ma il problema è : ora che penso e poi che scrivo ho in mente qualcuno a cui far leggere queste cose o no ?

Rispetto molto le opinioni di alcune persone che leggono quello che scrivo ma questi pensieri li farei leggere a qualcuno insieme con un cartello che dice : “ non toglierti il cappotto perché te ne andrai molto presto” come quando si entra in un bar e non ci si trova a proprio agio.


Oppure a chi sa accettare questo mio modo di raccontare una storia.

Mi piace un po’ di stranezza e mistero all’inizio. Mi piace poi lasciare dei buchi perché chi legge possa entrare nella storia.

Lo dico sempre, specialmente parlando di film. Ci sono tanti buchi nei film dove tu puoi entrare e ti trovi sul set di celluloide , già pronto. In poche parole è come se dicessi a De Filippo, Mastroianni, Loren, Tognazzi , Moretti “ incontriamoci a metà strada e godiamoci l’avventura”.

Ma l’avventura del mio protagonista con le rotonde di Colle Sapone è cominciata dall’ultimo capitolo. La mattina di un venti settembre di un anno , una mattina dalla temperatura dei primi rigori autunnali e dal cielo nuvoloso

Eremo Via vado di sole, L'Aquila, lunedì 20 settembre 2010



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