lunedì 14 marzo 2011

VERSI D’ALTRI E ALTRI VERSI : Sebastiano Ventresca

VERSI D’ALTRI E ALTRI VERSI : Sebastiano Ventresca


Conosco Sebastiano Ventresca da molto tempo. E da molto tempo ormai abbiamo stabilito un sodalizio di intenti e di sentimenti attraverso la poesia. Poesia che ci lega ad una visione diversa delle cose , delle persone che ci circondano ,degli avvenimenti.

Dopo il terremoto del 6 aprile non ci siamo visti per molti mesi fino a quando l’ho rincontrato intento a lavorare, con tutti i disagi e le preoccupazioni che ne derivano,per tornare ad abitare la sua casa danneggiata seppure in maniera non grave, ma danneggiata, dal terremoto.

Proprio in occasione dell’ultiimo incontro ha voluto donarmi di nuovo due suoi preziosi volumi di poesie che ho perso durante il trambusto di quei terribili giorni di trasloco post-terremoto.


Ora li custodisco nella casa dove abito e ne leggo a volte qualche pagina da cui traspare l’intensità di un sentimento d’amore per la vita.

Il titolo del volume pubblicato nel 2001 da Gabrieli Editore in Roma con al copertina di Loengrin e con illustrazioni nel corso dei testi dello stesso Loengrin è “ Una vita d’amore “ ma, come dicevo, potrebbe essere tranquillamente l’amore per una vita .

Una vita dunque in cui le cose , il loro mutarsi attraverso l’esperienza, la loro trasparenza sono inondate dal sole. E’ proprio al sole allora che si derimono i conflitti tra sé e sé . tra sé e gli altri. E al sole dormono le genuine e semplici soluzioni che l’anima accoglie.

Poi l’amore , ma non proprio poi ( come avverbio di tempo) ma come completamento e complemento della vita stessa. Poi….

C’è un percorso in queste poesie di una vita d’amore che è poi il percorso della vita stessa tra partenze e arrivi, ritorni e fughe.


Così per tutte “Meriggio non lieto “ : e quelle fughe d’ombre / tra le sponde deserte del fiume / e l’erba ingiallita dei prati , come un lamento del cuore ferito.

Oppure : “ ho incrociato il tuo sguardo / che più in là, tra la folla / mi cercava …”

E ancora : “ E non saprei dire / né mi importa di sapere, / se quest’amore stupendo che vivo / sia l’inizio di un nuovo viaggio”.

Ecco lo spaesamento d’amore ma anche l’intrepida sensazione di qualcosa che rimescola le carte della vita e che dalla stazione di partenza fa intravedere un nuovo percorso. Un rimescolare anche del sangue perché Maria, Aurora, Catia, Elvia, Patrizia sono donne con i loro pregi e i loro difetti, con le loro passioni , donne che diventano per quello che rappresentano un approdo sicuro.

Diverso è invece quel lungo soliloquio che Sbastiamo ventresca intraprende in “Tempo di passione “ pubblicato nel 2006 per i tipi della Editoriale Eco.

Un monologo sulla Via Crucis per riflettere su una frase di Pilato: Ma che ha fatto di male costui ?. Non ho trovato alcuna colpa in lui che meriti la morte”. Una morte per aver preso su di lui tutte le colpe non sue . Una morte ricordata con la fede di chi si affida senza remore a colui che ha per tutti uno sguardo, una parola .

Non è tutto questo Sebastiano Ventresca . E’ anche altro ma per il momento leggiamo alcune sue poesie con l’intento di ritornare su questi temi , chissà anche attraverso una intervista o altre poesie






NON POSSO MANCARE

"Hai già rinunciato

al cammino del sole", mi chiedi,

Il a quello dei lampioni,

a sera VIVI

sulla via di Poggio Diana,

su su, a tornanti,

verso il colle fiorito

adornato di stelle?"

Dolce Aurora bramosa di cielo,

lO non posso mancare,

se limpide acque

dissetano ancora

e pini olezzantì,

da qui al monte,

m'incensano di vaghi profumi

il ricordo di te.

Qualcosa intorno, cara.

Quest' aria tiepida, forse,

insolita a Gennaio,

o l'eco dei gabbiani

a volo radente sui pensieri,

mi dice

che nulla è cambiato fra noi,

che l'avvenire è roseo

e altre fulgide notti

ci attendono

da vivere insieme.

La lieta novella mi esalta,

., ..

rru spmge gioioso

a voli stellari.

E anche se ombre, a volte,

o voci moleste

dànno segnali inquietanti,

da qui al monte,

sento affidabile

il viaggio intrapreso con te,

e realizzabile il sogno

della nostra vagheggiata eternità.

Isola

Nocchiero solitario

in cerca di approdi,

quante autore ho scorto, navigando,

che, di mare in mare ,

mi chiamavano,

per dirmi ch’era quella la rotta

e laggiù, circonfusa di luce,

l’isola intatta di terra inesplorata

da anni sognata.

Virato di bordo,

vi puntavo la prora,

barca leggera sul filo delle onde

alla ricerca del porto agognato.

Ma, toccato l’orizzonte,

o l’aurora si spegneva,

notte fredda d’inganni e delusioni ,

o scoppiava la tempesta ,

che m’aggrediva,

mi strappava le vele

e, mandandomi fuori rotta, alla deriva,

mi respingeva lontano.

Che amarezza, ogni volta, la sconfitta!

E che tristezza,

nell’immenso deserto di mare,

ritrovarmi ancora più solo ,

con la barca in disordine

che strideva e faceva acqua!

Ingenerosa vita.

Non mi ha dato che sospiri,

nell’eterno e sofferto peregrinare.

Ero stanco, ad un tratto.

Le fatiche, le delusioni e gli anni

a lungo andare ,logorano,

lasciando poche forze per navigare.

Forse era tempo di fermarmi,

di ritirarli i remi

e smettere di fantasticare.

C’è la fine per tutto, nel mondo.

Non si gioca all’amore all’infinito.

E invece riprendevo animo.

Riparate le vele, ripartivo,

per ritentare il viaggio

e rivederla risplendente l’aurora.

Indomabile lo spirito

E duri a morire i sogni e la speranza.

Quasi vecchia, ora la barca.

Col vento in poppa sempre a forza sette,

non è più facile da governare.

E’ l’ora del disarmo;

di tirarla a secco, finalmente.

E’ pericoloso tenerla in acqua

e spingerla ancora al largo.

A un’onda più forte e più alta,

potrebbe naufragare.

Bisogna scriverla, insomma,

la parola fine.

Non è dignitoso continuare

alla mia età.

Eppure, cara,

con questo bel vento che tira,

che festa sarebbe

concludere la vita,

veleggiando verso di te,

nelle tue acque limpide,

per approdare nel tuo porto

che ancora cerco,

isola intatta di terra inesplorata

da anni sognata!


Eremo Via vado di sole , L’Aquila,
lunedì 14 marzo 2011

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