mercoledì 16 marzo 2011

SETTIMO GIORNO : Non di solo pane

SETTIMO GIORNO : Non di solo pane

L’inizio della Quaresima, posto sotto il segno della cenere ,l’ l’inizio di un tempo nuovo che avvia un cammino di rinnovamento e di rinascita. Insieme con l’Avvento, il tempo quaresimale e pasquale è un tempo forte della vita del cristiano perché entrambi richiamano l’attenzione sull’invito alla conversione che è quella del cuore attraverso un viaggio verso una rinnovata libertà di figli di Dio.

Un cammino dunque che pone degli obiettivi attraverso i quali spogliarsi dell’uomo vecchio per rivestire gli abiti di quello nuovo.


La riflessione sui brani delle Scritture della prima domenica di quaresima dunque pone l’attenzione sull’obbedienza alla volontà di Dio che ci invita a prendere il nostro fardello, qualunque esso sia, leggero o pesante , lieve o angoscioso, sopportabile o insopportabile e a camminare sulle strade del mondo come pellegrini con la cintura ai fianchi , senza nulla , anzi senza nemmeno la bisaccia accompagnati solo dalla parola che è luce ad ogni passo, che è luce del cammino. Un cammino appunto attraverso Gesù il Cristo che si è posto egli stesso, come via di vita, verità e luce.

Consideriamo allora il brano della Genesi ( 2 ,7-9 e 3 , 1-7) che narra la prima colpa dell’uomo . La Genesi confluita nel canone dei primi cinque libri delle Scritture è un libro scritto a più mai e solo dopo l’esperienza dell’esodo . In questo libro confluirono le storie e le idee dei popoli che vivevano nel territorio prossimo ad Israele sulle cosmogonie , affinando in sostanza l’idea che è al centro del libro, l’idea conduttrice possiamo dire : la creazione è opera di un Dio e di uno solo che per primo parla alla sua creatura quella che ha eletto come sua nel suo cuore l’uomo. Dio creando il mondo non si rivolge mai alle pietre, agli animali ma solo all’uomo rivolge la sua parola ed esprime le sue idee e i suoi desideri.. Israele in realtà conoscerà , per la sua storia prima un Dio liberatore e poi un Dio creatore. E ciò non avviene a caso. Perché il Dio creatore al quale l’uomo oppone la sua disubbidienza è un Dio che si china di nuovo sull’uomo e stabilisce con lui un patto, una alleanza : quella appunto con Israele e il suo popolo operando così nuovamente una scelta . Anche Adamo attraverso la scelta di mangiare il frutto dell’albero che stava nel mezzo del giardino ad oriente dove il creatore lo aveva posto decide di privarsi dell’amore di Dio e di voler vivere solo per se stesso. Dio attraverso il patto che si esprime con la liberazione decide che non può vivere senza la sua creatura e con essa decide di compiere un cammino. Quello che porterà , come dice Paolo ad un novello Adamo : Gesù che con la sua obbedienza ricondurrà l’uomo al Padre. Così come per la disobbedienza di uno tutti ebbero a soffrire, per l’obbedienza di uno tutti ebbero a gioire. Ecco perchè il messaggio della prima domenica di quaresima è dunque l’obbedienza.

Alla luce del racconto della Genesi e delle parole di Paolo si comprende il brano del Vangelo di Matteo sulle tentazioni e si comprende come la scelta di Gesù Cristo non sia stata quella di dare ad Israele un Messia forte e potente, politicamente vincente ma un Messia obbediente e obbediente fino alla morte sulla croce.

Come Adamo dunque con la sua disobbedienza aveva voluto elevarsi per essere simile a Dio , così Cristo abbassandosi nel prendere un corpo umano e obbedendo al Padre fino alla morte ha voluto restituire all’uomo veramente quella sua primaria dignità di essere stato creato a immagine e somiglianza di Dio e quindi di tornare ad essere suo figlio..


E quindi Paolo può affermare nella sintesi del suo brano della Lettera ai Romani ( /5,12-19) “ Come dunque per la caduta di uno solo si è riversata su tutti gli uomini la condanna, così anche per l’opera giusta di uno solo si riversa su tutti gli uomini la giustificazione che dà vita. Infatti come per la disubbidienza di un solo uomo tutti sono stati costituiti peccatori, così anche per l’obbedienza di uno solo tutti saranno costituiti giusti “

Il brano di Matteo ( 4,1-11 ) sulle tentazioni contiene tutta la storia dell’attesa del Messia e tutto quello che Israele aveva immaginato dover essere questo Messia . Potente e visibilmente potente. Ciò che appunto Cristo non era e non poteva essere perché come ricorda anche lo stesso Pontefice nel suo ultimo libro, Gesù storico volle accuratamente separare l’aspetto politico da quello religioso della sua missione . In linea con questa ipotesi dunque i quaranta giorni di digiuno nel deserto sono appunto il ricordo dei quaranta anni passati dal popolo di Israele a girovagare nel deserto . L’invito a trasformare le pietre in pane scaturisce dall’aver immaginato un Messia in grado di restituire benessere materiale ad un popolo vessato dalla dominazione romana . E così è per la tentazione dell’adorazione che è appunto immagine di quella superstizione che porta il popolo a voler usare Dio .

Il brano evangelico termina con una frase su cui riflettere “ Gli angeli gli si avvicinarono e lo servivano.” Dunque fu l’angelo a cacciare ad Adamo ed Eva dal giardino , quello stesso angelo che dunque torna a servire il nuovo Adamo che al vertice delle sue affermazioni nel colloquio con Satana dice : “adorerari il Signore Dio tuo e a lui solo renderai culto “.


Abbiamo parlato di “tempo forte” A questo proposito scrive don Fulvio Bertellini : il riservare un tempo forte per accogliere l'invito alla conversione ha un significato innanzitutto simbolico. In particolare, qui si tratta di un simbolismo dettato dalla Scrittura stessa: i quarant'anni del popolo nel deserto, i quaranta giorni del pellegrinaggio di Elia al monte di Dio, i quaranta giorni di digiuno di Gesù prima di cominciare la sua missione bastano a circoscrivere il tempo simbolico della "prova", che segue e precede il dono di grazia. Un tempo in cui dedicarsi con forza all'essenziale: riscoprire Dio, lasciarsi toccare dal suo amore. Nelle varie culture bibliche ed ecclesiastiche l'esperienza della riscoperta è definita con categorie simboliche diverse: in ebraico il verbo sûb, "tornare indietro", tradotto da noi con "conversione", che significa fare una svolta, cambiare un percorso sbagliato, ritrovare i propri passi; in greco il termine usato è metanoia, "cambiamento della mente", o "trasformazione del cuore", che definisce l'ambito più interiore dell'evento, così come il latino paenitentia, da noi ricalcato come "penitenza", che purtroppo ha assunto ormai il significato quasi burocratico di "opera penitenziale", da eseguire meccanicamente. Il concetto latino è invece legato a quello, bellissimo di "pentimento", o "ravvedimento del cuore", e non è dovuto ad un semplice autoconvincimento del soggetto: è lo Spirito stesso che, con il suo amore, "ferisce il cuore", lo "fa pentire", e lo conduce al dispiacere per il proprio peccato.”

Abbiamo parlato di messaggio che viene dalla pima domenica di quaresima che è quello dell’obbedienza. Ribadisce dunque a questo proposito don Ilvo Corniglia : san Paolo (Rm 5, 12-19: II lettura), che mette in contrasto parallelo sia l'atteggiamento di Adamo e quello di Cristo, sia i risultati tanto diversi del loro operato.

La ribellione e disobbedienza del primo hanno causato la separazione da Dio e la morte di tutti gli uomini, provocando il moltiplicarsi dei peccati. L'obbedienza perfetta di Cristo, invece, ha ottenuto a tutti la pienezza della grazia e della vita. L'opera di Cristo- cioè la redenzione – non ha semplicemente "riparato" il danno prodotto da Adamo. Ma ha "scatenato" la comunicazione "sovrabbondante" e senza misura dell'amore e della vita di Dio.

Nella presentazione dell'Apostolo il peccato con le sue tragiche conseguenze diventa come lo sfondo su cui risaltano con maggiore evidenza la vittoria di Cristo e il trionfo dell'amore gratuito di Dio. In questa pagina di rara potenza sentiamo vibrare la commozione, l'entusiasmo, la gratitudine di Paolo. Consapevoli di un dono così grande, riceviamo anche la forza per percorrere l'itinerario quaresimale di conversione, imitando l'obbedienza di Cristo, che lo ha portato ad accettare la passione e la morte. Obbedienza a Dio di cui ha dato prova concreta nella lotta contro la tentazione”


Eremo Via vado di sole , L’Aquila, mercoledì 16 marzo 2011

Nessun commento:

Posta un commento