martedì 30 novembre 2010

VERSI D'ALTRI E ALTRI VERSI : Kikuo Takano ( I )

VERSI D'ALTRI E ALTRI VERSI : Kikuo Takano ( I )

In me

In me c’è qualcosa di rotto.

Sono come l’orologio che si ferma poco dopo averlo caricato,

come il piatto incrinato che non torna nuovo

se anche lo incolli con cura.

In me c’è qualcosa di schiacciato.

Sono come il tubetto di dentifricio

quando nulla ne esce se anche lo premi,

come la pallina da ping-pong ammaccata

che non può tenere più in gioco

nemmeno un buon giocatore.

Ci sono oggetti distrutti e schiacciati dal principio,

senza motivo, in me: l’ombrello che non sta aperto,

il violino fuori uso e i sandali coi cinturini rotti, i

l rubinetto intasato, il flauto sfiatato,

la lampada consumata.

Eppure non mi perdo di morale,

l’ira non mi trascina, né mi tormento come una volta,

anzi mi auguro di potermi riempire di quelle cose inutili,

restando distrutto e schiacciato,

in questo trovando il mio orgoglio.

Spogliata vorrei

Spogliata vorrei la mia anima

come camminare scalzo sulla spiaggia

se penso all'altra sponda della vita se penso a te,

sopra ogni altra cosa.

Spogliato vorrei il mio desiderio.

Alla voce che mi chiama mi fermo

se vedo brillare le fronde dell'olmo,

se incontro te, sopra ogni altra cosa.

Spogliate vorrei le mie parole

se dico al tramonto una cosa indicibile

nel mio cuore, se solo a te l'affido.

Spogliato vorrei il mio pensiero

nell'incessante movimento dell'anima,

se con la mano sento una cosa grande,

se tocco la tua, sopra ogni altra cosa.

Non So

Cosa aspetto non so

ma ad ogni mio risveglio

a poco a poco mi trasformo

in un nido d'uccello.

Quale specie verrà?

Da quali lontananze verrà 1'uccello

non lo so immaginare.

Senza motivo, chissà perché,

mi balza il cuore per la gioia d'attendere.

Forse l'uccello invisibile alla fine non verrà?

È mai esistito 1'uccello incorporeo?

Eppure, certo stringerò

tra le braccia quell'uovo che dovrebbe appartenergli.

Rendiamo

 Più aumenta la cosa, più scarseggia il senso.

Tante parole, tanta mancanza d'amore.

Pure, 1'uomo si confronta con le parole

chiama la vita un lavoro che rende.

Rendiamo il pulcino caduto in terra al suo nido,

il canto d'allodola al campo di grano,

l'agnello smarrito al suo padrone, al precipizio la roccia frantumata.

Rimettiamo a posto ciò che abbiamo fissato con gli occhi,

nel mare ciò che viene dal mare,

nel bosco invisibile la nave galleggiante,

il ceppo nell'abisso del sonno profondo.

Rendiamo ogni grande causa al nonsenso,

gli alberi verdeggianti al deserto sbagliato,

ogni braccio alla vigoria di senso dovuto,

soprattutto all'altezza di senso dovuto l'anima.

[ Le foto sono di Laura Mohonea ]

Eremo Via vado di sole, L'Aquila, martedì 30 novembre 2010

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