venerdì 29 luglio 2011

RICOGNIZIONI : Emergenza Corno d’Africa

RICOGNIZIONI : Emergenza Corno d’Africa


La situazione è drammatica. Dieci milioni di persone colpite da siccità e carestia. Centinaia di migliaia i profughi. Le ong parlano di tragedia umanitaria e il papa ha chiesto una mobilitazione internazionale. .

Dichiarazione di Anthony Lake, direttore UNICEF, al meeting FAO di Roma per l’emergenza siccità in Corno d’Africa.

«Questa è una carestia infantile. La grandezza della sofferenza e le perdite sono enormi. Le immagini che abbiamo visto dal Corno d'Africa parlano da sole.

Oltre mezzo milione di bambini sono a rischio di morte imminente a causa di malnutrizione acuta grave. Tra Somalia, Etiopia e Kenya, sono circa 2,3 milioni i bambini già affetti da malnutrizione acuta.

Già prima dell’emergenza questi bambini erano tra i più svantaggiati del mondo. Vivono in bilico e diventano più vulnerabili giorno dopo giorno, privati di ogni bisogno umano e di ogni diritto fondamentale.

Si tratta di un doppio disastro. La situazione è terribile in Somalia e nei campi profughi in Kenya e in Etiopia, ma si estende ben oltre: alle comunità pastorali di tutta la regione minacciando le persone e il loro modo di vivere e sostentarsi.

Questa carestia non è solo questione di cibo. È una questione di scelte obbligate.

La comunità globale non si trova di fronte a una scelta circa la risposta da dare, perché, di fronte a un’emergenza così evidente, non ci può essere altra scelta se non quella di agire subito.


AFPPer salvare vite umane, la risposta umanitaria globale deve essere immediata. Stimiamo che il fabbisogno totale dell'UNICEF per gli interventi di emergenza è di circa 300 milioni di dollari fino alla fine del 2011.

Nonostante i contributi significativi ricevuti da parte di molti governi e donatori privati attraverso i nostri Comitati Nazionali, l'UNICEF deve ancora affrontare un deficit per i bambini e le famiglie di oltre 200 milioni di dollari.

La risposta deve anche essere mirata, raggiungendo prima di tutto chi ha maggiore bisogno e chi è più a rischio, ma deve anche mettere a regime operazioni di assistenza preventiva a favore delle persone che vivono nelle aree colpite da siccità e carestia.

E la risposta deve essere flessibile, applicando una serie di modalità in diverse circostanze e adattando la nostra risposta alle condizioni e alle esigenze locali.

L'unica cosa su cui dobbiamo essere inflessibili è l'urgenza di agire, e agire ora, sia per rispondere ai bisogni immediati, sia per ricostruire il futuro.

Per le sue stesse cause, è probabile che questa crisi umanitaria continui, e dobbiamo aiutare i bambini e le famiglie del Corno d'Africa a resistere.

L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) ha lanciato oggi un nuovo appello per fondi aggiuntivi necessari ad ampliare le proprie operazioni di assistenza umanitaria nei paesi dell’Africa orientale e del Corno d’Africa. L’appello giunge mentre una grave carestia e il protrarsi della violenza incrementano l’esodo di massa sia all’interno della Somalia che oltre i confini del paese.


La nuova richiesta dell’UNHCR per far fronte all’emergenza all’interno della Somalia e alla crisi di rifugiati che si è estesa a Etiopia e Kenya ammonta a 144,9 milioni di dollari USA, 8,6 milioni in più rispetto all’appello iniziale lanciato all’inizio di luglio di 136,3 milioni di dollari.

I finanziamenti aggiuntivi consentiranno all’Agenzia ONU per i Rifugiati di potenziare le proprie operazioni di assistenza in Somalia e di consegnare aiuti umanitari - tra cui teli di plastica, utensili da cucina, coperte, taniche per trasportare l’acqua e biscotti ad alto contenuto energetico - a circa 180.000 persone, la maggior parte delle quali costrette a lasciare le proprie case a seguito dell’effetto combinato di carestia, siccità e conflitto. L’Agenzia rafforzerà inoltre la propria attività di mappatura e monitoraggio degli spostamenti di popolazione attraverso una rete di circa 80 partner attivi sul territorio e accrescerà la propria presenza nelle aree interessate dalle migrazioni forzate - tra cui la capitale Mogadiscio, la Somalia centrale e le aree al confine con Kenya ed Etiopia.

“La popolazione somala - sia coloro che affrontano rischio, vulnerabilità e fuga all’interno del paese e sia coloro che hanno cercato rifugio all’estero - non ha mai avuto così bisogno di protezione e assistenza umanitaria come oggi” ha dichiarato George Okoth-Obbo, Direttore dell’Ufficio per l’Africa dell’UNHCR.

“È imperativo che l’Agenzia sia messa nelle condizioni di potenziare le proprie attività umanitarie - ha aggiunto - per fornire protezione e altre fondamentali attività di assistenza d’emergenza alle persone che si trovano in una situazione di rischio. Se contribuiremo ad evitare che le persone non siano costrette a cercare sicurezza in un’altra area del paese o fuori del paese, sarà solo uno sviluppo positivo”.

Finora per quest’operazione d’emergenza l’UNHCR ha ricevuto dai donatori contributi e promesse per 59 milioni di dollari. Con l’appello aggiornato lanciato oggi sono necessari - entro la fine dell’anno - ancora 86 milioni di dollari.

Quest’anno l’Agenzia ha distribuito finora kit di assistenza d’emergenza a oltre 100.000 persone nelle regioni meridionali e centrali della Somalia, dove la siccità produce i suoi effetti più pesanti. Ulteriori aiuti sono attualmente in corso di distribuzione ad altre 114.000 persone colpite dalla siccità.

“Complessivamente l’UNHCR mira a raggiungere 400.000 persone che si trovano in disperato bisogno di assistenza all’interno della Somalia - ha affermato Bruno Geddo, Rappresentante in Somalia dell’Agenzia. Ciò allevierà la sofferenza di alcune delle persone più vulnerabili che non dispongono dei mezzi per spostarsi in cerca di assistenza”.

A partire dal mese di gennaio una combinazione di siccità e insicurezza in Somalia ha costretto oltre 96.000 persone a riversarsi in Kenya, più di 74.000 in Etiopia e circa 2.500 a Gibuti - paesi anch’essi colpiti dalla più drammatica siccità nella regione da 60 anni a questa parte.

A Dadaab, in Kenya, il flusso è andato ad aggravare la pressione sul già sovraffollato complesso di campi di rifugiati. Questa settimana l’UNHCR ha avviato l’operazione di trasferimento di centinaia dei nuovi arrivati dagli insediamenti ai margini di Dadaab verso il nuovo sito di Ifo extension, dove potranno trovare una sistemazione e disporre di acqua, servizi igienico-sanitari e assistenza medica.

Grazie al ponte aereo organizzato dall’UNHCR è stato possibile trasportare a Dadaab migliaia di tende, che tuttavia non sono sufficienti per soddisfare le necessità dei rifugiati, il cui numero cresce di 1.300 unità ogni giorno. Anche la disponibilità di acqua desta preoccupazione. In alcuni pozzi l’acqua viene pompata per 18 ore al giorno e presto a Dadaab la risorsa potrebbe raggiungere la sua portata massima.

Nell’area di Dollo Ado, in Etiopia, continuano ad arrivare centinaia di somali ogni giorno. Il campo di Kobe, aperto nel mese di giugno, è già pieno per la presenza di ben 25.000 rifugiati. La malnutrizione continua a costituire una sfida. L’UNHCR e le agenzie partner hanno avviato la fornitura di alimentazione terapeutica a tutti i bambini con meno di 5 anni, che due volte al giorno ricevono razioni di porridge nutriente. L’Agenzia fornisce inoltre due pasti caldi al giorno a oltre 13.000 rifugiati somali che si trovano nel centro di transito. Nel campo di Kobe poi sono attive 6 cliniche, alcune delle quali aperte 24 ore su 24. Ai genitori viene detto che possono ricevere assistenza per i propri bambini in qualsiasi momento. Entro una settimana nell’area di Dollo Ado è prevista l’apertura di un nuovo campo per ospitare i nuovi arrivati.

Eremo Via vado di sole , L'Aquila venerdì 29 luglio 2011


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