sabato 5 marzo 2011

ET TERRA MOTA EST : “Dalle ruine sue surse più bella “

ET TERRA MOTA EST : “Dalle ruine sue surse più bella “


Trovo tra le carte che mi sono portato dietro,dopo il terremmoto, una cartella con alcune fotocopie tra le quali quella di un volumetto della Biblioteca Provinciale “S. Tommasi “ di L’Aquila con la segnatura Abr. 5-2 dal titolo : “ Relazione del tremuoto del 1703 che distrusse la città dell’Aquila e canzona inedita alla Vergine SS del Rosario la cui cappella rimase incolume nella chiesa di S. Domenico” Il libretto è dedicato al glorioso Protettore contro il Tremuoto S. Emidio vescovo e martire L’Arciconfraternita che da lui s’intitola . Stampato a L’Aquila dallo Stabilimento Tipografico di R. Grossi nel 1893 al costo di 30 centesimi .

Mi piace ricopiare la presentazione del volumetto a cura di Teodoro Bonanni , appunto priore della Arciconfraternita di S. Emidio e il testo della canzona .

L’introduzione dice :

“Disgraziatamente la nostra città ha sofferto varii terribili terremoti :

Il primo , al primo febbraio e 13 dicembre 1315 – Il secondo nel 1349 – Il terzo nel 5 dicembre 1456 – Il quarto nel 6 novembre 1461, che replicò ai 22 dello steso mese , e durò dino al 7 dicembre - Il quinto ai 9 e 4 gennaio 1462 – Il sesto agli 11 aprile 1498, che si ripetè nei 12 dello stesso mese – Il settimo in aprile del 1646, che durò fino a giugno dello stesso anno ; e l’ottavo nel 2 febbraio 1703, nel quale morirono più migliaia di persone ,e caddero varii Tempii,fra i quali la Chiesa di S. Domenico ,rimanendo in piedi la cappella marmorea della Madonna del SS. Rosario , e salvi tutti Coloro, che vi erano dentro.


Dal 13 dicembre 1731, epoca in cui l’Aquila si pose sotto la protezione di S. Emidio , quantunque abbia spesso sentito scosse di terremoto, pure è andata immune da sì tremendo flagello - Perciò gli Aquilani serbano a Lui speciale devozione e l’Arciconfraternita, che nella Mtropolitana ne zela il Culto “ è venuta questo anno nel divisamento di riprodurre la relazione del tremuoto del 1703” ed una Canzone alla Vergine Santissima del Rosario .Il Priore Teodoro Bonanni “.

Prima della relazione c’è la dedica All’Eccellentissimo Signore Don Giovanni Manuele Capitano generale del Regno di Napoli datata L’Aquila 10 maggio 1703 in cui si parla dei disastri della Città desolata nell’orrendo infortunio de tremuoti .

Segue la relazione che è un succinto ragguaglio d’infinite ”rouine” e calamità e alle ultime due pagine la 15 e la 16 la canzone

A Maria Santissima del Rosario

nel giorno 2 febbraio 1703

nella monumentale chiesa di S. Domenico

nell’ Aquila


De’ Patriarchi Colombella amica

Nunzia dolce di pace! – A Te votivo

Gli avi nostri sacrar codesto giorno,

Memorando per duol non anco spento . –

Sorgea l’aurora, invermigliando il Cielo

Oltre l’usato ,atre sanguigne liste.

Di nugoli spande ansi a lunghi solchi

Per l’aer caliginoso , un vapor denso

Sull’atmosfera si librava, in alto

Si roteava il Sol, e più sereno

Brillava il Ciel : ma gli animài cui nullo

Spirito mai stette nella vuota mente,già presentian della convulsa terra

Movimenti strani , estrerrefatto

Il feroce destrier spezzando il freno

Econ crin irti , e con enfiate nari

In ratto scalpitar fuggia l’amico

Albergo; il fido can d’ululi empiendo

Le domestiche stanze parea quasi

Annunziasse al padron l’orrido evento –

Impauriti i semplicetti augelli

Cedean lor vita ai cacciatori in senso.


E l’uom cui d’alto senno Dio fe dono

Travolto né piacer prestigio nullo

Sentia del giorno esiziale – A un tratto

Scuote il terren forza d’elettre e tutti

Templi , torri magioni , abbatte a terra .

Oh lutto universal !misere madri

Che alle strida de’ geniti accorrendo

Presso cadeste, e vi restò nel core

L’anelo dei soccorsi e di carezze;

spose infelici che de’ cari sposi

A fianco non spiraste il fiato estremo,

Né de’ complessi lo conforto aveste;

Padri,figli,fratei,congiunti, amici

Oh! dura morte che tutti vi spense

L’un dall’altro disgiunti ! abbiam vostre ossa

Sepolte tra rovine miserande

L’eterna pace ! – Salve alma Virago!

Questo è il votivo dì che a Te fer sacro

I fortunati salvi entro al delubro ,

Che tuttor sorge maestoso e bello .

Volgi. O Diva pietosa sorridente,

Tuo dolce sguardo al popolo devoto

Che in cor forte compunto il Tuo gran Nome

Invocando in più titoli nel tempio

S’adduce ove lo nome tuo si cole,

Miralo, o Diva, che prostrano al suolo ,

cosparso delle stille di solore

Novelli a te fa voti ,e caldi preghi


Benigna ascolta, e favorel guarda

Questa città , che sotto alle grandi ale

Del patrocinio Tuo riedificata

Dalle ruine sue surse più bella

Tu spetra i nostri cor fatti tra i vizii

Duro adamante ,i pervicac’ingegni

Nel nappo di babele abbeverati

Dirittamente scorgi, e il chiaro lume

Delle celesti Tue sante dottrine

Dissipi il vapor dens’ottenebrante

Le menti nostre cieche : a noi dimostra

L’altezza di nostre alme,in noi fian mute

Maldicenze e calunnie, in un soppiatto

Fian per Te le libidini sfrenate,

Per Te di questa miseranda etade

Lo squallor si converta in fulgidezza,

Sembiante ai primi secoli di Cristo ,

Allor fia ne’ cor nostri si svegli

Speme non dubbia d’intuonar tra dolce

Lire celesti al Figlio Tuo l’osanna.


Eremo Via vado di sole , L’Aquila
sabato 5 marzo 2011

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