lunedì 2 maggio 2011

CANZONIERE : Il poeta tuareg: Mahmoudan Hawad (Parte seconda )

CANZONIERE : Il poeta tuareg: Mahmoudan Hawad (Parte seconda )

Io vago errante

Io vago errante, io sono folle, nudo,

elegante, faccio smorfie, sorridente

dietro la polvere della carovana

che risale dal deserto verso l’oasi

dove sgorgano le sorgenti dell’Unità.

O mie cavalcature

nate il mio stesso giorno,

io ho lasciato le provviste per il viaggio

a quelli che non sanno fare a meno

del latte della loro madre.

La mia ombra si moltiplica

nello specchio dei miraggi.

Sete.

Mi sfiora il volteggio

delle aquile dell’ultimo respiro.

Il sole calante arrossa

i miei orizzonti.

Sangue.

Io non ho paura della morte,

non ammiro affatto la vita.

Niente mi turba, tranne queste piccole farfalle

svanite sulla loro rosa d’amore.

Non c’è per me altro punto d’arrivo

che la stella della mia follia.

Quando il velo della fatica mi avvolgerà

io cadrò sulla sabbia,

granello tra i granelli.

Come guanciale

la mia mano che rivela

i sogni di prima ch’io esistessi.

Come compagno

il silenzio in cui trova riparo

il respiro di ogni creatura.

Di scritti e di parole

io non conosco l’ombra,

perché mia madre non m’ha insegnato altro

che interpretare l’incresparsi della sabbia

dove scompaiono la tracce di ogni vita.

Un tetto io non ce l’ho

per poterlo rimpiangere.

La tenda della realtà

si trova oltre il bivacco delle stelle

che corrono verso altre vie lattee.

Il giorno in cui tremerà la terra

chi si trova abbandonato al suolo

si rialzerà.

Quando il mio corpo cadrà sfinito

seppellitelo laggiù, sotto la duna,

il midollo farà da humus.

La mia anima partirà gridando come un cammello

verso gli oceani

di cui nessuno custodisce gli accessi.

(Da: Hawad, “Carovana della sete”, Ignazio Maria Gallino Editore, Milano 2001)

Al figlio del nomade

Calza i tuoi sandali

e cammina sulla sabbia

che nessuno schiavo ha mai calpestato.

Sveglia la tua anima

e bevi alle sorgenti

che nessuna farfalla ha mai sfiorato.

Dispiega i tuoi pensieri

verso le vie lattee

che nessun folle ha osato sognare.

Respira il profumo dei fiori

che nessuna ape ha mai corteggiato.

Allontanati dalle scuole e dai dogmi:

i misteri del silenzio

che il vento rileva alle tue orecchie

ti bastano.

Allontanati dai mercati e dalla gente

ed immagina la fiera delle stelle

dove Orione allunga la sua spada,

dove sorridono le Pleiadi

intorno alla fiamme della Luna,

dove neppure un fenicio ha lasciato le sue tracce.

Pianta la tua tenda negli orizzonti

dove nessuno struzzo ha pensato di celare le sue uova.

Se tu vuoi risvegliarti libero

come un falco che plana nei cieli,

l’esistenza ed il nulla sospesi

alle sue ali,

la vita, la morte.

http://rivistapaginazero.wordpress.com/2009/12/08/il-poeta-tuareg-mahmoudan-hawad/


Scrittore e pittore tuareg, nato nel 1950 in una famiglia nomade a nord di Agadez, in un accampamento della tribù Ikaskazen, appartenente alla confederazione dei Kel Aïr (l’Aïr è un massiccio montuoso situato al nord ovest dell’attuale Niger). Sua madre e sua zia lo allevarono secondo la tradizione tuareg che egli distingue scrupolosamente dall’educazione islamica per la quale nutrirà un odio profondo per tutta la sua infanzia. Definisce l’educazione tuareg non solo come l’apprendimento della vita nel deserto, della transumanza, della conoscenza e classificazione delle specie (vegetali e animali), ma anche come l’apprendimento di una cultura trasmessa attraverso cicli di racconti molto elaborati, cinque cicli in tutto, di cui l’ultimo tiene insieme il tutto. Impara il dominio sulle parole accompagnando suo nonno alle riunioni politiche (chiamate “asagawar”) e partecipa con sua madre e lo zio materno agli “ahal” le veglie che sono allo stesso tempo scuole di teatro, filosofia e poesia. Oltre a due romanzi, Hawad ha pubblicato una quindicina

di opere poetiche.

Pubblicato da paolo fichera su dicembre 8, 2009

Mahmoudan Hawad. Biografia e poesia

a cura di Marco Ribani


Eremo Via vado di sole , L'Aquila,
lunedì 2 maggio 2011

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